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Spettacolo INTERSTELLAR - Viaggio nel Cosmo Interiore - Ideato e organizzato da Maria Grazia Giorgino
"Ben oltre le idee di giusto e di sbagliato, c'è un Campo immenso. Ti aspetto laggiù/ci incontreremo lì. (Gialal al-Din Rumi)
Si incontriamoci in questo Campo di infinite possibilità ed Amore......e precisamente
SABATO 22 GIUGNO ALLE 20.30 A SANTA CROCE DI LECCE .
SABATO 29 GIUGNO ALLE 20.30 NELLA CATTEDRALE DI OTRANTO.
Non esiste luogo più appropriato per ascoltare la musica dell'interno di uno Spazio sacro. Qui la Parola del Divino, il Logos, scorre come un fiume in piena, rompendo ogni barriera interiore e abbattendo tutti gli ostacoli mentali. Strumenti musicali fatti di pietra vibrante, grazie al Segreto dell'Arte Muratoria, le Dimore Sacre accolgono ancora oggi l'uomo del terzo millennio che si appresta inconsapevolmente a proiettarsi verso il Transumanesimo.
Scopo dello spettacolo, chiamato "INTERSTELLAR – Viaggio nel Cosmo Interiore", è proprio quello di rendere lo spettatore, attraverso la musica e la peculiarità del luogo, parte attiva della serata. Il fine è condurlo all'ascolto della sua musica interiore, connettendolo con la parte più intima di se stesso per accordarlo con l'armonia delle Stelle.
Perché siamo fatti della stessa sostanza delle stelle e, come le stelle cadenti venute giù dal cielo, conserviamo il de-sideros (desiderio) dell'Infinito e dell'Eternità. Ancora oggi, a distanza del Tempo che fu, continuiamo a vibrare e pulsare come gli astri celesti, attraverso le emozioni che ci animano, ignari che dentro di noi dimora la più bella melodia che intelletto umano possa comporre.
Siamo figli di quell'unica Nota/Verbo che, per puro desiderio d'amore, continua a creare l'Universo.
𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗔𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗔𝗥𝗦𝗜 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗢 𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗔𝗖𝗢𝗟𝗢
Introdurrà il tema della serata l'ideatrice e organizzatrice Maria Grazia Giorgino.
L'evento
includerà l'inaugurazione del restauro dell'Organo della Basilica sulle note di
J.S. Bach e A. Vivaldi; seguirà Concerto per Hybrid Orchestra con l'esecuzione
della colonna sonora "Interstellar" di Hans Zimmer, a cura di un
quintetto (clarinetto/Maurizio Borrega, violino/Francesco Sabato,
violoncello/Tiziana Di Giuseppe, pianoforte/Valeria Fasiello e organo/Antonio
Rizzato) diretto dal Film Composer Francesco de Donatis.
La performance musicale è accompagnata dalla proiezione di alcune scene tratte
dal film. La serata include anche una riflessione in chiave
simbolico-psicanalitica del film di Christopher Nolan "Interstellar".
P.S. Il Concerto per Hybrid Orchestra è il primo in assoluto nella Puglia. Il brano INTERSTELLAR di Hans Zimmer è del Film Composer Orchestrator and Producer Francesco de Donatis, in collaborazione con il Sound Engineer Mix Mastrering Davide Cappiello.
L'evento è patrocinato dal Conservatorio Musicale "T. Schipa" di Lecce, dalle Curie Vescovili di Lecce e Otranto e dai comuni di Lecce e Otranto.
Lo spettacolo INTERSTELLAR - Viaggio nel Cosmo Interiore, ieri sera è approdato a Otranto nella Cattedrale di Santa Maria Annunziata.
In questo luogo carico di storia e spiritualità, l'Arbor Vitae ha sostenuto le musiche di Bach e Vivaldi attraverso le vibrazioni dell'organo.
INTERSTELLAR Suite, suonata dall'Hybrid Orchestra: all'organo /Antonio Rizzato, al violino/Francesco Sabato, al violoncello/Tiziana Di Giuseppe, al clarinetto/Maurizio Borrega, al pianoforte/Valeria Fasiello e, diretta dal Film Composer maestro Francesco de Donatis, ha reso la Cattedrale uno Stargate che ha collegato il pubblico presente alle Stelle.
Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione dello spettacolo
Gli sponsor, la dr.ssa Fabiola Carlino/ufficio stampa, Luigi Russo/Server suono, Piero Molendini/ immagini del film, Ashton Gleckman/Midi Music, le Curie Vescovili di Lecce e Otranto, i Comuni di Lecce e Otranto, il Conservatorio Tito Schipa di Lecce per i loro Patrocini.
E un grazie al pubblico che ha partecipato sempre numeroso e con grande entusiasmo.
A presto....il VIAGGIO NON FINISCE QUI!!


Caprarica di Lecce. Un viaggio tra storia, simboli e miti nel Palazzo Baronale
15 Dicembre 2022 Off Di DANTE SACCO
Domenica 18 dicembre 2022, il borgo di Caprarica di Lecce festeggia Santa Lucia, la Santa che annuncia la nascita della nuova luce nell'inverno salentino, con un mercatino natalizio. Per l'occasione il Castello Baronale ed il suo giardino saranno aperti al pubblico per le visite. La Professoressa Lucia Cariati, discendente dei Baroni Rossi, farà da guida alla parte interna della dimora. Racconterà le origini, la storia del castello e delle famiglie nobiliari che lo hanno abitato. Il percorso al giardino segreto, sarà presentato da Maria Grazia Giorgino, studiosa di Simbolismo e Tradizione Unica, che svelerà il simbolismo delle piante e i Miti ad esse collegati. La Giorgino, autrice anche del volume "La Magia del Ninfeo delle Fate" prenderà per mano i visitatori svelando quanto già affrontato nei suoi studi perché, come dice la stessa autrice, "Se la Natura è uno sfondo immutabile, con le sue leggi eterne, alle quali anche gli Dèi devono sottostare, esistono dei siti – costruiti a modello ed immagine di essa – ove l'afflato della Grande Madre anima e pervade gli spazi con la stessa potenza dello Spirito dei luoghi naturali. Questi siti sono i Ninfei (e giardini segreti , n.d.r.), saturi ancora oggi della presenza sacra e misteriosa delle Ninfe che, pur mutando volto nei secoli, sono rimaste custodi e depositarie dei segreti della vita".

La dimora
Il Castello Palazzo baronale di Caprarica di Lecce, dal 1780 di proprietà dei Baroni Rossi e oggi, dei loro discendenti, è tutelato dal Ministero della Cultura e ingloba il nucleo originario il "castrum", antica torre cinquecentesca, costruita a scopo di avvistamento e difesa, testimonianza del processo di fortificazione, verificatosi in Puglia tra 500 e 700. La datazione della torre originaria è fornita dal censimento dei possedimenti nobiliari effettuato dalla monarchia spagnola a partire dal 1480. Fra 600 e 700 il maniero assume i connotati di Palazzo baronale realizzato grazie all' ampliamento intrapreso, prima dai marchesi Giustiniani, genovesi, che acquistarono il feudo nel 1675, poi dai baroni Rossi, napoletani, a fine '700. Dal cortile si accede al giardino, all'antico forno e camino e alla cantina con volta a botte e nicchie che ospitano antiche botti per la stagionatura del vino. Dallo scalone monumentale si accede al piano nobile e al salone degli specchi, arredato con mobili del settecento napoletano, specchiere e tele raffiguranti scene mitologiche e sacre. Il palazzo è dotato di cappella privata, consacrata. Nei sotterranei insistono antichi granai ipogei inglobati successivamente nei frantoi destinati alla lavorazione delle olive. Durante i moti del 1848, nel palazzo fu ospitata l'eroina risorgimentale Antonietta De Pace, assolta dall'accusa di cospirazione, posta sotto tutela del cugino Gennaro Rossi, barone di Caprarica, magistrato a Napoli. Il maniero, citato in varie pubblicazioni scientifiche, negli anni 70 è stato set cinematografico del film «Il tramontana» del regista Adriano Barbano. Nel 2014 il palazzo è stato oggetto di uno studio di Restauro architettonico da parte del Politecnico di Bari che ha pubblicato i risultati della ricerca in tre volumi. Nel 2020 il regista Edoardo Winspeare, in occasione della sfilata di Dior a Lecce, ha girato, nel cortile il film "Il ballo della taranta"





















Articoli Pubblicati Su Riviste Di Settore
OMINO VERDE
GREEN MAN
L'immagine fertile, vigorosa e potente dell'uomo verde, meglio conosciuto nella tradizione che lo ha reso celebre, quella Celtica, con il nome di Green Man, è una figura mitologica, comune a molte altre tradizioni. Legata al tema del ciclo vita-morte-rinascita, popola le leggende, i miti e le fiabe di tutto il pianeta.
L'omino verde, oltre a vivere nella natura, diventandone l'archetipo della consapevolezza ecologica, si nasconde anche nei capitelli, nelle facciate, nelle colonne di molte costruzioni sacre ed addirittura nei castelli e nei palazzi.
Raffigurato con il volto completamente ricoperto di vegetazione e fogliame di tutti i tipi, dalla sua bocca escono rami di vite, edera, ma anche tralci di frutta e bacche selvatiche, a formare i baffi ed una lunga barba che diventa per la sua rigogliosità la chioma di questo strano e bizzarro personaggio. Di lui normalmente si vedono solo gli occhi e la bocca, quest'ultima aperta per fare uscire la potente energia della "Parola" che alimenta ogni piano della manifestazione Divina. A volte il Green Man, scolpito dalle abili mani dei Maestri Costruttori nella pietra, viene dotato di corna, sempre formate da rami, a ricordare un'altra figura del pantheon celtico, con la quale spesso si fonde: quella del Dio Cernunnos, dotato di corna di cervo. Tali corna hanno un valore simbolico particolare, poiché il "Cervo" è l'immagine arcaica che spesso è posta al lato dell'Albero della Vita. Esso è icona della creazione continua, della "rimnovatio", per via del periodico rinnovarsi delle corna, le quali non rivestono una valenza negativa, ma tutt'altro; il vero senso di questo attributo, insieme alla testa, considerata una delle parti più sacre del corpo, è la verticalità, risultando essere entrambe più vicine al Cielo e alle Idee Divine.
Dotato di un così forte potere di cambiamento, il Raggio Verde che esce dalla bocca del nostro omino è l'energia che all'Equinozio di Primavera si manifesta per risvegliare la natura sopita durante l'inverno. La Terra viene risvegliata dal suo sonno con un bacio, come nella favola della Bella Addormentata. Il Mondo viene rifondato e rinnovato, una nuova Creazione inizia, poiché ogni rinascita non è altro che una sovrabbondanza di energia divina, che deve essere liberata, per dare un respiro più ampio e profondo a tutto il creato, affinché la continua ed immutabile alternanza dei cicli di vita-morte-rinascita possa manifestarsi.
Ma l'Uomo Verde trae la sua potenza creativa dalla Madre, la Grande Dea, la Potente Signora che, attraverso il suo grembo, partorisce l'impulso vitale che si manifesta per mezzo del figlio.
Egli diventa allora la forza della Natura portatrice di un codice ontologico, che parla di Leggi eterne ed immutabili che muovono l'Universo, che fanno orbitare le Sfere Celesti, generanti una musica che armonizza la Vita; diventa l'aspetto immanente della creazione, che rigenera, attraverso le acque feconde della Dea, le foreste, i boschi, le piante, gli animali, rendendo fertile ogni cosa.
Questo figlio della Natura si nasconde nelle selve, essendo padrone del regno vegetale ed animale, come la sua equivalente figura, il Dio Pan, diventandone il custode, il guardiano, il Re che accoglie colui che si addentra all'interno del luogo, dichiaratamente inesplorato, ed intricato come un labirinto, dove la luce del sole penetra con fatica. Il suo regno è il regno delle ombre dell'inconscio, rappresentato e popolato nei miti da piante, animali e personaggi irreali, i quali però parlano alla nostra psiche per mezzo di un linguaggio ancestrale, fatto di simboli ed immagini, chiamato, non a caso, Linguaggio Verde o degli Uccelli, poiché sia la Natura che le creature alate sono i messaggeri, come lo era il dio Mercurio, della Parola Divina.
L'Uomo Verde fa riemergere in noi l'antica lingua Adamica, quella parlata tanto tempo fa, quando l'Umanità viveva nella sua normale condizione Paradisiaca, ovvero quando ognuno di noi era collegato con il Centro Sacro, la Fonte da cui sgorga la gioia e la pace interiore.
Le varie Divinità Verdi che si incontrano nelle Tradizioni Sacre sono: Dioniso, figlio di Gaia, la Madre Terra, per tale motivo considerato il Dio della vegetazione; il selvatico Enkidu della mitologia Sumera; il Dio mesopotamico Humbaba, guardiano della foresta dei cedri, materiale con il quale viene costruito il Tempio di Gerusalemme e l'Arca dell'Alleanza; il frigio Attis, Dio della natura e della vegetazione; e ancora l'egizio Osiride, dalla pelle verde, Dio della fertilità e dell'agricoltura, con i suoi divini aiutanti, i Neteru, che racchiudono nel loro ancestrale ed arcaico aspetto le molteplicità delle forze che permettono la vita e le varie funzioni della Natura.
Il Green Man appare nell'immaginario collettivo nel momento in cui l'Unità Primordiale della Grande Dea, l'Universo stesso, viene parcellizzato e diviso in molteplici aspetti. Il suo smisurato potere, che si manifestava direttamente attraverso la Dea o attraverso una figlia - vedi il mito di Demetra e Persefone - viene frantumato e proiettato, in età patriarcale, nei vari paredri, che di volta in volta assumono il ruolo di figli, amanti e mariti, fino ad impossessarsi totalmente del potere e dello scettro, un tempo posti nelle mani della Dea. Essa cede, per volere o costrizione dei nuovi uomini arrivati dal nord, il suo Regno alla figura di un nuovo Dio o di un Re, che può comunque manifestare la sua autorità e garantire l'ordine Cosmico esclusivamente se consacrato a tale ruolo dalla Dea, diventando, come recita la formula: "Re per un anno ed un giorno". Ed in effetti il Green Man ricopre la sua carica di Re della vegetazione per un anno e un giorno, completando in tal modo un ciclo che è destinato a rinnovarsi, e cedendo successivamente il posto ad un suo simile più giovane.
Interessanti risultano essere anche i contatti avuti in passato dagli uomini con il popolo degli omini verdi, a testimonianza della relazione che anticamente c'era tra l'uomo e la Natura.
Comunque, in tutte le ere in cui l'uomo ha cominciato ad edificare, questo archetipo è stato rappresentato ovunque; nell'antico Egitto, nei templi Taoisti e Buddisti, in India, nel sud America, nelle terre nordiche. Anche nell'antica Roma si trovano tracce del verde omino, poi la sua presenza comincia ad essere persistente nel periodo Romanico, sino a diventare costante e quasi ossessiva nel Medio Evo - all'interno ed all'esterno delle cattedrali gotiche - per poi arrivare al Rinascimento, dove lo si rappresenta sui castelli, nelle dimore nobiliari e sugli stemmi di famiglia, fino ad arrivare ai nostri giorni!
Ma è significativo che questo simbolo, legato alla Natura, è accompagnato nel suo contesto figurativo dalla Sirena Bicaudata, un'arcaica rappresentazione della Dea e del grembo da cui è generato.
Nelle cattedrali, che rappresentano l'aspetto immanente della Natura, simbolo della trascendenza, i capitelli, le colonne, i pilastri, gli animali bizzarri o reali, le figure umane ed addirittura gli gnomi riproducevano la Natura a partire dal suo aspetto più grossolano, fino ad arrivare all'aspetto eterico e sottile di essa.
Lui, il nostro guardiano verde, si nasconde nel bosco fatto di pietra e marmi, e con i suoi occhi penetranti pesa il cuore di colui che varca le soglie della dimora, a ricordare che la distinzione tra il Divino e la Natura è inesistente. Questa verità era conosciuta da coloro che scolpivano le immagini di pietra ed edificavano i recinti sacri. Essi stessi si esprimevano attraverso il Linguaggio Verde.
Linguaggio che deve essere recuperato se l'uomo vuole salvare se stesso e sanare le profonde ferite che ha inferto alla propria Madre Terra. Si tratta di un linguaggio, come già detto, Ontologico, ma anche con una attualissima valenza ecologica, non più fatto di sopraffazione, di dominio e predazione dei doni che la terra ci dona.
La Vita esige equità, compassione, comprensione, ricerca dell'armonia e della bellezza. La Natura, come dicevano gli uomini del Rinascimento, gli umanisti in particolare, è un serbatoio di energie inesauribili e pulite. L'uomo è uno dei tanti elementi della Natura e può, attraverso la sua intelligenza, attingere a tali energie senza alterare l'equilibrio divino.
Il prezzo da pagare a tale trasgressione è il rischio reale, concreto, di stravolgere l'uomo e la Creazione intera.
Di questo equilibrio perso ci parla Plutarco a proposito del semidio Pan, che racchiude in sè tutte le caratteristiche dell'uomo verde. Pan, figlio di Hermes e di Penelope, era legato a Tammuz e Adone, tutte figure collegate alla Natura, che alimentavano il culto della morte e della rinascita in civiltà ancora fortemente collegate all'agricoltura e alla pastorizia. Nella storia narrata da Plutarco il comandante di una nave egiziana, Thamus, è incaricato, da una voce che proviene dal mare, di annunciare la Morte di Pan (TUTTO). La frase è celebre: "Il grande Pan è morto". Cosa significhi ciò Plutarco non ce lo spiega, lascia in sospeso questo arcano.
Ma in verità, la morte di Pan viene vista come la fine dell'era pagana, dei sui riti ancestrali legati alle forze ed ai misteri della natura, verso i quali gli uomini di un tempo assumevano un atteggiamento di rispetto e meraviglia.
I miti greci descrivono Pan simile ad un fauno, dotato di corna e di una forte carica sessuale, per via della fecondità che doveva esprimere, essendo egli la forza rigogliosa e prorompente della Natura. Dotato di un flauto magico, era in grado di incantare con il suono del suo strumento tutte le creature del bosco, compresi gli uomini che ivi si addentravano. Platone invece lo descrive come un personaggio vissuto più di 15000 anni fa, ed a lui attribuisce l'invenzione del concetto di "Maat", il cui significato di equilibrio, giustizia e verità erano espressi dall'asta che la dea Iside aveva in mano, la quale rappresentava la giusta misura, attraverso cui questi principi universali dovevano esprimersi, affinché ci fosse armonia ed equilibrio nella loro manifestazione. La morte di Pan (Pan è una divinità egizia) allora rappresenta la perdita di insegnamenti eterni che tenevano coesa quella grande civiltà che era un faro illuminante per le altre civiltà. Nel Maat era contemplata la pace, l'armonia ed il legame indissolubile che l'uomo aveva con la Natura. Il concetto che "Tutto è Uno" muore all'interno dello stesso uomo; Pan muore in ognuno di noi. La stessa stella Sirio che è legata ad Iside, ma anche a Pan, pur non essendo soggetta a movimenti precessionali, e quindi immobile, fissa, chiodo fermo nel cielo, sentinella inamovibile che sorveglia e vigila sulle grandi verità eterne, che assicurano all'uomo prosperità e fortuna, perde, con la morte del Dio, la sua funzione di stabilità celeste. Sull'uomo, che si è staccato dai cicli cosmici e naturali, cominciano a calare il buio e le tenebre. Sirio non indica più la via delle dimensioni siderali, l'uomo perde la propria stella, la luce che può illuminare il cammino del ritorno. Per questo L'Omino Verde o Pan ci invitano a ristabilire dentro di noi la legge del "Maat", della giustizia e dell'armonia tra uomini e Natura.
Concludo questo breve excursus sull'omino verde menzionando l'uomo verde più famoso e carismatico di tutti: il Cristo, colui che, attraverso il suo sacrificio sulla croce - che rappresenta a tutti gli effetti l'Albero della Vita - dona la sua linfa energetica, che rigenera e vivifica la Terra, riportandola a frequenze vibratorie molto elevate.
L'acronimo "INRI", posto sull'albero della croce in prossimità del capo dell'agnello che sacrifica la propria natura umana e mortale per conquistare quella divina ed immortale, può essere così tradotto: "IGNE NATURA RENAVATUR INTEGRA"; ovvero che il fuoco sacro, o raggio verde che ognuno di noi ha dentro di sè, è capace, come sostenevano gli alchimisti, di rinnovare ed integrare nell'uomo tutto l'energia cosmica, facendolo diventare il novello Cristo, ovvero colui che attraverso le nascite, le morti e le rinascite conquista l'immortalità insita nella Natura.
Nella cultura Musulmana l'uomo che aveva raggiunto la conoscenza e l'immortalità attraverso un percorso della conoscenza di Sé, veniva chiamato "El Khadir", l'Uomo verde, il sempre Verde, come l'Albero sempre verde della Vita, che fissa il Centro del Paradiso Celeste.
LECCE 25-11-2017 Maria Grazia Giorgino.
I Templari e il segreto delle cattedrali
Il divino Orfeo, trasmettitore del culto di Dioniso e fondatore dei grandi misteri, insegnava ai suoi discepoli che l'Uomo è un Dio vivente, perché appartiene alla stirpe divina, e che tale natura viene recuperata trasmutando l'elemento Titanico.
La parte più segreta dell'Ordine dei Templari, insieme agli antichi Costruttori, ha trasmesso lo stesso insegnamento celandolo nel cuore delle cattedrali gotiche.
Il 18 marzo del 1314 Filippo il Bello, re di Francia, fece prelevare dal carcere il Gran Maestro del Tempio Jacques de Molay ed il suo più vicino subalterno, il precettore di Normandia Jeoffrey de Charny e, nello stesso modo in cui aveva arrestato molti templari, senza l'autorizzazione del papa Clemente V, fece condurre i due dignitari sull'isola della Senna, dove furono bruciati vivi. La storia narra che il Gran Maestro, mentre veniva divorato dalle fiamme, volle essere messo con il viso rivolto alla cattedrale di Parigi, per rendere omaggio, con il suo sacrificio, alla "Dama", che l'Ordine del Tempio per l'intera sua esistenza aveva onorato, glorificato ed esaltato con la costruzione delle cattedrali gotiche, che tutt'ora sono fonte di meraviglia e stupore. Si chiudeva così un capitolo oscuro e vergognoso nella storia della Chiesa, dove "tutte le violazioni del diritto canonico vennero sistematicamente compiute durante l'intero svolgimento processuale" (Michele Raffi). I templari furono catturati dalle guardie di Filippo il Bello, nella loro Casa madre di Parigi, all'alba del 13 ottobre del 1307 senza che essi opponessero resistenza; la regola dell'ordine vietava l'uso della violenza nei confronti del fratelli cristiani. Molti però riuscirono a fuggire prima, portando via il favoloso tesoro del Tempio che imbarcarono su nove navi nel porto di La Rochelle, altri si rifugiarono in Spagna, Inghilterra, Italia, dove le autorità furono meno repressive o addirittura protettive nei loro confronti. I giuristi della corte di Francia avevano preparato una lista con vari capi di accusa da imputare all'Ordine. Essi sono i seguenti: simonia; bestemmia; pratica della magia nera durante la quale veniva adorata la testa di un idolo barbuto; sputo sulla croce nel rito di ammissione all'Ordine durante il quale si rinnegava Cristo; alto tradimento per avere stretto patti con il nemico numero uno della cristianità, l'Islam, e per questo aver perso la Terra Santa e Gerusalemme; pratica dell'omosessualità e mancato rispetto dei voti monastici. Sottoposti ad interrogatorio sotto tortura, alcuni ma pochi resistettero, proclamando l'innocenza e la purezza dell'Ordine, altri, la maggior parte, confessarono qualsiasi cosa pur di sottrarsi ad indicibili sofferenze. Nota agli studiosi è una dichiarazione che fece un fratello templare sotto tortura: "purché mi liberiate, sono disposto a dichiarare che ho ucciso Dio".
Sono trascorsi più di 700 anni, ma il ricordo di tale ingiustizia e il sacrificio inutile dell'Ordine rimane impresso nella memoria storica. Dalle vicende e dagli atti processuali e dalle varie Bolle Papali emerge ancor più l'innocenza dei Templari, mentre si evidenzia una condotta morale di basso livello della figura di Filippo il Bello, il quale per risanare le casse del suo regno in bancarotta, e dopo il rifiuto dell'Ordine di ammetterlo nelle proprie fila, ne decide la distruzione, e di Clemente V che, sotto il ricatto di un re meschino e manipolatore, nonostante le Bolle "Subit Assidue" del 5 luglio 1308( dove egli accusava l'inquisitore di Francia Guglielmo di Parigi di non aver avvertito dell'imminente cattura dei templari) , "Digni Esse Cospicimus" (che vietava agli ecclesiasti di scomunicare o interdire i templari), "Ad Providam" e "Vox In Excelso" del 1312 che sospende l'Ordine senza sopprimerlo, e per ultima la nota pergamena di "Chinon" del 1308 dove il Papa, nonostante le confessioni, assolve i templari, nel Concilio di Vienna del 1312 decreta lo scioglimento dell'Ordine. Alla fine il Papa, dopo 5 anni di battaglia legale e diplomatica, cede a Filippo il Bello, sacrificando la milizia del Tempio che in nome della cristianità aveva conquistato la Terra Santa sacrificando molti dei suoi cavalieri. San Bernardo scriverà che "il templare non teme la morte, anzi egli aspira di morire. Per lui vivere il Cristo e il morire è un guadagno". Ma i cavalieri dal bianco mantello non sono solo legati alla loro fine tragica. Anzi, la loro storia si è ammantata fin da subito di un'aura misteriosa che per secoli e fino ai nostri giorni continua ad affascinare molti studiosi e persone comuni.
Nelle cronache di Guglielmo di Tiro, si legge che nel XII secolo due cavalieri, Hugues de Pajns e Goffredo de Saint'Omer fondano in maniera non ufficiale, a Gerusalemme, nel 1118, insieme a sette compagni, un ordine di nove cavalieri. L'ordine nasceva con lo scopo di difendere i pellegrini che si recavano in Terra Santa dai predoni che infestavano la via. Ma ci si domanda in che modo solo nove cavalieri potessero difendere, in un territorio così vasto, i pellegrini: la risposta è che tale missione era impossibile. Ed infatti per ben nove anni, così dicono le cronache, tutto fecero anziché combattere. Re Baldovino II assegnò loro un'ala del suo palazzo come residenza ufficiale. L'edificio sorgeva presso le rovine che si credono quelle dell'antico tempio ebraico, tanto che essi presero il nome di Cavalieri del Tempio di Salomone. Scavarono sotto il tempio per ben nove anni alla ricerca di qualcosa che molto probabilmente trovarono. Molti concordano nel sostenere che si trattasse di un tesoro di inestimabile conoscenza, relativo alle leggi divine di numeri, pesi e misure, affidato agli Esseni o Maestri Iniziati, che lo nascosero per evitare ai romani di trovarlo durante la distruzione del tempio, avvenuta nel 70 d.C. Comunque siano andate le cose, Hugues de Pajns riparte per la Francia ed in poco tempo, con l'aiuto del potente Bernardo di Chiaravalle, pensatore dell'ordine cistercense, una propaggine di quello benedettino, nel gennaio 1128, nel Concilio di Troyes, ottiene il riconoscimento ufficiale del suo ordine ed uno statuto di settantadue regole redatto dallo stesso Bernardo che, in seguito, nel 1136, redige un trattato intitolato "De Laude Nuova Militia", riuscendo a risolvere il grande dilemma che voleva i cavalieri non solo monaci, ma anche combattenti. Essi riuscirono ad acquisire molti privilegi, tra cui quello di rispondere solo all'autorità papale. Il primo Gran Maestro riesce inoltre a reclutare nuovi adepti entusiasti di far parte dell'elite cavalleresca, e nel giro di due o tre decenni l'Ordine cresce a dismisura, grazie al clero, alla nobiltà ma anche alla gente comune che elargisce considerevoli donazioni.
Dei Templari si è detto e scritto tantissimo, soprattutto della loro dottrina gnostica; se ne può avere conferma per la valenza numerica del numero nove ricorrente nella fondazione dell'ordine. In ghematria e cabalisticamente, esso esprime il concetto del compimento; nell'albero della vita corrisponde alla nona Sefiroth (Yesod-fondamento); nell'alfabeto ebraico alla nona lettera che è Tet, il cui significato è "utero", ma anche "serpente" simbolo di trasmutazione e sapienza. Fatto provato è che proprio nel periodo della loro permanenza in Oriente, in tutta la Francia e nell'Europa occidentale sorsero le cattedrali gotiche come espressione e tendenza ad un misticismo segreto. Non bisogna stupirsi se i Templari vengono considerati i fautori dell'architettura gotica. Basta tenere presente che durante la loro permanenza in Terra Santa vennero a contatto con molte correnti gnostiche e sette esoteriche. La loro tolleranza nei confronti delle altre religioni è ben nota e ci fa capire che molte di queste dottrine vennero da loro assimilate ed integrate. Infatti le loro competenze esoteriche sono un perfetto sincretismo religioso. Esse sono un compendio ben riuscito di quella Sufica, dalla quale molto presero, soprattutto la venerazione per la figura del Sacro Femminino, di quella dell'Ordine degli Assassini, da cui hanno appreso il vero concetto di Cavalleria. Dagli arabi attinsero le nozioni della pratica dell'alchimia, scienza che si perde nella notte dei tempi, e l'architettura; dalla mistica Ebraica la kabbalah e l'uso della Ghematria, dai persiani lo Zoroastrismo, dagli esseni la figura del Re di Giustizia e dai celti la conoscenza della sacralità dei luoghi ed il culto delle Vergini Nere. All'insieme di tutte queste tradizioni iniziatiche, va aggiunta la loro conoscenza del cristianesimo esoterico, che in quel periodo veniva gelosamente custodito per non attirare l'attenzione dell'inquisizione. Che i Templari avessero conoscenze non consone all'ortodossia cristiana, senza per questo accusarli di eresia, lo conferma anche la profonda dedizione che Bernardo di Chiaravalle aveva nei confronti dell'insegnamento iniziatico, evidente nei 120 sermoni sul Cantico dei Cantici, oltre al fatto che il conte di Champagne, anch'esso entrato nella milizia celeste, era interessato alla spiritualità gnostica, perché alla sua corte a Troyes esisteva una scuola cabalistica.
Ma cos'è la Gnosi? La Gnosi è conoscenza, la "Sophia" dei Greci. Attraverso la conoscenza si arriva alla rinascita, al risveglio dallo stato di ebbrezza nel quale ci troviamo. Grazie all'esperienza vissuta dalla parte più interiore del nostro sé si raggiunge il divino, fonte luminosa dell'Amore. La dottrina gnostica implica anche il concetto di dualismo: ignoranza - conoscenza, materia - spirito, luce - ombra, vita- morte, ovvero la coppia degli opposti che secondo tutte le tradizioni iniziatiche deve poi concretizzarsi nella "coniunctio oppositorum" attraverso la ierofania, ovvero le nozze sacre del maschile con il femminile. La simbolistica che l'ordine aveva adottato è espressione di questo messaggio: i due cavalieri a cavallo associati ai Santi Gemelli ed a Giano bifronte, il bianco e nero del loro confalon Baussant, il Bafometto espressione della pietra grezza alchemica, il simbolo dell'Abraxas puramente gnostico messo sul sigillo di un Gran Maestro. I templari avevano poi adottato nelle loro case madri il vangelo di Giovanni; essi infatti seguivano la via giovannita, questo vangelo incarna la dottrina della parola creatrice di Dio ed il concetto del battesimo di fuoco, ovvero la discesa dello spirito che avrebbe dato l'illuminazione e la conoscenza, e liberato l'uomo dalle tenebre dell'ignoranza.
Tutte queste conoscenze celate ai profani furono consegnate alla pietra.
Le cattedrali sono dei veri e propri trattati alchemici, che si disvelano solamente a coloro che possiedono il cuore puro e incontaminato del vero sapiente. Renè Guénon nel suo libro "Simboli della scienza sacra" scrive che ai templari veniva dato il ruolo di "Custodi della Terra Santa", ma anche "Custodi del Graal", ovvero detentori di un sapere primordiale legato alla mitica Terra di Tula Iperborea, centro supremo del mondo da cui si irradia ogni sapere. In questa terra per eccellenza viene custodita la lingua "Siriaca" o "Adamica" di origine non umana. Per non disperdere tale preziosa conoscenza durante l'età oscura in cui l'umanità decade essa viene celata e custodita in centri minori. Solo pochi maestri custodivano la "parola perduta". Fulcanelli in "Il Mistero delle cattedrali" dice che gli iniziati adottavano per comunicare tra loro la lingua "argotica" o "Linguaggio degli Uccelli" che per una somiglianza fonetica ci rimanda all'arte gotica o goetica ovvero magica. Rudolf Steiner nel libro "La leggenda del Tempio e la leggenda Aurea" afferma che i Templari vollero trasportare in occidente le conoscenze dell'oriente. Essi affidarono i segreti dell'arte della costruzione ad artigiani che si costituirono in gilde iniziatiche, i quali attraverso i loro ispiratori si proponevano di dare alle loro opere un carattere "Pantacolare" nel vero senso della parola, cioè di farne una specie di compendio sintetico dell'universo (Guénon: Simboli della Scienza Sacra). I nomi di queste corporazioni muratorie sono: in Inghilterra "Craftmasons", in Francia "I figli di padre Soubise", esperti nello stile romanico, "I figli di mastro Jaques", figli di Joaquin che la leggenda dice essere il costruttore di una delle colonne del tempio di Salomone, "I figli di Salomone", i più importanti, che venivano introdotti alla geometria sacra dai monaci cistercensi ed erano parte integrante dell'ordine templare e il "Compagnomage tuscana" custodi dei segreti dell'antico Egitto.
Lo studioso Graves afferma che le origini della Massoneria operativa sono derivate dal sufismo e che merito dei Templari è stato quello di aver trasformato le gilde nella massoneria. I massoni custodi dell'arte segreta erano suddivisi in una gerarchia di tre gradi: apprendisti, compagni e maestri. In quest'ultimo grado erano raccolti coloro che "sapevano usare il Compasso", che nel gergo massonico significa penetrare con la conoscenza le leggi del creato, diventare il Maestro Costruttore per eccellenza Hiram, colui che realizza il tempio perfetto non solo materialmente, ma anche spiritualmente, perché l'uomo è tempio vivente dello Spirito. Per realizzare il tempio perfetto, si deve fare ciò che l'Eterno fece quando creò l'universo: bisogna scegliere il luogo giusto dove costruire, vale a dire un sito dove la forza tellurica, viva, della terra, si congiunge con quella celeste. Fin dai tempi più antichi tutte le costruzioni sacre di tutte le tradizioni sorgono su luoghi altamente vibranti. Già nel paleolitico i livelli di comprensione e conoscenza di quest'energia che attraversa il corpo di madre terra erano strabilianti. Le costruzioni che in età arcaica venivano costruite ed usate come aghi piantati sul suolo per contenere e sfruttare quest'energia sono i menhir ed i dolmen, le grandi piramidi disseminate un po' su tutta la superficie terrestre, oltre alle testimonianze, sempre nel paleolitico, delle prime sepolture. L'uomo di quell'era antica seppelliva i propri cari in posizione fetale nella terra. Questo rito è chiamato "regressus ad uterum" perché la terra era considerata un utero dal quale tutti gli uomini nascevano e nel quale vi facevano ritorno, per assicurarsi la rinascita. Come si può notare, il concetto femminile legato al valore salvifico e rigeneratore, era già presente nella sfera sacra dei nostri antenati. Il femminile era la fonte della vita, legato alla fecondità, e per questo valore, matrice di tutte le cose.
Agli inizi degli anni 20 si scoprì che intorno alla Terra vi era una rete energetica che prese il nome dal suo scopritore: "rete di Hartman". La rete è un campo energetico generato dalla Terra stessa. Gli antichi la conoscevano già: per i celti è "Wuire", simboleggiato da due serpenti intrecciati, per i cinesi è "Feng-shui", per i romani è il "Genius Loci", per gli egizi è la "rete di Osiride". Essi costruivano le dimore sacre sfruttando con sapienza l'energia della rete, che veniva poi amplificata dal corso d'acqua che scorreva sotto di esse e dalla geometria sacra che incanalava in tutto lo spazio interno potenti vibrazioni sonore conferendo al luogo la taumaturgia.
I Templari, avendo fondi e conoscenza, hanno edificato tutte le loro chiese su luoghi già scelti per la loro valenza vibratoria. La fonte della Grande Madre o delle vergini nere è l'energia primigenia che deve essere fecondata dal fuoco dello spirito per partorire il fanciullo divino. La cattedrale è un organismo vivente che fa da ponte tra l'uomo ed il divino, in essa gli antichi costruttori hanno celato la lingua segreta dei simboli alludendo alla realizzazione dell'Opera Alchemica.
Così l'iniziato (dal latino "in - ire"), superata la porta, si appresta a varcare la soglia del tempio entrando in un'altra dimensione. Egli infatti muore in senso allegorico e abbandona il mondo fenomenico per rinascere nella vera realtà. Una volta varcata la porta dei misteri l'adepto comincia il suo cammino. La sua materia viene fatta vibrare dalle onde-forma generate dalla geometria sacra ovvero dagli archetipi. I Templari in particolare hanno usato la forma ottagonale per le loro costruzioni. L'otto è considerato il simbolo della potenza magica che opera nel Vuoto. Geometricamente è un quadrato, simbolo della materia, che ruota di 45° fino a formare l'ottagono, che è Maria Assunta in cielo, per diventare la figura perfetta per eccellenza, vale a dire il cerchio o sfera che anticamente simboleggiava le due metà dell'androgino primordiale, unione tra macro e microcosmo. Sacro agli egizi, ai caldei, ai druidi, agli ebrei, l'otto è infatti il superamento della dimensione umana che si proietta in quella divina.
Sofocle, adepto dell'orfismo, dice: "Non essere nati Ecco ciò che trascende dal pensiero. Ma se qualcuno appare nel mondo dell'esistere, c'è un'altra cosa che ha senso: tornare al più presto da dove si era venuti". Sì, tornare da dove si era venuti. Compito dell'uomo è realizzare ciò, e le cattedrali sono uno dei mezzi che consente il ritorno alla fonte. Entrare in un recinto sacro significa entrare nel grembo della Dea, affidarsi alla sua protezione. L'adepto che, con consapevolezza, varca la soglia, ha già dato il consenso al divino di agire, di entrare in risonanza con lui, e poiché lo Spirito è femminile, non impone con la forza la sua volontà; esso è passività, contemplazione, forza che agisce in accordo con la natura senza creare contrapposizione. Solo così si può realizzare la grande Opera Alchemica, sotto la protezione della madre, perché proprio dal rapporto tra la Dea e suo figlio hanno luogo le nozze del principio femminile-ctonico e quello maschile uranico- solare. Nei miti è sempre la figura femminile che ricompone il corpo fatto in mille pezzi del proprio sposo (Iside-Osiride, Persefone-Dioniso, Ishtar-Tammuz) con il quale anche in assenza del Fallo-Lingam genera il figlio. Il neofita che si appresta a scoprire la sua Pietra Filosofale rappresenta il corpo del Dio fatto in tanti pezzi che dovranno essere ricomposti in un unico e nuovo essere che si congiungerà alla fonte, la sua vera madre, dove tutto è Uno. Così comincia la prima fase, la Nigredo o fase del nero, ovvero la discesa agli inferi, che è rappresentata dal labirinto all'ingresso delle chiese. Ma prima c'è il rito della purificazione, che richiede l'astensione da idee, emozioni, e comportamenti negativi che appesantiscono ancora di più il nostro bagaglio karmico. La fonte in questo caso ne è il simbolo. Il fedele islamico si lava con l'acqua della fonte simbolicamente gli occhi, le orecchie, la bocca, le mani, i piedi prima di entrare al cospetto di Allah. Ritornando al labirinto esso è un simbolo senza tempo, indica la discesa nella nostra oscurità, la morte dove ci si deve confrontare con il proprio demone- maestro. E' chiamato anche Chaos, ed è il luogo dove i semi di tutte le cose sono custoditi, esprimendo così la potenzialità latente di ognuno di noi. Gli antichi alchimisti chiamavano la Pietra Filosofale ASSOLUTO termine vicino ad ABSOLUM, nome del famoso labirinto di Creta dimora del Minotauro simbolo della dualità. Anche qui è la figura femminile dei miti che fa da guida. Questo stadio è il più importante e difficile perché senza l'aiuto della propria "Dama", si può essere divorati dal proprio ego o satan. Si continua il viaggio solo dopo aver abbracciato e consolato il proprio demone - maestro che ci avrà dato la conoscenza per procedere alla seconda fase, l'Albedo o colore bianco. L'adepto si dirige verso la parte centrale della costruzione che è il centro dei bracci della croce nella pianta della chiesa. Dice Guénon che, nell'esoterismo islamico, questo luogo è la "stazione divina", perché tutti i contrari si riunificano in perfetto equilibrio ed armonia, oltre ad esprimere il concetto di giustizia, perché la virtù consiste nel giusto mezzo tra i due estremi. Ma Croce significa anche crogiolo, dove le ultime scorie della materia grezza vengono divise dalla parte più nobile dell'individuo. Questo centro o crogiolo è il Cuore umano, nella Kaivalya Upanisad è la sede dell'eterno monosillabo OM ed in molte tradizioni viene identificato con il vaso che contiene il Soma, bevanda che dona l'immortalità, dunque Graal. L'ultima fase dell'Arte Regia è la Rubedo, di colore rosso; qui l'uomo dialettico e frammentato ha ceduto il posto all' individuo = in dividuus, indiviso). Il luogo della costruzione che ha questa valenza simbolica è l'abside, dove si trovano l'Ara ed il Tabernacolo, luogo della gloria del Signore, la "Shekinha", il "Nous" l'intelletto agente dei Greci, la Sakti delle pratiche tantriche. L'uomo ha raggiunto la completezza con Dio, che equivale alla perfezione; attraverso le varie tappe del suo cammino la creazione gradualmente è avvenuta. Egli ha trasceso il mondo profano attraverso i sette cieli, ha fatto schiudere i petali di loto dei suoi centri sacri - i Chakra - ed ha raggiunto il vertice cosmico, il Polo o Bindu, il luogo più antico dell'universo. E' nel luogo più antico dell'universo che risiede la Shekhinah, la dama misteriosa dei Templari.
Fulcanelli afferma che la Vergine spogliata del velo simbolico non è altro che la personificazione della sostanza Primitiva creatrice. La tradizione vedica e la dottrina tantrica avevano meglio espresso tale concetto, che Mircea Eliade nel suo libro "Miti, Sogni e Misteri" riporta dicendo: il mondo è creato e retto da due principi polari, Siva e Sakti. Poiché Siva rappresenta la passività assoluta, l'immobilità dello spirito, il mondo e quindi la creazione e la vita a tutti i livelli cosmici sono dovuti alla manifestazione della Sakti. E' Lei che genera, nutre e sostiene il mondo ed è in Lei che tutto e tutti faranno ritorno. Lo stesso messaggio alchemico è espresso nella facciata delle Matrici, con l'orientamento della costruzione ai quattro punti cardinali, i tre portali di entrata e quelli laterali, i rosoni, in particolare quello centrale che è simbolo della rosa, fiore per eccellenza della Dea Madre, legato alla trasmutazione e citato da Apuleio nelle "Metamorfosi", e per finire con il mirabile lavoro dei Maestri scalpellini che hanno lavorato la pietra come fosse un merletto avendo come modello la Natura, per creare il fitto fogliame nel quale si cela l'Uomo Verde, simbolo dell'illuminazione e della rigenerazione, insieme agli Gnomi che sono i custodi di Tesori.
I Cavalieri del Sacro Tempio di Salomone avevano affidato alle costruzioni sacre un messaggio importante che ha attraversato molti secoli per arrivare fino ai nostri tempi. Chi ha visitato le loro chiese non può non essersi accorto che qualcosa di misterioso e potente si cela in esse. Una delle sensazioni più ricorrenti che si ha in questi luoghi sacri è quella di sentirsi sospesi nello spazio e nel tempo. Per chi come me ha la passione per i simboli, si sarà accorto che in tutti questi luoghi che sono sotto la protezione della Vergine i Maestri costruttori hanno lasciato le loro firme disseminate un po' dappertutto sulle pietre: il fiore della vita, le rotelle celtiche, la triplice cinta, il cerchio con un centro molto marcato, la stella a cinque o otto punte, il gioco del Quirkat e il Quatre de chiffre.
L'Ordine del Tempio, oltre ad essere diventato potente economicamente, era l'espressione di una cavalleria iniziatica al servizio dell'ideale religioso, della tolleranza e della pace. Tutto questo non poteva essere accettato dai poteri forti, ed il loro messaggio della Spiritualizzazione della materia e l'essere custodi del "Segreto dei Segreti" (per questo argomento rimando all'illuminante lettura dei libri "il Quadrato Magico del Sator" e "Architettura Sacra Medievale" di Maria Grazia Lopardi) ha decretato la loro distruzione. L'eredità lasciata da questi fratelli è che l'uomo di oggi deve prepararsi ad un grande cambiamento che lo condurrà su un piano vibratorio più elevato. Coloro che riusciranno a fare questo salto, porteranno nella nuova dimensione una nuova coscienza Cristica, ed instaureranno quella che molte tradizioni chiamano l'Età dell'Oro, nella quale nuovi semi di creazione verranno seminati e fatti germogliare. A tutti coloro che, per amore della conoscenza, anelano e cercano la luce del divino, dedico questi versi sufi del mistico Shihab-Al-Din Yayia Suhrawardi: Negli angoli delle taverne* in rovina, molti vi sono /che leggono i segreti della Tavola dell'esistere. /Oltre le incongruenze, sanno l'aspetto dei Cieli:/ sotto i loro stracci, vedono le Meraviglie.
Maria Grazia Giorgino.
Lecce 03/08/09
*Le taverne vengono usate nella poesia Sufi in senso metaforico per rappresentare il mondo al di là dello spazio.
Articolo pubblicato su Rivista SARAS N°46 Luglio/Settembre 2019.
Bibliografia:
Renè Guenon Simboli della Scienza Sacra Ed Adelfi
Arturo Schwarz La Donna e l'amore al Tempo dei Miti Ed. Garzanti
Mircea Eliade Miti sogni e Misteri Ed. Landau
Raphael Orfismo e Religione orfica Ed. Asram Vidya
L.Battistini-E.Calzolari Lunigiana terra di Templari Ed. Marna
T.Wallage Murphy
Marilin Hopkins Sulle tracce del Sacro Graal Ed. Newton & Compton
Maria Grazia Lopardi Il Colle Magico di Celestino Ed. Japadre
Maria Grazia Lopardi I Templari ed il Colle Magico di Celestino Ed. Idea Libri
I Misteri di Hera Cattedrali Gotiche Alchimia Sacra
Simboli Segreti Pag. 22
Fulcanelli Il Mistero delle Cattedrali Ed. Mediterranee
Shihab al-din
yahya suhrawardi Il Fruscio delle ali di Gabriele Ed Mondadori
Dalla terra al Cielo
Shà'ar hashamàim: La Porta del Cielo (Gen.28,17)
Al ritorno dal nostro viaggio in Sardegna, durante il quale ho visitato e vissuto luoghi considerati fin dai tempi più antichi carichi di particolare energia, e per questo capaci di guarire ed armonizzare l'uomo, abbiamo deciso, per un'irresistibile forza di attrazione, di visitare il Santuario di Montevergine, presso Avellino. Appena usciti dall'autostrada ci siamo diretti verso la meta ed in poco tempo eravamo nella giusta direzione per il luogo di destinazione. Man mano che percorrevamo la strada in salita verso il santuario, il tempo è cambiato improvvisamente. Sono bastati pochi minuti perché vento forte e pioggia, accompagnati a grandine e fulmini, si abbattessero con grande violenza a tal punto da rendere nulla la visibilità. Sembrava che il cielo si fosse aperto scaricando a terra tutte le acque superiori. La natura tutta sembrava essere scossa violentemente, gli alberi in particolare parevano piegarsi sotto il peso degli elementi, e le foglie, che venivano strappate via dalle chiome, erano disperse in ogni direzione, simili ad uno sciame di api impazzito. Abbiamo deciso così di tornare indietro, con molta difficoltà, visto che la strada era diventata il letto di un fiume in piena che rischiava di travolgere tutto. Tornati sulla autostrada sembrava che avessimo varcato una dimensione totalmente diversa oltre la quale regnava la pace. Il potente Zeus non aveva più potere in quel luogo. Non avevo mai visto una cosa simile, la scena che madre natura era riuscita a rappresentare con tanto effetto era affascinante e terrificante allo stesso tempo. Mi accompagnava però un pensiero che col passare del tempo si era trasformato in una sensazione e poi in una certezza: QUEL LUOGO CI AVEVA RESPINTO. Il messaggio era chiaro: in questi luoghi, dove sono in campo energie potentissime, non si può varcare la soglia che porta alla divinità cosi impunemente; per interagire con un Genius loci così speciale bisogna entrare in risonanza con esso. Noi non eravamo pronti.
Una volta tornata a casa ho deciso di raccogliere notizie sul santuario di Montevergine. Secondo la leggenda medievale Virgilio, uno tra i più grandi poeti di tutti i tempi, ma anche grande mago, si recò sul monte Partenio (monte della vergine), per interrogare la potentissima dea Cibele. La grande madre, evocata con formule magiche e parole di potenza, avrebbe predetto al sommo poeta che una vergine avrebbe partorito il Salvatore del mondo, identificato da alcuni con l'imperatore Augusto, da altri con il Cristo. Il monte Partenio era dunque dimora della Madre, il cui potere è visto da sempre come forza creatrice e spinta evolutiva, e i cui attributi sono quelli dell'intuito e della chiaroveggenza; è infatti identificata con il concetto di luce-conoscenza-amore fin da tempi remoti.
Sono passati vari secoli e il luogo, iniziale dimora di una divinità pagana, è stato successivamente consacrato a Maria, il cui volto è quello di una madonna nera, sostanza primordiale, grembo di Dio nel quale tutti gli embrioni di luce sono pronti a manifestarsi nella Matrice divina attraverso il Verbo.
Il pellegrinaggio verso questo monte non è mai stato interrotto, neanche in epoca cristiana, è anzi stato mantenuto sempre vivo, con la tradizionale ascesa che veniva compiuta in onore della dea Cibele e di Artemide, il cui tempio si trovava nelle vicinanze di Montevergine. La tradizione voleva poi che, una volta completata l'ascensione, si perpetrasse la pratica precristiana dell'incubatio - sostare cioè tutta la notte all'interno del tempio - accompagnandola a canti con l'uso dei tamburelli, strumento tipicamente sciamanico, e dalle Tammuriate, danze in onore della divinità, che davano al nume la possibilità di manifestarsi ai fedeli, consentendo così la guarigione del corpo e dello spirito. Il pellegrinaggio giungeva alla chiusura di un ciclo annuale legato alla fine dell'estate, l'equinozio, momento in cui il giorno ha la stessa durata della notte, vale a dire che luce e tenebre, yin e yang, sono in perfetto equilibrio affinché si realizzino le nozze alchemiche. La particolarità di questo luogo però non finiva di stupirmi, perché intorno al XII° sec. San Girolamo, un precursore della figura di San Francesco d'Assisi, in cammino verso la Terra Santa, fu attratto dell'energia speciale che dimorava sul monte Partenio. Costruì così una chiesa in onore della Madre di Dio, consacrata il 25 Maggio del 1126, giorno della Pentecoste, alla quale Re Baldovino II in fuga dall'oriente donò l'effigie della madonna nera, una delle più belle icone esistenti al mondo, che la studiosa e ricercatrice Margherita Guarducci identifica con la prima copia originale della famosa Madonna Odigitria cioè "colei che conduce, guida, indica la via". Il santuario era stato ricostruito in un luogo che l'antica sapienza aveva già individuato e scelto per la sua grande forza, che conferiva al tutto bellezza ed equilibrio. Per conoscere meglio le valenze magico-alchemiche di questo Genius Loci tornerò nel proseguo dell'articolo.
Come ho già accennato nel mio precedente articolo "I templari e il segreto delle cattedrali" gli antichi Costruttori che si apprestavano ad erigere una costruzione sacra, qualsiasi essa fosse, sceglievano il luogo con molta cura e perizia perché, ancor prima della costruzione, era il sito che conferiva determinate caratteristiche energetiche. Per esaltare la potenzialità custodita dalla Terra e collegarla al Cielo, l'Arte Muratoria impiegava la conoscenza della numerologia, della geometria sacra, dell'astronomia, della matematica e della musica. Ma la cosa ancora più stupefacente era, da parte dei Maestri Costruttori, la conoscenza della TECNOLOGIA SPIRITUALE, capace di risvegliare l'autoconsapevolezza umana tramite il processo interiore che alchemicamente viene espresso con il termine di "SOLVE et COAGULA", sciogliere ricomporre, trasmutando ciò che ostacola la nostra evoluzione per armonizzarci con quelli che sono i ritmi della natura e del cosmo intero.
Gli uomini arcaici, che noi molto arrogantemente definiamo primitivi, erano invece profondi conoscitori delle meccaniche divine; conoscevano già le leggi della Fisica attuale, della Biologia, della Musica, dell'Architettura più ardita, della Chimica, dell'Astronomia, dell'Astrologia e della Metafisica , ma soprattutto della Scienza Sacra, che, a differenza di tutte le altre scienze considerate profane, costituiva l'Essenziale, il Reale, poiché tutto il resto era relativo e subordinato al Sacro. Per questo sentire tutto era Sacro. Il rito ed il sacrificio agli Dei, dove per sacrificio si intende "attuare il sacro", scandivano i ritmi della loro vita e delle loro giornate. Il rito in particolare il cui significato è "fare ciò che è conforme" al piano Divino, permetteva all'individuo di collegarsi a ciò che era pienamente manifesto, attraverso l'atto della Creazione, con il mondo dell'Essere, il mondo delle Idee platoniche, fonte di Verità Assoluta. Attraverso l'imitazione dei modelli sacri veicolati con il racconto dei Miti si recuperava il "Tempo primordiale", dove l'uomo aveva vissuto l'esperienza della totalità assoluta. Il luogo e la costruzione dovevano per questo ricreare il Mito per eccellenza di tutti i popoli, "LA CREAZIONE", perché ritornare nelle acque primordiali, nell'utero-matrice, significava reintegrare lo stato precosmico, il non-essere, per poi rinascere, sempre attraverso la Madre, ad una nuova esistenza spirituale. Vamadeva, un autore prevedico, diceva: "Trovandomi nella matrice ho conosciuto tutte le nascite degli Dei" (Reg Veda IV,27,1), a significare che colui che con il viaggio a ritroso riesce ad acquisire consapevolezza del Sé, ricorda la sua vera identità. Questo nuovo stato di grazia consente all'uomo di abolire il tempo profano reintegrando la sua natura Divina. (Mircea Eliade. Miti Sogni e Misteri).
Il pensiero Divino, origine di tutte le cose, fonte di ogni conoscenza sacra e occulta, era ineffabile ed inspiegabile per la mente umana. Questa essenza era presente in ogni cosa, soprattutto nell'uomo, essendo egli l'essere perfetto della Creazione. Platone sosteneva che l'anima dell'uomo possiede tutta la conoscenza dell'intelletto Universale. Affinché tale tesoro potesse riaffiorare alla coscienza, era necessario che lo Spirito Santo o Sophia si manifestasse.
Gli uomini, infatti, hanno da sempre inseguito il desiderio di incontrare il loro Creatore, e la nostalgia del tempo mitico, in cui il cielo e la terra erano uniti, ha spinto l'essere umano a mettersi in viaggio verso l'ignoto e a scalare la montagna sacra, dove la divinità va incontro alla sua creatura. Il ricordo poi del Paradiso Perduto, in cui si passeggiava con Dio, si conosceva il linguaggio degli animali e si era dotati di particolari poteri, ha dato origine al tema mitico-rituale del "Volo". Dopo la caduta, l'uomo e tutta la creazione sono scesi progressivamente di frequenza nel mondo del divenire. Per recuperare la deità perduta a causa dei limiti imposti dal mondo della materia, alcuni uomini con poteri particolari, gli sciamani, praticavano il volo estatico. Attraverso il volo l'anima dello sciamano operava nei piani superiori, attingendo informazioni utili per la sua comunità, o esercitando la sua funzione di guaritore e di psicopompo. A conferma di ciò i Veda dicono che "colui che comprende ha le ali". Per dare la possibilità allo sciamano- sacerdote, ma anche ai membri di una comunità, di sperimentare l'estasi o viaggio superando la condizione umana senza abolirla, i costruttori hanno progettato delle vere macchine per viaggiare nell'etere o memoria cosmica. L' etere infatti è il ricevitore/trasmettitore di un'infinita energia (informazioni), presente in tutte le parti dell'universo, essendo la fonte delle forze elettromagnetiche che ci governano. Il Pianeta Gaia, che molti dimenticano essere vivo, ha nel suo grembo grandi ammassi di cristalli. Compito di questi cristalli è mantenere in equilibrio il campo elettromagnetico della terra formato da due reti, quella di Hartman , magnetica, e quella di Cerry , elettrica. Oltre a bilanciare la polarità tra il polo sud e quello nord, mantengono stabile la tensione all'interno delle reti. Le due griglie erano conosciute fin dai tempi antichi: questa conoscenza era il Feng Shui ( "vento e acqua") dei cinesi. I loro saggi sapevano che esistevano due correnti magnetiche che si completavano ed integravano a vicenda, una maschile, positiva-attiva, l'altra femminile, negativa-ricettiva, gli opposti complementari che danno origine alla Creazione. Avevano simboleggiato la prima, Yang, con il drago azzurro, la seconda, Yin, con la tigre bianca. Con una tecnica collaudata da almeno tremila anni sceglievano il luogo dove le due energie si armonizzavano affinché l'energia vitale, il Chi, fosse custodito e preservato. Ancora oggi i geomanti cinesi costruiscono seguendo questo antico sapere ed orientando gli edifici sempre in direzione N-S / E-O, seguendo il campo magnetico terrestre, per creare il massimo dell'armonia con la natura. La più nota delle reti è quella riscoperta in tempi recenti da Ernest Hartman: la sua struttura reticolare è alta 1500 metri, i lati in direzione N-S misurano 2 metri, mentre i lati in direzione E-O sono di 2.5 metri, mentre le fasce verticali che formano la rete sono spesse 21 centimetri. Proprio perché si parla di una struttura reticolare, occorre sapere che la presenza dei nodi genera un'energia potentissima, soprattutto in presenza di anomalie magnetiche naturali o artificiali o per la presenza di un corso d'acqua. I nostri antenati sapevano che sostare a lungo su questi nodi era dannoso per tutti gli esseri viventi, mentre erano rigeneranti gli spazi neutri. A secondo della valenza energetica il Nume poteva essere perciò benevolo o malevolo, per cui, prima di costruire, essi osservavano il comportamento di alcuni animali, mucche, cavalli, polli e capre, perché avevano la capacità di evitare i nodi patogeni. Oppure facevano pascolare le pecore per un periodo di tempo determinato, più o meno un anno, studiando poi il fegato dell'animale ucciso. Da tale responso sapevano se il luogo era idoneo all'edificazione di una città, villaggio, tempio. Coloro che detenevano il segreto delle costruzioni sacre sapevano che, edificando secondo le leggi divine, la rete si deformava, le linee ed i nodi si posizionavano all'esterno del perimetro della costruzione, creando all'interno uno spazio sacro completamente neutro, nel quale, con l'aiuto delle strutture architettoniche, che diffondono l'energia, e con la presenza dell'acqua, che ne esalta e ne amplifica le vibrazioni , il luogo sacro diventava una potentissima cassa di risonanza della musica del creato. La musica del creato è quella che in gergo simbolico viene chiamata "la Lingua Adamica" o "Linguaggio degli Uccelli"; per essere ancora più precisi, è la "Parola perduta" o parola chiave che ci consente di accedere all'etere. L'etere viene chiamato anche energia radiante, ed è il vuoto denso, nel quale si manifesta il Verbo ordinatore, dando forma a tutto ciò che era informe. In questo Vuoto o Campo Zero, così chiamato dalla Fisica dei Quanti, sono contenute e veicolate tutte le informazioni cosmiche. Esse però non sono accessibili a noi, a causa dell'orizzonte Em o orizzonte elettromagnetico (energia forte), il velo illusorio che ci fa vedere solo il 5% della totalità di luce-informazione presente nello spazio. Attualmente questo orizzonte elettromagnetico sta diminuendo di intensità, mentre la frequenza vibratoria della terra sta aumentando. In termini evolutivi significa che l'uomo ha una grande opportunità, poiché è proprio l'elettromagnetismo terrestre, insieme alla forza di gravità, che ci condannano ad essere ancorati alla materia e ci tengono nello stato di sonno profondo. Essere nella materia e nel sonno profondo significa non ricordare chi siamo, scintille dell'Uno.
I luoghi altamente vibranti e le costruzioni sacre sono i mezzi che aiuteranno l'uomo a realizzare il salto evolutivo.
Gli antichi saggi avevano edificato i siti sacri e quelli megalitici per accelerare questo processo. Entrare in un luogo con questa funzione, dove niente è costruito a caso, significa entrare in una complessa struttura in grado di catturare potenti onde cosmiche. Il funzionamento è quello di un condensatore ed accumulatore di frequenze celesti e terrestri (Forza debole), che imprimono una accelerazione alle particelle atomiche variando ed allineando il loro spin (movimento vibratorio). Tradotto nel linguaggio simbolico, l'iniziato passa dalla periferia della circonferenza al suo centro, vedendo simultaneamente tutti i punti che compongono la circonferenza, diventando la somma e la sintesi di tutta la manifestazione divina. Gli opposti si armonizzano, "Dio ha creato l'uomo per l'immortalità, lo fece a immagine della sua propria natura" (Sap.2:23). Il luogo sacro ha le stesse caratteristiche dell'Arca dell'Alleanza, custode delle leggi divine della creazione, e contenitore di energie potentissime, capaci di mettere in contatto il popolo ebraico con YHWH. Ma cosa succede all'interno di questi luoghi speciali? Come funzionano veramente, e quali sono gli effetti sulla salute del corpo e sulla coscienza dell'uomo? I nostri antenati, pur non disponendo di attrezzature tecnologicamente avanzate, erano in grado, con l'uso della geomanzia (termine composto da terra e vaticinio), di individuare il luogo idoneo sul quale edificare una costruzione, evitando i nodi energetici negativi. Essi erano esperti rabdomanti e radiostesisti, cioè capaci di captare le vibrazioni con l'uso della bacchetta o del pendolino per individuare sorgenti d'acqua, minerali e campi magnetici. Uno dei rabdomanti più famosi nella storia della bibbia fu Mosè. Egli, con l'aiuto della verga di suo fratello Aronne, presso la località di Kadesh, percuotendo la roccia, fece sgorgare una sorgente d'acqua che dissetò il popolo ebraico nel deserto. Roccia e acqua, come vedremo in seguito, hanno un'importanza particolare, perché la roccia rappresenta la stabilità di Dio, mentre l'acqua la sua legge, intesa come conoscenza della creazione
L' energia geo-tellurica si manifesta in maniera particolarmente attiva in alcune parti della terra. Sono le località dove avvengono le guarigioni miracolose, dove la natura è particolarmente rigogliosa e per questo scelte dalle Corporazioni edili, dai grandi illuminati o eremiti, come luoghi di costruzione o meditazione. Tali siti emanano energie che sono in perfetto equilibrio con le energie planetarie.
Attualmente abbiamo varie possibilità per misurare l'energia di un sito: con il contatore Geiger per la radioattività, il Geomagnetometro per le anomalie del campo magnetico e il Raymeter per le misurazioni in Hz delle zone geopatogene. Il Biometer, ideato del fisico Alfred Bovis, misura invece l'energia spirituale del luogo. Esso ha una scala che va da 0-10.000 unità bovis. Il valore medio è di 6500, al disotto del quale il luogo sottrae energia, al di sopra del quale la eroga. L'uomo, per stare in buona salute, dovrebbe vivere in un luogo con un range di valori attestato tra 7000 e 9000 Bovis. Normalmente i siti sacri superano le 10.000 unità bovis, con valori che possono raggiungere e oltrepassare anche le 18.000-21.000 unità, permettendo all' individuo che vi staziona, se consapevole, livelli di spiritualità molto elevati.
In un'epoca nella quale la realizzazione dell'armonia tra cielo e terra costituiva un elemento imprescindibile, una regola da rispettare nella costruzione era quella della perfetta rispondenza alla famosa massima di Ermete Trimegisto che recita: "come in alto così in basso, per creare il bene dellacosa unica". La posa in opera della prima pietra dava il via al rito della fondazione, conferendo bellezza ed armonia divina, dovendo ricreare nel tempio la figura del cosmo. La prima fase espletata con la deposizione della prima pietra o pietra d'angolo, era finalizzata ad immobilizzare la testa del Serpente-Drago, che nel microcosmo doveva rappresentare il centro esatto del mondo, l'axis mundi, affinché le speciali e vibranti energie oscure di Madre terra potessero essere congiunte con l'alto. Questo luogo speciale della costruzione è chiamato Punto Zero ed esprime la potenza del Campo del Punto Zero della Fisica quantica, dove tutto è UNO e dove la materia dell'universo, interconnessa da onde che si espandono all'infinito, si collega con ogni parte del cosmo. Tale realtà metafisica è l'inizio e la fine di ogni cosa, tanto che i costruttori, partendo dal centro, disegnavano un solco con la figura del cerchio, la forma perfetta, con dentro il quadrato simbolo della materia/Prakriti in cui, come la tradizione vedica dice, lo spirito/Purusha si manifesta sacrificandosi sulla croce nelle quattro direzioni spazio-temporali. Si realizzava così la famosa quadratura del cerchio, una teofania che esprimeva la discesa del cielo sulla terra. Dalle due direzioni cardinali, che si intersecano orizzontalmente e verticalmente, le corporazioni muratorie, nella fondazione di templi o città, tracciavano il Cardo ed il Decumano. Il primo con direzione N-S, il secondo, seguendo il moto della terra, con direzione O-E. Il Decumano ha una caratteristica particolare: genera due vettori a 45° sul suo asse. Uno va da N a O con rotazione destrogira, rotazione che risulta positiva all'organismo umano, perché contraria alla carica di superficie delle cellule del nostro organismo; l'altro invece, avendo direzione da S a O con rotazione levogira, non è adatto a caricare in maniera biologicamente utile la cellula. Dalla scelta dell'uno o dell'altro vettore, e del conseguente orientamento, il luogo poteva essere di esaltazione o di penitenza. La costruzione poi doveva essere orientata seguendo le leggi cosmiche e il percorso del sole, che in periodi particolari, legati ai solstizi ed agli equinozi, entrava nello spazio sacro alludendo all'atto della creazione. Il sole che attraversava il rosone delle cattedrali, o le cavità nei siti megalitici, fungeva da Logos ordinatore della Matrice Divina. Essendo l'universo un complesso vibratorio a differenti gradi, tutte le cose presenti in esso emettono una frequenza o aura, che veicola informazioni sotto forma di quanti. Per veicolare queste informazioni quantiche, alla costruzione veniva richiesto di accumularle e decodificarle sotto forma di cariche elettriche che la pietra trasformava in messaggi psichici, interagendo con la parte più profonda dell'individuo. Le pietre, avendo un'aura come l'uomo, sono fonti costanti di informazioni. Anticamente esse venivano sacralizzate perché considerate spirito solidificato. Molte divinità erano l'essenza stessa della pietra; Mitra nasceva da una pietra, Ermes, messaggero degli dei, dimorava nei ceppi delle strade romane, gli stessi uomini erano nati dalle pietre che Deucalione e Pirra, scampati al diluvio, si buttavano dietro le loro spalle. Gli alchimisti parlano della Pietra Filosofale o Pietra dei Saggi, come nutrimento divino, alludendo al Graal che dona l'immortalità.
La pietra veniva usata non solo per la sua durata nel tempo, ma anche per la forza conferitale dal divino e dal Genius Loci. Il Granito in particolare, per le sue spiccate proprietà fisiche, veniva impiegato nella costruzione dei megaliti. Esso infatti, oltre alle capacità piezoelettriche e diamagnetiche, contiene il silicio, materiale usato per veicolare informazioni (vedi i computer) e attualmente impiegato per sperimentare la costruzione di computer auto-consapevoli. Costruiti con tali materiali, i muri di questi luoghi rappresentano le armature di un condensatore che accumula energie cosmo-telluriche da dispensare all'individuo che sosta al suo interno, dando il via ad un vero e proprio processo Alchemico. In molti di questi siti vi è la scritta all'ingresso " Terribile è questo luogo", con lo scopo di mettere in guardia colui che sta per varcarne la soglia , avvertendolo che entra in una dimensione Uranica, nella quale è richiesta la purezza del cuore, affinché la divinità si possa manifestare e dare guarigione e illuminazione. Essendo un luogo sacro dimora del Logos, è a tutti gli effetti un circuito risonante, dove ogni cellula, ghiandola ormonale ed onde celebrali seguono le pulsazioni-frequenza caratteristiche del luogo stesso. Mediante l'antica pratica dell'incubazione che, attraverso il caos dinamico, porta l'individuo ad un livello energetico più alto, si riequilibrano gli stati vibratori alterati della cellula, che provocano la malattia. Per effetto della risonanza, che segue a un moto oscillatorio armonico, la presenza dell'acqua nel sito, e la presenza dell'acqua del nostro corpo, liquidi che amplificano il messaggio vibratorio, lavorano per conservare la memoria delle onde/forma che agiscono sulla parte più profonda di noi; in tal modo la coscienza può essere risvegliata seguendo il processo di morte e rinascita, che ripristina la condizione adamica dell'uomo. Il Corano dice "Come abbiamo portato l'immagine dell'uomo di terra, così porteremo l'immagine dell'uomo celeste"(1cor 15,49) Ed infatti tutte le costruzioni, dalle più arcaiche, come tumuli litici, anelli di sassi, menhir, nuraghi, pozzi sacri, fino alle cattedrali, sono campi di energia cosciente in cui la memoria universale risuona nel punto 0(zero) o Vuoto, dove la bacchetta del rabdomante si arresta, perché dimora del Reale, quella dimora che gli antichi Veda chiamavano il BRAHAMAN- NIRGUNA, e i Cabalisti EIN- SOF, il non manifesto. "Da Me, non-manifesto, si effonde quest'intero universo; tutti gli esseri trovano dimora in me, ma io trascendo loro". (Bhag-Gita, Cap.12, S 4) Ma questo è anche il luogo in cui la materia si unisce con la coscienza permettendo il salto quantico, dato che la separazione a livello cosmico-subatomico non esiste. Gli Alchimisti affermavano che: "Quello che si vede non è reale, quello che non si vede è la Verità". Secondo Bhom, uno dei padri della Fisica Quantistisca, l'universo è pura illusione, un gigantesco ologramma, dove ogni frammento, dal più grande al più piccolo, contiene sempre una visione intatta dell'immagine principale, il TUTTO. Significa che la realtà, così come noi la percepiamo, non esiste. Noi stessi, infatti, siamo fenomeno-apparenza, figure olografiche. Perfino il nostro cervello è di natura olografica, capace di codificare esattamente come un'ologramma le frequenze vibratorie, trasformandole in percezioni interiori. In questo mondo illusorio, che le antiche tradizioni avevano percepito, esiste però una realtà più profonda, implicita, Fonte Unica, da cui scaturisce ogni Realtà, dove tutto è interconnesso con il tutto, tanto che lo stesso Bhom affermò che il motivo per il quale le particelle subatomiche sono in contatto tra di loro, anche se sono a molta distanza l'una con l'altra, è dovuto alla percezione illusoria della separazione. Tali entità fisiche infatti, pur conservando una propria individualità, sono estensioni di una Realtà implicita, dalla quale con l'aiuto di Maya nascono le forme. Questa stupefacente caratteristica olografica fa sì che il Cosmo sia un'immensa rete di energia intelligente che collega ogni atomo di carbonio (la nostra materia) alle particelle subatomiche di ogni essere vivente, di ogni stella, di ogni galassia. In questa dimensione olografica, passato-presente-futuro coesistono simultaneamente, permettendo così di accedere a tutte le informazioni di tutto ciò che è, sarà o sia mai stato. A conferma di ciò, le Upanishad descrivono la natura olografica dell'universo così:" Quello è il Tutto/Questo è il tutto/dalla Totalità emerge la Totalità/la Totalità viene dalla Totalità/e la Totalità comunque rimane." Questa struttura dell'universo permetteva, come scrive Mircea Eliade, agli arhat buddhisti di passare istantaneamente da un punto all'altro, di praticare il volo estatico, capace di collegare l'individuo all'Essere. Dal termine "arhat" è derivato il verbo cingalese "rahatve", che significa scomparire. Mentre Ananda Coomaraswamy afferma che l'espressione sanscrita usuale per "scomparire" è ANTAR-DHANAM GAM, letteralmente "andare in posizione interiore". Lo sciamano, o chi si sottoponeva ad incubazione nelle dimore sacre, accedeva senza uno spostamento fisico ad una simultanea connessione con l'intelligenza divina.
Anche gli antichi Taoisti praticavano l'alchimia interiore, usando l'immaginazione e la meditazione per diventare i demiurghi creatori di montagne, di mari, di fiumi e di alberi, di pianure e dei campi di Cinabro. Elemento catalizzatore delle energie presenti nella costruzione sacra è infatti la coscienza umana, guidata dall'intelletto agente, che attraverso la contemplazione interiore partecipa alla creazione stessa, restaurandola; " La comprensione è l'occhio del cuore e questo occhio è contemplativo. La contemplazione non è altro che la vera comprensione della cose Divine". (Il libro dei segreti di mia Signora Alchimia XII° sec.) In pratica: "si diventa ciò che si pensa" ( Maitrj upanisad VI,34).
Le antiche scienze sacre, usando il linguaggio elegante ed armonioso della poesia, hanno veicolato concetti e verità che la moderna Fisica sta riscoprendo. Attraverso il criptato linguaggio Alchemico, le segretissime scuole iniziatiche e la speculazione Metafisica, si è sempre affermato che il Sé non è di dimensione umana, è qualcosa che sta oltre il tempo e lo spazio. Questo Sé è l'Atman, uno ed indivisibile. Per rinascere in una sfera superiore e unirsi alla Coscienza Universale è necessaria una "giusta cottura" affinché l'io che genera dualità muoia attraverso la vera morte iniziatica. L'ascesi, come dice Raphael commentando la "Gita", non è solo frutto dell'intuizione del Reale Assoluto; occorre identificarsi con esso, essere "Quello". L'uomo, per colpa dell'avidya ("dimenticare" in sanscrito), non si sintonizza con L'Essere che è immutabile ed imperituro. Il Dio Krsna, istruttore di Arjuna, dice: "Coloro che con la mente fissa a Me, sempre devoti e con fede suprema mi onorano, sono a Me uniti in modo perfetto". (Bhag-Gita, cap.12, S 2) All'uomo viene richiesto il lavoro sulla propria pietra grezza che deve essere levigata affinché gli spin dei quark bloccati dal campo nucleare forte (realtà Mayatica) possano riallinearsi, attivando il dna e trasformando un corpo "opaco" in un corpo "cristallino" Nel vangelo di Marco si legge: "Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in quel luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero spendenti, bianchissime" (Mc 9,2-3).
Esplicitate e chiarite le dinamiche che agiscono in questi luoghi divini, il lettore stimolato e curioso potrebbe (e questo è il mio auspicio ed intento) trasformarsi in ricercatore attivo, al fine di identificare, nella propria città o territorio, posti poco conosciuti, ma che sicuramente sono presenti. Ho aperto il mio articolo parlandovi del Santuario di monte Vergine, dicendovi che le sue valenze magico-alchemiche meritavano un ulteriore approfondimento. Di fatti, la Madonna nera custodita sul monte Partenio, è un simbolo potentissimo. Molte Cattedrali gotiche legate ai Templari custodiscono le statue di madonne nere. Le più importanti sono quelle francesi, anche se in tutta Europa, compresa l'Italia, esse sono presenti. Le origini si perdono nella notte dei tempi. Molto venerate dai Druidi le Vergini Nere simbolo della sostanza universale(Prakriti), chiamate Pariture (che stanno per partorire) in quanto costantemente incinte al fine di generare la pietra filosofale. Anche la Terra stessa riflette questa valenza alchemica: secondo la fisica e scrittrice Giuliana Conforto, la terra è gravida perché custodisce nel suo grembo un cristallo che ruota più velocemente della terra stessa, mostrando, come dice sempre l'autrice, una propria personalità, che si collegherebbe al Tutto. Questo Tutto, è la forza nucleare debole, che Giordano Bruno chiamava "la Luce che unisce tutti i Mondi" e che gli antichi costruttori avevano messo a disposizione dell'umanità, nelle loro costruzioni. Cosmo Intini, nel suo libro "Santa Maria del Graal", dice che l'effigie originale dell'Odigitria era custodita dai monaci Odeghi, nella loro basilica presso una sorgente considerata miracolosa perché restituiva la vista ai ciechi. I monaci facevano da guida per cui il luogo era detto tòn edegon (delle guide). Ma l'icona della Vergine Nera si rifà ad un'immagine più antica, quella di Iside con Horus. La dea era considerata la maestra delle iniziazioni, colei che istruiva e dava il sapere agli uomini, e che guariva i malati e ridava la vista ai ciechi; veniva considerata madre del genere umano e portata in processione su una barca. Ciò è molto attinente con l'Odigitria, perché anche Maria è considerata madre di tutti gli esseri e, anticamente, veniva invocata mediante l'inno bizantino dell'Akatistos, improntato sul tema dell'annunciazione. L'Akatistos, da cui deriva la recita del Rosario, significa "Barchissima, Barca per eccellenza". Tutto ciò è stupefacente se si pensa che Maria, alla fine della corona del Rosario, viene invocata nelle litanie come Arca dell'Alleanza, Sede della Sapienza, Tempio dello Spirito, Dimora consacrata a Dio, Santuario della Divina Presenza e Vaso Spirituale. Dunque Maria è la BARCA, simbolo del principio generatore femminile, grembo della Natura ed Essenza stessa delle cose. I fedeli che nell'equinozio invernale praticavano l'ascensione al monte Partenio e, all'interno del santuario, l'incubazione, mediante i canti, ma anche la recita del Rosario o salterio, un mantra potentissimo, venivano rigenerati, ed alcuni persino guariti. Che il santuario fosse un luogo molto speciale, lo testimonia un antico canto popolare, nel quale si dice che la più brutta delle sette Madonne campane era nera ,ed avrebbe scelto di andare lontana: "se ne jette a Montevergine , er a Maronni' e Montevergine" Il canto si conclude ribaltando la posizione, dicendo che quella madonna è la più bella e miracolosa delle sette sorelle che sono: Madonna di Pompei, Madonna Mugnano, Madonna di S. Filomena, Madonna del Carmine, Madonna di Bagni e Madonna del Granato. Questo canto popolare veicola in realtà un arcano messaggio, che allude alle sette sorelle della dea Hathor, che sono lo specchio in terra della costellazione della Vergine celeste. La costellazione della Vergine era legata alle festività calendariali agricole, essendo il segno zodiacale sotto il dominio dell'elemento terra. Oltre a simboleggiare le due madri, una superiore celeste e l'altra inferiore tellurica, si allude anche alle sette porte (Chakra) o gradi iniziatici nei misteri di Mitra, che l'iniziato doveva superare per accedere all'ottavo grado, salendo così ad un livello superiore di consapevolezza.
Con il secondo luogo energetico ci spostiamo in Australia. Qui parliamo degli Aborigeni, depositari di una cultura vecchia di 50 milioni di anni, e delle loro Vie dei Canti. L'antichissima cultura aborigena è custode di infinita saggezza, il suo popolo vive in perfetta armonia con il creato fin dal Tempo del Sogno. Il tempo mitico è il Tempo della Creazione, con l'aiuto del quale l'individuo deve evolversi e sperimentare congiungendosi al Suo Sogno, e allo Spirito ancestrale degli antenati creatori, presenti ovunque. Compito dell'uomo è custodire e proteggere la natura, perché la terra non è un luogo da depredare e sfruttare. Nella cultura aborigena, infatti, non esiste il concetto di agricoltura e di estrazione delle risorse minerarie; da milioni di anni viene solo praticata la semplice raccolta e la caccia seguendo i cicli naturali della natura. Secondo la cultura indigena australiana, durante il Tempo del Sogno, i creatori si sognavano in terra, per creare, materializzando dalla loro stessa entità, ciò che avevano sognato. Solo così la creazione poteva esprimere la perfetta armonia. Alcuni luoghi sono carichi della forza spirituale dell'antenato che li ha creati; tra questi siti sacri vibranti di energia, ci sono le Vie dei Canti, perché fatte con il Sogno ed il Canto. La cultura aborigena, come tutte le grandi culture del passato, era una cultura orale; i saggi della comunità trasmettevano la conoscenza attraverso il racconto del tempo mitico. Lo spirito degli antenati, che si manifesta dal Nulla, è un pensiero che fa vibrare il Vuoto, ordinandolo, per cui tutto è luce/vibrazione. Le Vie dei Canti sono una complicatissima e intricatissima rete del Pensiero-logos delle forze creatrici che, con valori vibratori altissimi, corrono lungo le ley-lines, vie energetiche in armonia con l'energia della rete globale (rete H). Questa grande rete energetica, servendo a ricreare e perpetuare la creazione, ha necessità di essere sempre vivificata, affinché il grande spirito collettivo, che lega gli uomini e la natura, non venga disperso nei periodi di decadimento spirituale. Per questo gli aborigeni ripercorrono esattamente le orme dei loro antenati con le Vie dei Canti, visibili solo a loro, ripetendo esattamente i gesti, i suoni e le parole della creazione. Tutto il creato è suono, con il canto si conosce il vero nome delle cose, che equivale a conoscere la vera essenza delle cose. Quando un individuo viene al mondo, eredita una parte di questa composizione musicale o Canto per diritto di nascita. Le note e le parole sono una proprietà privata inalienabile, che possono essere cedute o scambiate momentaneamente ad altri individui, per l'attraversamento di un territorio non appartenente alla propria tribù. Al momento dell'iniziazione, viene svelata l'intricatissima rete sonora che canta del Tempo del Sogno. L'uomo che intraprende il viaggio rituale intona la sua porzione di canto, senza variare niente; così facendo sostiene i vari livelli della creazione. E' da sottolineare l'impressionante somiglianza che esiste tra la Via dei Canti e il reticolo della Matrix Divina, la tela di ragno scaturita dal SATOR, il cui segreto era ben noto ai Templari.
L'ultimo luogo che invito a conoscere, è Santa Croce di Lecce, Basilica della mia città, considerata il gioiello del Barocco leccese e monumento nazionale. La Basilica è stata edificata dall'Ordine dei Celestini, il cui fondatore, Pietro del Morrone, una volta salito al trono del papato con il nome di Celestino V, dopo soli quattro mesi rinunciò alla carica più potente del Medioevo. Dante lo cita nell'inferno come "colui che fece il gran rifiuto". Colpito dalla damnatio memoriae, perché bollato come personaggio scomodo, Celestino fu considerato invece l'uomo del grande rinnovamento, identificato con il papa Angelico della profezia di Gioacchino da Fiore, appartenente agli Spirituali. Di quell'incredibile periodo storico, legato ai Templari e a Celestino V, in cui si attendeva l'irruzione del Divino nelle storia, rimangono molte conoscenze e messaggi lasciati in eredità alla nostra generazione. Essi sono la Basilica di Collemaggio, scrigno di arcani tesori, e la Bolla della Perdonanza, strumento di trasformazione interiore, dono di Celestino al suo popolo. A questo si aggiunge l'eredità dei Templari che, dopo la loro soppressione, si nascosero tra le file dell'ordine Cistercense e verosimilmente in quello dei Celestini, continuando a trasmettere il segreto dell'arte muratoria anche nel periodo della costruzione di Santa Croce a Lecce. La facciata di Santa Croce è ricca di simboli, ed i suoi tre livelli architettonici nascondono agli occhi profani la realizzazione dell'Arte Regia o Alchimia, il cui processo di trasmutazione culmina nel fastigio superiore, con una croce-fiore a 8 bracci. Nella scienza dei numeri l'otto esprime l'ottavo giorno della Resurrezione, basato sulla legge dell'ottava musicale, il cui messaggio è quello di innalzare l'uomo dalla terra al cielo. Il rosone, uno tra i più grandi e belli dello stile barocco, cela una complessa numerologia, ed il sole che nel solstizio estivo penetra all'interno della matrice allude allo stesso messaggio solstiziale della Basilica di Collemaggio, rendendo Santa Croce un crogiolo dove la materia umana può essere trasmutata. La caratteristica pietra leccese, con il sole al tramonto, assume il colore dell'oro degli alchimisti spalmandolo su tutta la facciata, esaltando, così, il grandioso messaggio della metafora alchemica, che attraverso la metamorfosi interiore crea, nell'uomo, un nuovo universo, una nuova creazione. Iniziata nel 1543, con la partecipazione in tempi diversi di vari Maestri Costruttori, tra cui uno degli ultimi Giuseppe Zimbalo, che lasciò la sua firma massonica tra le mani degli angioletti che reggono la squadra, il compasso e l'archipendolo, Santa Croce è un inno al Sator, perché costruita con la Matrice Divina che attesta la conformità della costruzione alle leggi del creato. Invito i lettori a visitare la città di Lecce, per conoscere i vari tesori architettonici presenti in essa. Basta entrare, attraverso una delle tre porte antiche della città, per immergersi nelle stradine del centro storico, ricche di storia e di fascino, a caccia dei tanti particolari interessanti e belli, che i palazzi, le chiese e i tanti monasteri offrono al visitatore attento, ma soprattutto curioso. Non a caso Lecce è stata segnalata dalla rivista LonelyPlanet, come una delle 10 città al mondo da visitare. Suggerisco poi una visita nel vasto territorio del Salento, definito terra dei miraggi, per l'abbagliante luce del sole. Oltre ad essere ricco di testimonianze storico-artistiche di tutte le dominazioni che si sono succedute, a partire da quelle messapica, romana, bizantina sino a quelle arabo- normanna, angioina, aragonese e molte altre ancora, che hanno contribuito a dargli una caratteristica di multietnicita' culturale, il Salento è anche una terra energeticamente potente. Basti citare l'impenetrabile grotta neolitica dei Cervi con le sue stupefacenti pitture; i dolmen e menhir, megaliti sparsi su tutto il territorio come sentinelle cariche di messaggi arcani, e la misteriosa bellezza ritmo-magica della sua musica, la pizzica salentina, ballo di Aracne.
Ciascuno di noi, sia viaggiando sia rimanendo nel proprio territorio, può scoprire un luogo capace di emanare forza, bellezza ed armonia; basta essere attenti osservatori dei luoghi che ci circondano. La natura stessa è ricca di simboli e luoghi speciali, tanto che Bernardo di Chiaravalle diceva: "troverai più nei boschi che nei libri, alberi e rocce ti insegneranno ciò che nessun Maestro ti dirà". Ma è di fondamentale importanza essere attenti ascoltatori anche della propria interiorità. L'uomo stesso è un luogo speciale, essendo la creazione contenuta in noi, in quanto lo spirito divino della Sapienza aleggia sulle acque del nostro corpo.
Anche oggi, come ai tempi di Celestino, il papa Angelico, l'umanità deve raddrizzare il proprio livello energetico, per proiettarsi verso un rinnovamento necessario alla sua evoluzione. In una dimensione dove conflitti, divisioni, integralismi religiosi, ideologici, ingiustizie sociali, distruzione dell'ambiente e globalizzazione generano una società subumana, sempre più controllata, annichilita, malata di cinismo e priva di un libero giudizio critico, il luogo sacro è uno dei mezzi per recuperare la propria bellezza e perfezione, vivendo nella gioia, liberi di far fluire la bellezza della vita stessa. Eliphas Levi diceva che:" L'uomo è colui che deve amare per vivere, e che non può amare senza essere libero". Comprendere dunque la valenza iniziatica di un luogo sacro, da all'uomo l'opportunità di abbandonarsi con fiducia ad un grembo materno che lo riaccoglie facendolo rinascere a nuova Luce. L'iniziato, istruito ai misteri, sapeva infatti che la morte non esisteva; la parola stessa morire che deriva dal greco orior, risorgere, e da M che indica le acque, significava risorgere, rinascere dalle acque cosmiche. Ma l'elemento acqua è in tutte le tradizioni legato al femminino sacro, un'agente di trasformazione spirituale, che dona alla donna il ruolo di grande iniziatrice, portatrice di luce della conoscenza e di amore, considerato quest'ultimo, un potente mezzo di rigenerazione del mondo, tanto che Breton, per questo, afferma l'idea della salvezza terrestre attraverso le donne. Egli è convinto che l'amore che rischiara il mondo, e le donne, sono la soluzione più chiara di tutti gli enigmi. (Arturo Schwarz La Donna e L'Amore al Tempo dei Miti). Ed infatti in tutti i templi arcaici, cosi come nelle bellissime cattedrali gotiche, le energie sono quelle passivo-recettive femminili, che aiutano l'anima ad abbandonare il corpo ed ascendere ai reami divini. Lì, in quei luoghi, si può perdere la coscienza di sé, andando oltre, dove conoscente e conosciuto, creatura e creatore si identificano per mezzo dell'amore mistico. L'uomo tramite l'amore acquisisce così completezza e perfezione, e la perfezione implica immortalità.
Ponetevi in ascolto, acquietate la mente ed aprite il vostro cuore. Solo così la divinità che è in voi potrà manifestarsi.
Dedico al vero ricercatore interiore le bellissime parole della canzone di Franco Battiato LA CURA:
Ti proteggerò dalle paure e dalle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi di umore, dalle ossessioni, dalle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare....e guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te ...
Vagavo per i campi del Tennessee, come vi ero arrivato chissà... non hai fiori bianchi per me..
Più veloci di aquile i miei sogni ....attraversano il mare.
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi....la bonaccia di agosto non calmerà i nostri sensi
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto...Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
Ti solleverò da ogni malinconia....perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...io si, che avrò cura di te.
Lecce 15/11/2009 Maria Grazia Giorgino.
Articolo pubblicato su Rivista SARAS N°47 Ottobre/Dicembre 2019.
Bibliografia:
Santa Maria del Graal Cosmo Intini Ed. Il Leone Verde
Cambiamento vibrazionale Carol Siato Ed. Cerchio della Luna
I Luoghi di Forza Paola Giovetti Ed. Mediterranee
Siti megaliti acceleratori naturali di Particelle Raimondo Altana Stampa Tipografia Italiana
Miti Sogni e Misteri Mircea Eliade Ed. Lindau
La Donna e L'Amore al Tempo dei Miti Arturo Schwarz Ed. Garzanti.
La Scienza dell'Uno Vittorio Marchi Ed. Macro.
Bhagavad-Gita Rahpael Ed. Asram Vidya
Il Quadrato Magico del Sator Maria Grazia Lopardi Ed. Mediterranee
Architettura Sacra Medievale Maria Grazia Lopardi Ed. Mediterranee
LA KABBALAH Parte I
"Io sono colui che ha piantato quest'albero perché tutto il mondo ne possa godere. Con esso ho misurato il Tutto, chiamandolo Tutto, poiché Tutto dipenda da esso, Tutto è da esso emanato, tutti ne hanno bisogno, tutti lo guardano e ne sono in attesa. Da qui le anime si involano gioiose".
Sefer ha Bahir Libro della Luce Brillante (XII sec.)
Questo bellissimo commento del Sefer ha Bahir ci introduce nel meraviglioso mondo della Tradizione esoterica ebraica, la Kabbalah. Il simbolo più importante e rappresentativo degli insegnamenti cabalistici è L'Albero della Vita, piantato da Dio nel centro dell'Eden, fonte del segreto dell'immortalità, intesa come vita eterna dell'anima e del corpo.
Per mezzo dell'Albero Sefirotico, Dio emana la sua luce in tutta la creazione. E' l'albero Cosmico con le radici nel cielo, dalle quali scende l'essenza divina, per nutrire e vivificare la folta chioma che rappresenta la molteplicità dei mondi e delle sue creature. E' la via a doppio senso di circolazione che unisce il Creatore con il creato, l'infinito con il finito, il divenire con l'eternità.
Il segreto dell'albero che dona conoscenza e immortalità era così importante che, sulla base degli insegnamenti del grande Maestro Arizal, fu scritto lo "Etz Chaim" (Albero della Vita). Esso fa parte del corpus dottrinale cabalistico che conta più di Cinquemila libri pregni di infinita saggezza. Il più rappresentativo è lo Zohar (Libro dello Splendore), che parla della creazione dell'Universo, scaturita dall'ineffabile luce increata AIN SOF OR (Nulla Divino) che diede il via a una serie di emanazioni: le dieci Sefirot.
Prima di intraprendere questo stimolante viaggio nel pensiero Kabbalistico, è bene sapere cos'è la Kabbalah, conoscere la sua origine, gli affascinanti segreti sulla creazione del cosmo e dell'uomo, e l'origine del bene e del male che lo studio e le interpretazioni di generazioni di maestri rabbinici hanno cercato di svelare.
La parola Kabbalah può significare "ricevere" ma anche "tradizione". Questi due termini diversi non sono in contraddizione tra loro, anzi ciò sta a significare che l'insegnamento della Kabbalah è una tradizione trasmessa da generazione in generazione attraverso gli studi, intuizioni del Divino e visioni estatiche dei più grandi maestri e mistici ebraici.
Kabbalah è la lettura e l'interpretazione mistico- esoterica della Torah (Legge), che è la Parola divina (Antico Testamento); e poiché per la cultura ebraica il Mondo e la Torah coincidono, la Torah stessa diventa il luogo dove c'è tutto: per questo viene chiamata anche Albero della Vita. Ba'al Shem Tov, fondatore del Chassidismo dice che: "Con la luce dei sei giorni della creazione, si poteva vedere da un capo all'altro dell'Universo.Dove la nascose Dio? Nella Torah. Chiunque raggiunga la luce celata nella Torah è in grado di vedere da un capo all'altro del Mondo".
La Torah dunque è rivelazione e comunicazione attraverso una struttura linguistica. Il pensiero Religioso ebraico insiste nel dire (come tutte le altre tradizioni) che Dio si manifesta all'uomo non solo con la parola, che è VERITA,ma anche attraverso untesto fatto di lettere. Secondo la Mishanah, laTorah è lo"strumento prezioso con cui è stato creato il mondo", la Torah stessa dice:"Io sono stata lo strumento del Santo Benedetto". Considerando l'enorme Rivelazione celatanella Torah, i mistici non si fermavano all'interpretazione letterale del testo, ne a quella omiletica e neanche a quella allegorica, ma ricercavano la più nascosta e segreta, il Sod (Segreto), attraverso unpercorso arduo e difficile. Sia che si trattasse di un approccio di tipo Teosofico o Estatico, ciò che univaentrambi i metodi di ricerca era lo "svelamento" della struttura linguistica del testo sacro, il cui fine ultimo era il contattocon il divino. Rabbi Shim On ha detto: "Misero è quell'essere umano che afferma che nella Torah si trovino semplici storie e parole comuni! Se fosse così potremmo senza indugio comporre una torah con parole comuni, anche migliori di quelle.........Ah, ma tutte le parole della Torah sono parole eccelse, eccelsi segreti".
La tradizione rabbinica narra che tutte le lettere dell'alfabeto rivendicavano il diritto di iniziare la Torah. La lettera che più di ogni altra rivendicava ciò, era la prima lettera, l'Alef. Dio però decise che a cominciare la Torah dovesse essere la seconda lettera dell'alfabeto, la Beit. Consolò l'Alef facendone il luogo dell'unità assoluta, la base di tutti i calcoli e di tutti gli atti compiuti nel mondo, e iniziando con essa il decalogo dei dieci Comandamenti con la frase: "Io sono il Signore Dio Tuo". La Torah inizia dunque con la seconda lettera, la Beit , che significa casa. La prima parola che apre il racconto della Genesi è Bereshit= nel principio, a significare che la creazione è la casa di Dio e che l'onnipotente si serve di essa per rivelarsi agli uomini. Dunque la Beit è la lettera del cominciamento. Il significato "casa" della lettera Beit spiega che non è il mondo che contiene Dio, ma Dio è il luogo del mondo. La "casa di Dio" - BET-EL - contiene tutto, e da nulla è contenuta; Dio è egli stesso il suo posto - MAKOM.
Il Talmud dice che la Torà non poteva iniziare con l'Alef, la lettera dell'unicità, poiché il mondo sarebbe stato monolitico, dogmatico ed assolutistico. La Beit, lettera della dualità, ci trasmette quanto sia importante il gioco della dialettica delle polarità. Il primo capitolo della Genesi si alterna infatti con polarità differenti: Cielo-Terra, Luce-Oscurità, Giorno-Notte, Acque-Asciutto, Uomo-Donna, Bene-Male, una ricerca continua attraverso la dialettica fra le due diversità, per arrivare all'unicità. La liturgia ebraica prevede poi che ogni sabato, giorno dello Shabat, festa dedicata alla famiglia, alla comunità ed allo studio, venga letta una porzione della Torah; la lettura non viene mai interrotta e nell'arco di un anno viene portata a termine con la parola finale Israel, e immediatamente ricominciata con la parola Bereshit. Tale pratica sta a simboleggiare non solo il concetto della ciclicità del tempo e della vita stessa che non ha mai pausa; essa è una metafora concettuale, perché Israel si trova sempre a Bereshit. Questo. circolo ininterrotto, dicono i Rabbini, vuole insegnarci che il lavoro di ognuno di noi non è mai finito; anche quando pensiamo di aver raggiunto la meta, esso resta sempre incompleto, nella condizione di essere sempre ricominciato. L'ultima parola del testo sacro "Israel" termina con la lettera Lamed che, congiunta alla lettera del cominciamento, Beit, forma la parola Lev, CUORE. Per questo si dice che la Torah è avvolta in un cuore e che va vissuta con il Cuore perché è un percorso di identificazione nel quale c'è il cuore di tutti Noi. Che il cuore sia il centro più importante dell'uomo, sede dell'intelletto e delle emozioni, per tutte le tradizioni spirituali, è confermato anche dalla tradizione cabalistica. Infatti, non solo il valore numerico della parola Chesed=Amore è 72, come il numero di battiti medi al minuto del cuore umano, ma Lev,Cuore, ha una valenza numerica di 32 come i 32 Sentieri della Saggezza composti dalle 22 lettere dell'Alef-beit ebraico e le 10 ineffabili Sefirot, voci dal vuoto, che sono la struttura portante dell'albero della vita.
Essendo la Kabbalah un sistema metafisico, il suo intento non è solo quello di svelare l'origine del mondo, inteso come luogo abitato da infinite realtà e creature, ma è soprattutto quello di dare una risposta concreta al vero scopo della vita umana in rapporto al suo creatore. Attraverso lo studio della Torah e la pratica dei suoi Mitzwot-Precetti, compito dell'uomo è scoprire la propria Unicità armonizzandosi con la propria polarità, il maschile o il femminile, poiché la divinità stessa e tutta la creazione si fondano su questi due principi: "Dio creò Adamo a sua immagine, ad immagine diDio lo creò maschio e femmina li creò". In questo modo la frattura del Sé diviso guarisce quando si raggiunge una armoniosa e dialettica integrazione dei lati maschile (animus) e femminile(anima) della nostra psiche (Kabbalah e Alchimia di A.Schwarz.), vivendo così in perfetta risonanza con Dio. Attraverso l'intuizione mistica della stessa natura di Dio, e la rettificazione ed unione degli opposti, si acquisisce la conoscenza -sapienza, che ci permette di ricomporre la nostra natura Divina per intraprendere la Teshuvah-Ritorno nel mondo spirituale più elevato, dimora dell'ADAM-QADMONo Uomo Primordiale.
L'alfabeto Ebraico e la Numerologia
Il Sefer Yetzirah (Libro della Formazione) afferma che Dio creò il mondo con 32 vie segrete della sapienza: 10 numeri, 22 lettere dell'alfabeto e 10 Sefirot. Le 22 lettere dell'alfabeto ebraico hanno un valore numerico che va dall'1 dell'Alef al 400 dell'ultima lettera, la Thau. Esse sono state concepite dal pensiero Divino che, per mezzo del verbo ha dato ad ogni lettera il suono, la forma ed il numero, conferendo loro la natura di archetipi o principi ordinatori del creato. La Cimatica, la fisica che studia le onda forma, ci dice che le vibrazioni sonore sulla polvere di lycopodium producono forme geometriche, che vanno da quelle più semplici, come il cerchio, a figure più complicate con l'aumentare delle frequenze. Un significativo esempio è la vocalizzazione del mantra OM che descrive un cerchio con il punto in mezzo, simbolo dell'oro alchemico e del logos. Pronunciando con l'intonazione giusta sul lycopodium le lettere degli alfabeti sacri come l'ebraico, il sanscrito, il greco, si possono disegnare i relativi simboli. (Architettura Sacra Medievale, M.G. Lopardi) Annike de Souzenelle attribuisce all'alfabeto ebraico la caratteristica di una scala (musicale), scala che tocca il mondo delle idee o archetipi con l'Alef, e la nostra dimensione terrena con la Thau ultima lettera , il cui significato è quello di marchio,segno, detto anche l'incarnazione, luogo nel quale il verbo diventa carne. Ogni lettera per questo vive di vita propria ed è uno sguardo sul mondo e una password che apre ai segreti dell'Universo (verso l'Uno) e alle porte dei Palazzi, dimora della Divinità.
L'Universo è fatto dunque con i mattoni delle 22 lettere dell'alef-beit ebraico che sono il corpo di Dio. Per questo i mistici dicono che Dio sta alla Torah come l'anima sta al corpo. Ciò fa sì che la creazione possegga una struttura linguistica basata sulla comunicazione o dialettica degli opposti. Come un alchimista Dio costruisce il mondo combinando in tutti i modi possibili queste lettere. Il sefer Yetzirah dice che: "le incise, le intagliò, le soppesò, le permutò, le combinò. Dio le ha f issate su una ruota con 231 porte, che gira avanti e dietro. Come le ha permutate Dio? Alef con tutte loro, tutte loro con Alef; Beit con tutte loro, tutte loro con Beit; e così via con tutte le lettere, girando di continuo, entro le 231 porte. Così l'Anima di tutto il creato, di tutto ciò che è formato e che è destinato a formarsi scaturisce da un nome".
Anche Pitagora afferma che i numeri costituiscono la natura reale delle cose, tanto da postulare che TUTTO è NUMERO, perché la prima cosa che è scaturita dalla mente Divina è stato il concetto di numero, elemento base dell'Ordine Cosmico. Le unità aritmetiche (arithmos), oltre a contenere il concetto di ordine, parlano un linguaggio universale, quello della matematica uguale ovunque. Gli alfabeti proprio perché sacri si esprimono attraverso i numeri, in particolare quello ebraico può avere non solo valenze numeriche e valori numerici segreti, ma anche valori geometrici. La valenza geometrica è ottenuta dalla divisione del cerchio, forma perfetta, in 22 figure geometriche che dividono i 360° dell'angolo giro, cominciando dal triangolo. Con queste caratteristiche si può applicare a tutti gli alfabeti sacri la Ghematria, tecnica ermeneutica che trova tra parole diverse corrispondenze numeriche uguali rendendo equivalenti il significato e l'essenza della parola: Ein Sof (luce increata) = Vn*207 e Or (luce)=Vn*207. Va poi detto, che la scrittura ebraica e dunque il testo della Torah è scritto con sole consonanti alle quali sono aggiunte durante la lettura le vocali, (anche diverse per la stessa parola), svelando così significati sempre più profondi. A significare che parole differenti ma aventi le stesse consonanti conservano radici comuni a prescindere dalle diverse vocali che le compongono. La scrittura considerata in tutte le tradizioni Sacra perché dono di una divinità è a tutti gli effetti una trama che sostiene l'Universo; le lettere tramite il suono del loro nome ed il valore numerico che ne rappresenta la vibrazione sottile, altro non sono che gli armonici del Verbo Primordiale. Queste combinazioni scaturiscono non solo dalla natura numerica ma anche dalla natura "Solare" degli alfabeti sacri. L'Alef-Beit è infatti l'immagine riflessa dell'alfabeto astrale detto Watan, di origine Atlantidea, nascosto come ogni lingua ieratica agli uomini nell'età oscura, nello stesso modo in cui il Centro supremo o la Terra di Tula, si ritirava diventando inaccessibile. La Parola veniva perduta. Custoditi nell'arca Tebah, erano i semi di una nuova creazione, retta da un Manu che preparava il Manvatara (Ciclo Cosmico) reggendolo con la sua Legge (Dharma-Torah), (René Guenon, L'Archeometra). Leggendo da destra verso sinistra (secondo l'usanza ebraica) la parola Tebah diventa Abet (Alef+Beit+Thau) ovvero alfabeto, composto da 12 segni zodiacali, 7 planetari e 3 lettere Madri per un totale di 22 segni, che evidenziano ancor più il concetto Solare perché la struttura alfabetica segue la naturale suddivisione Temporale,spaziale e Musicale: 12 mesi, 7 giorni della settimana, 7 note musicali e 3 note per l'accordo perfetto, 7 colori ma anche sette direzioni N-S, E-O Zenit-Nadir ecc.
La creazione stessa, i cui mattoni sono le lettere, segue dunque la legge della circolarità. La parola BRIAH (creazione) si scrive Beit - Resh - Yud - Alef - He = 2+200+10+1+5 = Vn* 218. La sintesi di 218 è 11, numero ciclico per eccellenza secondo la numerologia, il cui valore segreto* è 66. A conferma di ciò, anche la somma delle lettere della parola Ghilgal, che significa "passaggio da un luogo ad un altro" o" ruota dello Zodiaco", attraverso la quale le anime si incarnano, è 66 (Ghimel - Lamed- Ghimel - Lamed = 3+30+3+30=66), la ciclicità.
Anche R. Steiner nel suo libro i "Profeti dell'Io" sostiene che il ruotare o le diverse incarnazioni dell'anima da un corpo all'altro viene chiamato Ghilgal; a conferma di tale concetto numerico, la parola Sheol (Ade) nella Bibbia compare 66volte. Parole come Adonai = 65, Kabbalah = 137, Eterno = 146, Tempo = 470, Giorno biblico = 56, Eloim = 83, hanno come loro sintesi numerica il Vn*11(Numerologia Biblica- Nereo Villa). Dunque 11 e 66 esprimono il concetto del continuo divenire. L'11 ha poi una valenza soterica essendo la somma di 5+6=11, perché esprime l'unione della terra e del cielo, del maschile con il femminile.
Un'altra tecnica applicata alla numerologia da parte dei mistici ebraici era l'arte della Permutazione o Tzeruf che scambiava le lettere di una parola. In tal modo si formavano altre parole, con significati diversi,che venivano analizzati e comparati per svelare ancor meglio il significato profondo della Torah. Una vera e propria operazione alchemica che serviva a purificare, raffinare, esaminare e riportare la parola alla sua vera e più profonda etimologia, spesso alterata da usi impropri. La radice di Tzeruf (esaminare, purificare) è Tzadde-Resh-Peh; essa si trova scritta nella Torah 22 volte, come il numero delle lettere dell'alfabeto, mentre la parola che con la tecnica della permutazione contiene e svela numerosi segreti è Bershit- nel principio - parola con cui inizia la Genesi.(Introduzione alla Kabbalah, Nadav Crivelli). La Kabbalah si accompagnava anche alla pratica dell'Alchimia Spirituale, dove il profano, che rappresentava la pietra grezza, doveva, attraverso il fuoco della consapevolezza, divenire egli stesso l'oro alchemico, acquisendo così la conoscenza: quella Aurea. Giocando con la numerologia e servendosi di essa per usarla come prova del 9 abbiamo che: Theom rabà = grande abisso nel quale l'uomo è disceso dopo la caduta, ha Vn*658. Il 65, valore numerico di Betanur, o fornelletto degli alchimisti, dove viene lavorata la materia grezza per poi ricavarne la preziosa Pietra filosofale, è anche la somma dei valori numerici dei 4 elementi che compongono la vita e che sono la base stessa della pratica alchemica: Esch-fuoco=301, Maim-acqua=90, Hdamà-terra=50, Avir-aria=217. A significare che solo attraverso un percorso di autocoscienza e purificazione si può percorrere la longissima via per l'individuazione del Sé che porta l'uomo alla liberazione dalle contraddizioni della vita e al ritorno nella dimensione Spirituale.
La tradizione kabbalistica, come già accennato, affermava che l'intero alfabeto era da considerare non solo la struttura partante del'Universo, ma che Ha Shem il Nome ne era la sintesi perfetta. Su questa base Abufalia, massimo esponente della Kabbalah estatica, affermava: "la Kabbalah estatica consiste nella conoscenza di Dio per mezzo delle 22 lettere. Da esse, come pure dai segni vocali a dagli accenti per la cantillazione, sono composti i nomi Divini e i sigilli. Essi parlano con i profeti nei loro sogni, negli Urim e Tummim (tecniche mantriche) e durante la profezia". Tenuto conto di quanto scrive Abufalia, ogni lettera è un numero con una vibrazione e particolare forza spirituale. Ne consegue che la giusta vocalizzazione abbia un potere mantrico. Vocalizzare, quasi cantare le lettere dell'alfabeto serve ad informare ed equilibrare non solo gli organi fisici ma anche le nostre acque interiori(emozioni) facendo fluire meglio l'energia cosmica. La visualizzazione della forma delle lettere era usata dai Maestri per esercizi altamente mistici, avendo lo stesso potere dei Mandala, capaci di guidare, attraverso il simbolo, ancor meglio la concentrazione e l'attenzione nella parte più profonda dell'essere umano.
Meditare significa fondamentalmente discendere nella parte più nascosta di noi, e poiché altezza e profondità esprimono lo stesso luogo, la nostra dimensione interiore assume una grande importanza. Stesso concetto veniva usato nell'Alchimia con l'acronimo VITRIOL: Visitabis Interiora Terrae, Rectificando, Inveniens occultum lapidem. Esiste dentro di noi un luogo in cui è sempre presente una calma assoluta. E' un punto che vive nell'oscurità e nel silenzio assoluto, è come un seme nascosto nella terra, la "nostra terra", che come un grembo lo accoglie, lo nutre e lo custodisce. Per accedere a questa terra così speciale veniva praticata la meditazione sulle tre lettere Madri che sono lo Scin, l'Alef e la Mem. La vocalizzazione dello Scin, elemento fuoco, favorisce l'unione e l'armonizzazione delle varie parti del cervello. Ciò porta allo sviluppo delle enormi potenzialità intellettive, legate allo stato conscio. La Mem, elemento acqua, agisce invece sulle emozioni, la cui sede è il ventre, nel quale è custodita l'energia sessuale o potere del serpente. Anche se questa energia è di natura grossolana, se lavorata e attivata dà inizio ad un vero e proprio processo Alchemico di risveglio. Dimora dell'inconscio e contenitore di tutti i contenuti psichici, anche delle precedenti vite, deve però essere unito alla sua controparte conscia: la mente. Questa unione o matrimonio mistico tra il fuoco e l'acqua viene attuato con la pronuncia mantrica dell'Alef, la cui sede è il CUORE, nel quale avviene la rivelazione divina. L'Alef è infatti il primo suono con il quale Dio si fa conoscere. Attraverso la saggezza rettificata del cuore che fa da mediatore e unificatore, le acque superiori si uniscono con quelle inferiori. Il simbolo che sintetizza perfettamente questo concetto è la stella a sei punte o stella di David, presente anche nella tradizione Vedica, associato al Chakra del cuore. Anche se celata sotto linguaggi e concezioni apparentemente distanti, esiste un'unità delle religioni che si esprime attraverso un unico ed eterno linguaggio, "il linguaggio del cuore". Come i mistici ebraici, anche i primi eremiti cristiani, chiamati Padri del deserto, Padri della Montagna e Padri all'erta o vigilanti praticavano l'Esicasmo. Nato nella Chiesa Ortodossa e praticato sul Monte Atos, l'esicasmo è una tecnica di meditazione basata sull'ascolto del Cuore inteso come centro spirituale di tutte le facoltà umane. Attraverso la respirazione, che non veniva controllata ma solo osservata con consapevolezza, si ascoltava il battito cardiaco, il pulsare della circolazione sanguigna, prendendo coscienza di tutto quanto viveva intorno a questo centro sacro. Per ottenere la visualizzazione della luce Taborica o Prana custodita nel cuore, gli esicasti ripetevano una preghiera con voce monotona, stando nudi e seduti con le spalle poggiate al muro della cella semibuia e fissando il loro sguardo verso l'ombelico. Dopo un breve periodo appariva all'altezza del cuore una luminescenza tra l'azzurro e il rossastro (i colori della trasfigurazione del monte Tabor) che dava loro un gioia infinita (L'Unità delle Religioni e Mistica dell'occidente, Pierluigi Galli).
Il Nome di Dio e Meditazione del Nome
Del nome di Dio non si conosce più la vera pronuncia: vocalizzato anticamente solo dal Sommo Sacerdote nel posto più sacro e nascosto del Tempio, il Sancta Sanctorum (centro per eccellenza della tradizione ebraica) e durante lo Yom Kippur o giorno dell'espiazione, rimane uno dei più grandi misteri al mondo. I kabbalisti affermano che a causa della progressiva decadenza spirituale del popolo ebraico fu proibita la sua pronuncia, poiché l'evocazione del Nome o dei Nomi Divini attirava su chi li pronunciava una luce incredibilmente potente, troppo forte per essere gestita. E' risaputo che la parola, o Logos, guidata da una forma- pensiero, crea e lega la dimensione materiale a quella spirituale. L'idea di una interdipendenza fra l'uomo e Dio era già conosciuta dai Pitagorici. L'Etere era chiamato Pneuma, un corpo sottile che lega tutti i mondi visibili a quelli invisibili, la cui legge era basata sulla simpatia universale, che univa tutti gli esseri da rapporti numerici(luce-vibrazione) basati sulla scala musicale. Lo Zohar, in merito a ciò, diceva che: "se qualcuno non sa come uscire è meglio che non "entri" nemmeno", mettendo in guardia colui il quale con molta superficialità e poca umiltà si addentrava in dimensioni a lui poco consone, nelle quali avrebbe rischiato di perdersi (Introduzione alla Kabbalah, Nadav Crivelli).
I nomi di Dio più conosciuti e presenti nella Torah sono: Adonai(Signore), Elohim (Colui che è Forte o L'Altissimo), Yah (L'Eterno), Shaddai (L'Onnipotente) e Eiè-ascèr-Eié (Io sono colui che sono). Elohim è contenuto nella Genesi 32 volte, come i 32 Sentieri di saggezza. Yah è il diminutivo di YAHWE', il cui significato è porta (Porte Solstiziali). Shaddai, il cui Vn* è 314 (P Greco), è uguale al Vn* di Metatron-Piccolo Trono, il guardiano di Dio, l'inviato o il mediatore. Metatron, dice Guènon, è "L'Angelo della faccia".* "Il Principe del Mondo" che istruì lo stesso Mosè. Eié-ascèr-Eié si riferisce all'IO SONO, il nucleo dell'individuo. E' il nome con il quale Dio si rivelò soltanto a Mosè; non è un caso che il totale del Nome sia di 11 lettere, numero ciclico già segnalato. Gli ebrei, come dice lo studioso Nadav Crivelli, sono l'unico popolo che chiama Dio con il termine il Nome HA-SHEM o SHEM HA MEFERASH, il cui significato è "Il nome pronunciato distintamente".
HA SHEM è così santo che la preghiera recitata al mattino e la sera da ogni ebreo praticante, comincia con: "SHEMA YISRAEL; Ascolta, Israele: il Signore Dio Nostro è l'unico Signore"
HA SHEM viene chiamato anche Tetragrammaton perché composto dalla sintesi numerica delle 22 lettere dell'ALEF-beit; 2+2=4 lettere del Nome.
Hey-Vav-Hey-Yud=5+6+5+10=Vn*26
L'etimologia del Nome deriva dal verbo "essere", a significare, usandolo come sostantivo, in base alla legge della permutazione, "Io sono la causa dell'Essere", includendo in esso il passato-presente-futuro.
I Mistici avevano intuito che tutti i più grandi misteri erano celati nel Nome di Dio. La Torah stessa è un intreccio dei Nomi Divini, un tessuto della vita Divina. Essa è molto più di una conoscenza o rivelazione, è un corpo mistico, un organismo vivente in quanto è espressione del processo vivente del Nome. Le quattro lettere che compongono HA SHEM sono la causa stessa della creazione. Attraverso il suo ineffabile Nome, Dio rivela i suoi attributi. Il Nome è la sua firma. Dal suo centro l'Uno si manifesta e si irradia nelle quattro direzioni, formando una croce che rappresenta l'orientamento nello Spazio-Tempo. Dio si sacrifica sulla croce delle 4 direzioni, dando così una struttura all'Universo e a tutti i suoi fenomeni, fondata sulla quadripartitura del suo Nome. Il cerchio simbolo dello spirito si allontana dalla luce increata OR AIN SOFH, e durante la sua discesa si trasforma prima in ottagono, figura intermedia, e poi in quadrato, simbolo a sua volta della Madre-Materia, meglio ancora la presenza femminile di dio nel mondo: SCHEKINAH.
Spirito o Materia, dicono i Fisici, sono parole con cui si esprime soltanto il grado di sottigliezza e di densità della materia stessa. La scienza fenomenica ci dice che l'Universo è governato da 4 tipi di forze: Gravità-Interazione Debole-Elettromagnetismo-Interazione Forte e che l'esistenza è sottoposta ad altri 4 fenomeni legati al: Tempo-Spazio-Energia-Materia. Dio crea seguendo le 4 fasi di Emanazione-Creazione-Formazione-Azione, formando così i 4 elementi Fuoco-Terra-Aria-Acqua che formano a loro volta il regno Umano-Animale-Vegetale-Minerale. L'anima stessa è protetta da 4 corpi: Eterico-Mentale-Emotivo-Fisico. Nella tradizione Giudaico-Cristiana 4 sono i fiumi del Paradiso Terrestre che scorrevano verso i 4 punti cardinali, identificati con le 4 stelle Anatole a est, Dusis a ovest, Arctos a nord, Mesembria a sud, dalle cui iniziali si forma il nome ADAM. La stessa Gerusalemme Celeste, oltre ad essere quadrata, ha 3 porte orientate ai 4 punti cardinali, così come i 4 evangelisti sono associati ai 4 esseri viventi che si trovano ai 4 lati del trono di Dio: Toro-Luca, Aquila-Giovanni, Angelo-Matteo e Leone-Marco (Architettura Sacra Medievale Miti e Geometria- degli Archetipi- M.G. Lopardi). Nella Torah il Tetragrammaton è contenuto 1820 volte, pari a 70 volte 26= Vn *del nome Divino. Il 70 a sua volta è il valore numerico della parola Sod-Segreto (Introduzione alla Kabbalah, Nadav Crivelli). La numerologia perciò può svelare alcuni di questi segreti contenuti nel "Nome". Il valore numerico del tetragrammon 26 ha un valore occultato: 72 che si ricava sia dalla somma delle 4 lettere sia applicando la tecnica della permutazione dai versetti 19, 20, 21 di Esodo. Queste due essenze numeriche, il 26 e il 72, sono strettamente collegate, perché seguono le leggi cosmiche e la fisiologia del corpo umano. Il grande anno platonico dura 25920 (26000) anni; in questa durata di tempo il punto primaverile del sole si sposta di 1 grado nello zodiaco ogni 72 anni: ciò fa sì che il giro del sole si completi ogni 25920 anni. Anche l'uomo funziona esattamente come un piccolo sistema solare. Se la frequenza cardiaca è di 72 battiti al minuto, per la terra le pulsazioni diventano 72 in un anno, vale a dire 18 per ognuna delle 4 stagioni. Il 72 poi risulta essere la percentuale dell'acqua contenuta nel nostro corpo; stessa percentuale si trova distribuita sul nostro pianeta. Le respirazioni medie compiute nell'arco di un giorno sono 25920 e l'età media di un uomo corrisponde a 72 anni. La distanza del sole dal centro della galassia alla quale noi apparteniamo è 25920 anni luce. Applicando la ghematria al greco ionico, a conferma della fonte unica da cui tutti gli alfabeti sacri derivano, il 72 può essere kabbalisticamente letto in maniera speculare 72<>27; 72+27=99 valore ghematrico di peghè-omfhalos-fonte pura: la fonte originaria scaturita del centro del paradiso e quindi soterica. Dal 72 scaturisce il suo multiplo, il 144, che è il numero di cubiti sacri della Gerusalemme celeste, nonché il numero dei salvati dell'Apocalisse di Giovanni. Che il 144 sia il numero della salvezza è confermato dal valore kabbalistico di theion-divinità, natura divina e da keraie-corna equivalente a corona, simbolo di elevazione e trascendenza, pari appunto a 144 (Santa Maria del Graal, Cosmo Intini).
Tutti questi numeri 26, 72, 144 ed altri ancora legati al nome di Dio, non potevano essere in alcun modo ignorati dai Maestri Costruttori, tanto da essere presenti con i loro significati occulti nell'Architettura sacra (Il Quadrato Magico del Sator, M.G. Lopardi).
Guènon sosteneva che il rito ed il simbolo sono elementi essenziali di ogni iniziazione perché strettamente legati alla loro stessa natura di origine non umana. Poiché il rito è fare ciò che è conforme all'ordine divino, l'azione rituale di qualsiasi genere implica una presa di coscienza.
La Kabbalah è ricca di riti, simboli e invocazioni-KAVVANAH con i quali l'uomo si rivolge direttamente a Dio, compiendo così un opera di restaurazione-TIKKUN. Attraverso l'invocazione dei Nomi o attributi Divini, la preghiera esaltata dalla meditazione diventa una scala mistica, un processo creativo al contrario che assume la stessa natura vibratoria del LOGOS (Tecniche della Meditazione Orientale, C. Lamparelli.) Per meditare sui nomi Divini era necessaria una notevole esperienza e conoscenza acquisita sotto la guida di un Maestro (Maggid), onde evitare di rimanere imprigionati in reami sconosciuti. La tecnica della giusta intenzione o giusto Spirito- Kavvanah del Nome "YHWH", le cui lettere simboleggino le 10 sefirot (ad ognuna di esse è associato un nome di Dio), portava il meditante ad identificarsi ed unirsi con le qualità o potenze di tutti i Frutti dell'Albero della Vita. La meditazione richiedeva una regola fondamentale, quella del distacco sensoriale e la sospensione immaginifica della mente, fino ad ottenere il vuoto mentale dal quale scaturiva l'estasi e di conseguenza la comunione-DEVEKUT con Dio. Per raggiungere tale scopo veniva usato il Salmo 16,8: "Io ho sempre posto YHWH davanti a me".
Azriel di Geroma nel Perush ha-Aggadot scrive che: "Il pensiero si eleva per contemplare la propriainteriorità, fino a che il suo potere di comprensione non sia annullato". Tale concetto di Vuoto è il Motore Immobile sul quale ruota quasi tutta la Kabbalah, citato anche da Dov Bear, esponente religioso ebraico del XVIII sec., il quale consiglia di pensare a se stessi come AYIN-NULLA. Essere legati alla natura materiale e concentrarsi su di se impediva a Dio di rivestirsi delle sue creature. Dio è chiamato ed identificato dunque con AYIN che tutto crea e tutto pervade, un tutto occultato, velato e sigillato, che per tale natura è incontenibile, tanto che i maestri sconsigliavano l'immaginazione realistica in quanto la dimensione sia del nulla che delle sefirot è al di là del nostro mondo sensoriale e concettuale. L'unica eccezione nella quale poteva essere usata l'immaginazione era la scena del Trono Divino o Carro descritta da Ezechiele: LA MERKABH. Un viaggio arduo e pericoloso che richiedeva, una profonda preparazione e conoscenza delle parole d'ordine segrete per essere ammessi agli HAKELOTH- palazzi celesti custoditi da angeli minacciosi , per poi arrivare alla visione della figura Divina del Trono (L'essenza della Kabbalah, Daniel C. Matt). Il Carro di fuoco, la cui natura è quella del Fuoco Filosofale, si riferisce allo stato sottile dell'essere o corpo di luce.Ogni uomo infatti possiede il potere interiore dell'AYIN, chiamato anche stato di umiltà, perché presuppone BITUL-nullificazione del "Sé separato" con la morte dell'Ego. Il motivo di quanto esposto è subito chiarito da quello che il mistico Joseph Gikadilla dice a proposito dell'utilizzo dei Nomi Divini: "Colui che si augura di ottenere da Dio ciò che desidera, deve concentrarsi su un particolare Nome Divino. Deve concentrarsi sul Nome associandolo a ciò che desidera.".
I Nomi infatti non producevano nessun effetto se non veniva annullato l'ego e messe in atto le buone azioni, che facevano discendere la benedizione della SHEKINA' fino a Malkhut, la sefirah più vicina al mondo fisico. I kabbalisti estatici erano quelli più interessati alla sperimentazione degli stati di coscienza, attraverso un sistema di meditazione dei Nomi chiamato YIHUDIM. Per mezzo della contemplazione di combinazioni di due o più lettere dei nomi di Dio, la loro precisa vocalizzazione ritmata, eseguita interiormente controllando il respiro, il nome diventava un puro suono, un vibrazione capace di far raggiungere un contatto profondo con Dio. Le infinite possibilità combinatorie del nome di Dio, sono state per i mistici ebraici, il tema principale per eccellenza di tutto lo studio kabbalistico. Attraverso il nome, non solo vi era una rivelazione della natura del divino, ma essendo il Nome l'origine metafisica della creazione e del linguaggio, tutte le lingue profane erano unificate in un'unica lingua sacra, che aveva la funzione del Polo Supremo. Nonostante molti mistici siano stati considerati degli uomini santi, solo pochi hanno raggiunto l'unione totale con YHWH. I più conosciuti sono Enoch, Elia ed Ezechiele, ascesi al cielo sul carro Divino; per gli altri si è trattato solo di una unione temporanea, seguita dal ritorno in questa dimensione. Ma questa esperienza del numinoso implica una trasformazione umana soprattutto della coscienza. Tutte le volte che l'io trasformato dall'esperienza mistica ritorna nella dimensione umana, produce una profonda trasformazione del mondo stesso (Kabbalah e Alchimia, A. Schwarz). Compito specifico del cabalista è far sì che l'oceano (oceano della Divinità) scivoli nella goccia senza lasciare che la goccia si perda nell'oceano.
Lecce 01-05-2010 Maria Grazia Giorgino
Articolo pubblicato su Rivista SARAS N°49 Aprile/Giugno 2010.
* Valore segreto di 11 = 66 ovvero 1+2+3+4+5+6+7+8+9++10+11= 66 meglio applicando la formula VS n = (n+1) /2
*Vs = valore segreto
*Vn = valore numerico
*Vg = valore geometrico
*Angelo della faccia" Solo Metatron poteva contemplare il Volto Divino.
Bibliografia
Numerologia Biblica Nereo Villa Ed. Sear Edizioni
Il sacro Simbolo dell'Arcobaleno Nereo Villa Ed.Sear Edizioni
Santa Maria del Graal Cosmo Intini Ed. Il leone Verde
Il Quadrato Magico del Sator M.G. Lopardi Ed. Mediterranee
Architettura Sacra Medievale Miti
e Geometria degli Archetipi M.G. Lopardi Ed. Mediterranee
Forme Tradizionali
e Cicli Cosmici René Guénon Ed. Mediterranee
L'Archeometra René Guénon Ed. Atanor
Tecniche della Meditazione
Orientale C. Lamparelli Ed. Oscar Mondadori
La Scienza Dell'Uno Vittorio Marchi Ed. Macro Edizioni
L'essenza della Kabbalah Daniel C. Matt Ed. Newton & Compton
La Kabbalah La Chiave
del Potere interiore E. Clare Prophet Ed. Armenia
Introduzione alla Kabbalah Nadav Crivelli Ed. Psiche 2
Kabbalah e Alchimia A. Schwarz Ed. Garzanti elefanti
La Kabbalah Giorgio Israel Ed. Il Mulino
La Lettera strada di vita A. de Suozenelle Ed. Servitium
L'Unità delle Religioni
e Mistica dell'occidente Pierluigi Galli Centro studi Satya Sai Baba
Alcune notizie riportate nella stesura dell'articolo sono state attinte dal convegno del Festival della Cultura Ebraica tenutosi a Trani il 10/09/2009 intitolato Negba Puglia-Verso il Mezzogiorno. Roberto della Rocca, rabbino e Tobia Ravà, Artista hanno relazionato su "Alfabeto Ebraico, Numeri e Kabbalah".
La Kabbalah Parte IIEN SOF E LA CREAZIONE DAL NULLA
"All'inizio quando la volontà del Re iniziò ad agire, egli tracciò dei segni nell'aura divina. Una fiamma oscura sgorgò dal fondo più intimo del mistero dell'infinito, l'En Sof; come una nebbia che dà forma a ciò che non ne ha, essa è chiusa nell'anello di questa aura, essa appare né bianca né nera, né rossa né verde, senza alcun colore. Ma quando cominciò a prendere altezza e ad estendersi, produsse dei colori splendenti. Perché al centro più intimo di questa fiamma sgorgò una sorgente le cui fiamme si riversarono su tutto quello che è al di sotto, nascosto nei segreti misteriosi dell'En Sof".
Sefer ha-Zohar (Libro dello Splendore)
Il brano tratto dal testo più rappresentativo della mistica ebraica, lo Zohar, narra la creazione del Mondo e gli aspetti della vita Divina. Il mistero sommo dell'En Sof, ci viene qui presentato come l'origine del Nulla e la radice del Tutto.
L'En Sof (letteralmente "Senza Fine) rappresenta la Trascendenza, l'Indescrivibile, la Causa delle Cause, l'Uno senza secondo che non si può contare, l'Onnipervadente, l'Onnisciente, l'Imperituro. La parola En Sof, e la sua Natura, sono così inconoscibili per la mente umana, da non essere neanche menzionati nella Torah; l'essenza Reale dell'Infinito è solo frutto dell'intima Unione(Devekut) del Mistico con Dio, tanto che gli stessi maestri adottarono la teologia negativa di Maimonide, il quale affermava: "La descrizione di Dio per mezzo di negazioni è quella corretta.........Più aumentano lenegazioni che riguardano Dio, più ci si avvicina alla sua comprensione".
Il concetto di "Radice di tutte le Radici" riferito alla natura di Dio è comune a tutte le Tradizioni Sacre; se per quella ebraica è L'En Sof , per quella Taoista è il Tao ( La Via ) , considerato l'origine del Cielo a della Terra, senza forma e senza nome; nell'induismo è il Nirguna Braham, l'Immanifesto, che, pur manifestandosi per dare origine a tutti gli esseri, resta celato nella sua natura ineffabile; nella dottrina Orfica è il "non essere" o "Notte ingenerata" dal cui silenzio emerge l'intera creazione; per la tradizione egizia è il Tem, il Tempo prima del Tempo, mentre per Platone è l'Essere, il Reale chiamato Core (Vuoto, Nulla) (Architettura Sacra Medievale, M.G. Lopardi).
Il brano sopra citato racconta poi di un inizio, che è Ayin Gamur (Nulla), che tutto informa attraverso i segni (Lettere dell'alef-beit), e di una Volontà Divina a rivelarsi, che è nello stesso tempo occultamento della sua Assoluta Trascendenza. L'uomo, dicono i kabbalisti, può solo capire attraverso la Rivelazione-Occultamento, che si esprime nella Creazione, cosa il Santo Benedetto voglia dalle sue creature. Le antiche Tradizioni affermano che l'uomo è un microcosmo specchio del macrocosmo, esattamente come l'Adam è l'immagine riflessa dell'Adam-qadmon (uomo primordiale) in cui tutti i mondi erano contenuti. Pertanto, in ogni creatura esiste uno stato assoluto di Ayin-Vuoto che è la sorgente di ogni cosa. Il continuo divenire del Cosmo ed ogni processo vivente emergono dal Nulla e dal permanente contatto con esso, tanto da far postulare a Josef Taitazak che: "nel Palazzo del Nulla risiede il Tutto".
A significare che da uno stato di vuoto primordiale nascono tutti i mondi, si afferma il concetto che siamo tutti figli della stessa MADRE.
L'Abisso-Tehiru diventa un grembo materno che contiene le Acque, la Materia Cosmica, la Fons Origo, serbatoio di tutte le potenzialità, dal quale scaturisce la prima scintilla, Luce -Vibrazione. Questo primo suono, facendo vibrare il vuoto, in un punto (sorgente) nascosto, dà il via alla prima manifestazione del Verbo che comincia ad espandersi creando i vari mondi fino ad arrivare alla Materia. Silenzio e Suono sono dunque i due aspetti di natura opposta dalla cui unione perfetta nasce l'Universo intero. Poiché nella Volontà divina non esiste nessuna divisione e contrapposizione, Madre e Logos, grembo e seme, sono lo stesso identico principio creatore, l'uno contenuto nell'altro. Anticamente infatti il Caos (vuoto) primevo era identificato con la Grande Madre dai molteplici aspetti e dai caratteri omnicomprensivi. Per questo motivo la Dea veniva considerata fonte e unità di tutte le forme di vita esistenti. Ciò le consentiva di essere Vergine e nello stesso tempo Madre, di incarnare l'aspetto solare e lunare; "Bella come la luna, puta come il sole" (Cantico 6,12) e per questo essere considerata casta, ma anche maestra per eccellenza dei riti iniziatici legati all'Eros Mistico. Ella poteva poi essere Figlia e contemporaneamente madre di Dio, Signora del Cielo e della Terra; non per caso i misteri di Morte-Vita-Rinascita erano di dominio assoluto del mondo femminile. La Madre-Matrice era vista come principio rigenerante, come forza vitale universale, come materia prima alchemica, ed in particolare come Sapienza, l'Amata da Dio: "Prima dei secoli, fin dal principio Egli mi creò; per tutta l'eternità non verrò meno" (Ecclesiastico 24,9).
Lo Zohar continua affermando che: "La Sorgente sgorgò, e tuttavia non sgorgò completamente, attraverso l'aura eterna che la circondava. Non si poteva assolutamente non riconoscerla, fino a che sotto l'urto di questo sgorgare, brillò un punto superiore fino a quel momento nascosto. Al di là di questo punto nulla può essere noto o compreso, ed è per questo che è chiamato RESHIT, cioè "inizio", la prima parola della Creazione". I kabbalisti si sono a lungo interrogati su questo INIZIO: molti sostenevano che l'atto della creazione dovesse essere visto come un atto interno a Dio, in quanto uno spazio privo della sua Essenza non potrebbe esistere. La Torah, cominciando con la Beit, che è soprattutto la lettera della recettività, per via della sua forma, ci parla già di un qualcosa che contiene il principio creatore nascosto che è pronto a svelarsi. L'importanza di un grembo, identificato con Dio stesso, diventa fondamentale per la speculazione Metafisica di tutta la mistica ebraica. La Dottrina che meglio sviluppa tale concetto é quella Luriana che parla dello TZIMTZUM (contrazione o ritiro). Isaac Luria diceva che Dio pose in se stesso un Luogo(Vuoto) per creare i Mondi. Per far ciò il Santo benedetto si auto-contrasse in un piccolissimo punto creando uno spazio che servì come luogo-grembo della Creazione. Poiché l'En Sof viene definito come Onnipervadente, come può esserci qualcosa oltre a Dio? Ha-Ari (pseudonimo di Luria) sosteneva che il primo atto compiuto da Dio non fosse quello emanativo, ma fosse stato quello di auto-contrazione (prima si occulta e poi si rivela occultandosi nuovamente). La teoria Luriana dice che durante la fase di contrazione, nello spazio vuoto, rimase un residuo dell'essenza divina chiamato RESHIMO che tutto pervade e dal quale si formeranno poi le sefirot , questo Vuoto è chiamato dalla fisica, Energia del Punto Zero. Da tale Spazio-Maqom, che viene descritto come una sfera, da un punto della periferia della luce eterna Or En Sof si proiettò un raggio di luce, che andò a colpire il centro (Fonte nascosta) del cerchio facendolo brillare: questa forma rettilinea rappresenta per la Kabbalah l'uomo primordiale assoluto, l'Adam Kadmon-Le-khol ha-Kedumin, che contiene gli embrioni di tutti i mondi che saranno poi creati. Lo Zohar molto poeticamente dice anche che: " Il Principio si estese e costruì un palazzo per se stesso........Appena il seme penetrò il Palazzo risplendette di luce. Da quella luce scendono come una cascata altre luci, le cui scintille oltrepassano i cancelli dando vita ad ogni cosa". Nella prima fase della creazione tutto procedeva bene, permettendo alla luce di fluire nei vasi (Kelim), ma non appena l'emanazione cominciò ad avanzare, i vasi meno puri rispetto a Keter ( prima sefirot) non riuscirono più a contenere la forza della luce, andando così in frantumi. La maggior parte delle scintille ritornarono nella matrice della Madre; il resto della luce, insieme ai cocci dei vasi, cadde verso il basso, restando intrappolata nel mondo della materia. La tradizione dice che caddero verso il basso 288 scintille di luce. Luria infatti sosteneva che vi era un processo di metamorfosi nel cosmo in cui insistevano delle particelle della Sacra Luce e che il loro numero è "288". La cosa è straordinaria se si pensa che il 288 è il numero della Stabilità Atomica. I fisici hanno visto che i nuclei atomici contenenti 2 o 8 o 20 o 50 o 82 o 126 neutroni sono particolarmente stabili: tengono salda la materia (2+8+20+50+82+126=288). A conferma dell'importanza di questo numero si può applicare la ghematria e vedere che la parola Zakar (maschio) composta da=zain-kaf-resh 10+20+120 ha vg.*150, mentre la parola neqebah (femmina) nun-qof-bet-he 36+90+4+8 ha vg. 138. Sommando i valori numerico geometrici di queste due parole 150 +138 si ha il 288, numero della Stabilità Atomica (Numerologia Biblica, N. Villa). Il 288 è uno dei numeri legati al Santo Nome; infatti dai vg delle lettere del tetragramma che sono 18+8+9+8 si possono ricavare i corrispettivi vs* 171+36+45+36 il cui totale è 288. Che siamo fatti a Sua immagine lo dicono anche i numeri!
Quello che avverrà in seguito all'emanazione è una catastrofe cosmica Shevirat ha-kelim (rottura dei vasi). I frammenti dei vasi e la luce che era contenuta in essi, come già sopra esposto, precipitarono verso il basso formando i quattro elementi, aria, fuoco, acqua e terra. Così facendo si rivestirono della materia pesante, diventando dei gusci: Kilippot. Questi gusci sono visti dalla mistica ebraica come la manifestazione del male; ma se da un lato queste strutture imprigionano la luce che viene esiliata dalla sua Matrice, dall'altra danno la possibilità però al mondo materiale di esistere, poiché tutto ciò che noi vediamo non è altro che luce-energia ad uno stato altamente concentrato. Per ripristinare il progetto originario di creazione, compito dell'uomo è quello di liberare e recuperare le scintille di luce intrappolate nei Kilippot. Questa operazione alchemica, che prevede un intenso lavoro sulla materia(uomo), affinché venga raffinata, selezionata e purificata, nella kabbalah viene chiamato TIKKUN (restaurazione). L'uomo, con le sue azioni, può liberare dalla materia pesante la luce, e riparare il mondo di Asiyah (azione), ovvero la nostra dimensione. Ogni uomo e ogni donna, con il suo libero arbitrio, può contrapporsi o aderire al progetto Divino, progetto che si completa nell'azione umana, che è a tutti gli effetti un'azione creatrice. La kabbalah aggiunge poi che colui che è capace di portare a termine il lavoro di riparazione con le buone azioni e la preghiera, facendo fluire liberamente il flusso dell'energia divina attraverso i canali delle sefirot, viene chiamato "giusto, il fondamento del mondo".
Il Prof. Moshe Idel, studioso di Kabbalah e Professore presso l'Università Ebraica di Gerusalemme, commentando un passo del Sefer Ohev Ysra'el (Libro dell'Amante di Israele), fa notare che i due aspetti necessariamente Maschile e Femminile della creazione, possono essere associati al concetto Junghiano di Animus ed Anima: l'aspetto maschile è quell'entità-seme che nella sua purezza di pensiero emana la luce spirituale verso i mondi inferiori, l'aspetto femminile è quell'entità-grembo pronta a ricevere la luce che darà grazia e sostentamento alle creature del mondo materiale-Malkut.
I termini sopra citati di Zakar (Uomo) e Neqeva (Femmina), non esprimono la stessa valenza ontologica che ricoprono nel nostro mondo, in quanto attraverso le ripetute incarnazioni, l'Anima si riveste ed interpreta ora il ruolo femminile ora quello maschile; Zakar e Neqeva sono l'androginia Divina che è presente nella psiche umana. Per questo sono luce e tenebre, i due aspetti della stessa Sapienza Trascendente: "non c'è giorno senza notte né notte senza giorno, i due non possono essere separati" (Zohar I, 46°). Lo Zohar affermava anche che "Soltanto la Madre Suprema aveva un nomeche riuniva in sé luce e oscurità"; questo nome ineffabile, di cui si è persa la pronuncia e che gli ebrei chiamano HA-SHEM/Il Nome, configurava l'EN-SOF, il luogo della Pienezza Assoluta.
Il mistero legato alla nascita dell'Universo era conosciuto anche dai Veda. Come la Kabbalah, i Veda sono una tradizione rivelata tramite audizione(SRUTI). Se per la mistica ebraica il punto centrale ed invisibile da cui tutto origina è l'En Sof, per i Veda è il Bindu. Arturo Schwarz nel suo bellissimo libro "La Donna e l'Amore al tempo dei Miti", dice che:" Il Bindu è il germe del mondo. Esso racchiude tutte le potenzialità perché contiene lo Zero e l'Infinito. Dal Bindu ha inizio la manifestazione del divenire e in questo senso è l'espressione geometrica della modalità creativa della Sakti. Il Bindu è così la più alta concentrazione possibile di energia che si presta a diventare Universo. Infinitamente piccolo come un atomo, è fonte inesauribile di energia. La Sakti diventa Bindu quando raccoglie in se stessa tutta la sua energia e, contraendosi sempre più, raggiunge il più alto momento di concentrazione-condensazione. Essa è allora chiamata SaktiGhanibhyta, e a questo stadio è pronta a espandersi nuovamente per trasformarsi poi in Universo grazie all'intervento di Siva".
Anche per la dottrina Sufica, la corrente mistico-esoterica della religione musulmana, il concetto di luce legato alla rivelazione divina occupa un ruolo centrale. Per i Sufi, Dio è il mistero sublime, l'Inconoscibile; egli è l'Unicità, l'Eternità e l'Infinito. Nel Corano la Trascendenza di Dio viene espressa attraverso questi attributi: "Egli è prima del prima, il non venuto, è il sempre stato. Egli è unico senza compagni che Gli somigliano, è la causa di tutto, tutto ha necessità di Lui. Egli è il creatore di tutte le cose, l'Iniziatore assoluto. Egli è autosussistente, che non necessita di nulla. Il sempre Apparente e tuttavia sempre nascosto".
Partendo da questi aggettivi così assoluti, Shihab-al-di-Suhrawardi, il più importante fra gli esponenti della filosofia sufica, affermava che:" il più alto grado dell'Essenza divina è quello della luce assolutamente pura, la "Luce delle Luci" Nur-a-anwar, dalla quale tutto trae sussistenza". Essa si manifesta in diversi gradi di intensità man mano che ci si allontana dalla sua fonte, dando origine ai vari mondi spirituali fino ad arrivare al nostro mondo, il cui messaggero e simbolo della "Luce delle luci" è il Sole. L'uomo può, con il suo lavoro interiore, risalire attraverso i vari piani della creazione e ritornare alla luce sempre più pura. Attraverso un percorso iniziatico-meditativo, colui che anela alla compagnia del divino, alla fine del suo percorso, percepisce nel cuore la Sakina, luce interiore, simile ad un sole, che estingue(Fana) ogni ego.
Da quanto finora esposto, risulta evidente come il concetto di Natura Divina e teoria cosmogonica della creazione dell'Universo abbiano una Matrice UNICA.
Ritornando alla dottrina musulmana "Dio crea l'Universo suddividendo l'umanità in molte comunità(Cor. 11,118). La varietà di comunità serve perché esse si confrontino concorrendo reciprocamente nel bene e nessuna prevarichi (Cor. 5,55). La saggezza di questi versi del Corano è condensata poi nel pensiero espresso dal Maestro Sufi Junaid (IX sec.) che dice "Il colore dell'acqua è il colore del suo recipiente", intendendo che tutte le religioni sono uguali; pur cambiando il nome della divinità e il modo di adorare essa, l'essenza di ciò che è chiamato Dio è UNICA.
Persino i nomi che esprimono la Natura Inconoscibile di Dio, che tutto pervade, hanno la stessa radice: SHEKINAH, SAKTI e SAKINA: l'aspetto femminile di Dio.
La Creazione, che è il Mito per eccellenza, viene descritta in tutte le tradizioni iniziatiche come un sacrificio divino. Per la kabbalah è l'Uomo Divino che viene smembrato, con la caduta delle scintille di luce nel mondo materiale. Dio, dicono i mistici, non ha però abbandonato le sue creature, perché ha mandato nel mondo la sua presenza, la SHEKINAH, la quale rappresenta per ognuno di noi la propria DAMA INTERIORE,che aiuterà l'uomo a riunire ogni frammento e ricomporre il proprio Corpo di Luce pezzo dopo pezzo al fine di ritrovare-riunificare la sua vera IDENTITÀ e intraprendere il viaggio di ritorno TESHUVA."Colui che vuole entrare nel regno di Dio, deve prima entrare con il suo corpo in sua Madre, e là morire" (Paracelso, Opera Paramirum, 1575).
I quattro Universi e cinque livelli dell'Anima.
La conoscenza kabbalistica parla dell'esistenza di quattro Mondi-Olamot diversi, i primi tre di natura spirituale, l'ultimo, il nostro, composto di materia. Il termine OLAM, che viene usato per indicare il mondo, contiene il concetto di "sempre" inteso come espressione spazio-temporale. Ogni mondo ha un rapporto di complementarietà e connessione con gli altri mondi, pur avendo leggi fisiche completamente diverse. Ne consegue una sequenza di mondi che formano una catena, ma che nello stesso tempo sono una stratificazione di sfere, l'una contenuta nell'altra. Come dice Giorgio Israel nel suo libro "La Kabbalah", queste due immagini possono essere contraddittorie, ma in realtà ciò che i kabbalisti vogliono dire è che la prima immagine esprime il concetto di interdipendenza e gerarchia spirituale, mentre la seconda sta a significare la molteplicità di strati di significato che ogni mondo possiede: esattamente come i quattro modi di indagare i segreti della TORAH*.Il grande Mosè de Leon sosteneva che concatenazione ed inclusione erano due realtà coerenti perché "in alto e in basso, in cielo e in terra, non vi è esistenza al di fuori di Lui".
Ogni manifestazione è un dispiegamento del Nome di Dio, poiché il nome è la più alta concentrazione della forza divina. Il Tetragrammon ha dato origine alla creazione e ne ha sigillato i confini; una haggadot (narrazione) talmudica afferma infatti che nel Nome di Dio è sigillato "L'abisso" dell'intera creazione, mentre nel Salmo 33,6 si dice che "con la Parola di YHAWEH sono stati fatti i Cieli". La verifica che il Nome sia legato all'abisso-grembo è espresso dal termine più volte menzionato di MAKOM-POSTO (Maqom è uno dei Nomi divini)e dalla sua ghematria in rapporto al Tetragrammon. Tale corrispondenza ghematrica fa si che il vn* della somma delle lettere che compongono Makom sia pari a 40+6+100+40=186, esattamente la somma dei quadrati delle lettere di HA-SHEM 5+6+5+10=186. Secondo il kabbalista Bacharach (XV sec.) il valore del nome della consonante KOF, con il quale veniva anche identificato Tehiru, lo spazio lasciato vuoto dello Tzimtzum, aveva un vn* pari a 186.
Scholem, uno dei più grandi studiosi di Kabbalah, affermava che: "Il mondo del linguaggio, scaturito dal Nome, è il vero mondo spirituale". Egli continua affermando che: "Nell'atto incessante della creazione che permea ogni cosa, Dio è l'unico che parla infinitamente, e nello stesso tempo è lo scrittore originario che incide la sua parola nelle opere della creazione".
Il Tetragrammon è infatti chiamato "La radice di tutti gli altri nomi". La sua prima lettera, lo Yod, è un segno grafico uguale ad un puntino; esso rappresenta la manifestazione del Verbo o linguaggio divino dalla cui vibrazione tutto prende forma. Vi è poi una seconda consonante che è per cosi dire nascosta, l'Alef, il cui suono è inudibile perché non si pronuncia, ma indica solo la posizione che deve assumere la laringe per emettere un suono. Questa intonazione muta dell'Alef è il Silenzio-Abisso, l'En Sof sprofondato in se stesso, il non manifesto. L'Alef è l'inizio di ogni cosa, l'unità assoluta, che farà sgorgare dallo Yod la prima lettera del Nome, la "Fonte zampillante" contenuta nel grembo della lettera Beit, che darà inizio ai quattro mondi, ai cinque diversi gradi dell'Anima e alle dieci Sefirot.
I quattro mondi sono la pienezza, la continuità e la gradazione lineare dell'emanazione divina che si manifesta fino al gradino più basso dell'esistenza. Tale qualità emanativa riveste anche i vari livelli dell'Anima, scintille di luce completa, che nella loro discesa dimenticano di essere portatrici dell'Essenza Divina, che è pura gioia.
Nella lingua ebraica Olam (mondo) deriva dalla radice Elem, che significa nascosto.
Il primo mondo è Olam ha-Atsiluth (Emanazione). La radice del nome deriva da Etsel= Presso, il mondo più vicino all'En Sof. Il vn* di Atsiluth è 537 la cui sintesi è 15, che è la 15° lettera dell'alef-beit, Samek, vn* 60, il cui significato è Ofir Serpente-Kundalini, nome con il quale veniva chiamato anticamente il Paradiso abitato da Adamo ed Eva. Come dice Annick de Souzenelle, Samek è anche L'albero di Eden, albero di vita-unità e albero della conoscenza della dualità; nella sua attualizzazione, è l'albero della croce; nel suo compimento è l'uomo risorto". Ritrovare l'Eden vuol dire entrare nella risonanza del NOME. Atsiluth è dunque sede delle più alte e inconoscibili essenze spirituali chiamate Partzufim (Ipostasi= rappresentazione concreta di una realtà ideale astratta personificata) con le quali Dio si rivela ai mondi inferiori. Essendo così vicino all'En Sof è un mondo già rettificato, privo di separazione, senza il quale la distanza tra Dio e l'uomo sarebbe incolmabile. Atsilut è associato alla prima lettera del Tetragrammon, lo Yod, vn* 10, come il numero delle Sefirot, e rappresenta il seme della creazione. L'Atsilut è la dimora di Haya, l'Anima Vivente o Anima Cosmica (di genere femminile come tutte le altre Anime), che tutto pervade. Essa appartiene al monde delle Idee Pure, fonte della vita eterna. Colui che raggiunge questa dimensione, pur conservando la propria specificità, accede alla sua vera natura: quella Divina.
Il secondo mondo, che viene generato dal primo, è chiamato Olam ha-Beri'ah (Creazione) vn* 218, la cui sintesi è 11, il numero della ciclicità. L'undicesima lettera dell'alef-beit è la Kaf, vn*20, con significato Cavità, palmo della mano, simbolo della forza creatrice di Dio e degli uomini. La mano, infatti, esprime la ricettività, tanto da omologare la lettera Kaf alla Beit, lettera che contiene la creazione. Questo mondo è sede della Materia Vergine o Quintessenza purissima chiamata Hyulì, con la quale Dio crea dal nulla. Beri'ah infatti contiene anche i quattro elementi(fuoco-acqua-aria-terra) ancora allo stato indifferenziato, pronti a manifestarsi. Per la fisica moderna è il Campo del Punto-Zero, sede di attività energetica intensissima, governato dalle quattro forze che sono: Elettro-magnetica, Interazione Forte e Debole e Forza di Gravità. Scopo della fisica è quello di trovare un'unica equazione che unisca le quattro forze, che subito dopo il Big-Bang erano un UNICUM. Associato alla lettera Hey che ha una forma aperta, quindi disponibile a ricevere il seme dello Yod affinché Dio si riveli, Beri'ah è sede di Neshamah, l'Anima Individuale. La conoscenza di questa realtà animica ci consente di conoscere il nostro vero mandato divino per armonizzarci con l'intero Creato. Con il risveglio di Neshamah si ha la comprensione delle relazioni che intercorrono tra il mondo superiore e quello inferiore.
Il terzo mondo, che deriva dei primi due, è chiamato Olam ha-Yetsirah (Formazione), vn* 315 la cui sintesi è 9 corrispondente alla lettera Tet che significa Utero. In Yetsirah si dà inizio alla separazione che nel mondo di Ber'ah era allo stato potenziale. Questo è il mondo delle idee o archetipi che modellano l'energia, creando una Forma come un utero nel quale si sviluppa la vita.
Il 9 viene considerato anche il numero del compimento e simboleggia la perfezione del creato, il cui segno grafico era anche quello del serpente Uroboros.
Sede delle Potenze Angeliche guidate da Metatron, la lettera del Nome che viene associata a questo mondo è la Vav, a forma di linea retta, che rappresenta la graduale discesa della luce nei vari mondi. L'anima che prende dimora in esso è Ruach, lo Spirito, il Soffio o Vento. La sua natura la fa essere al di sopra di tutto quello che è materiale. E' lo Spirito che aleggia sulle acque primordiali e che farà dell'uomo un essere vivente: "L'uomo diventò un Anima Vivente" (Gen. 2,7). Ruach è custodita nel cuore umano, sede del vero Amore Cosmico.
L'ultimo mondo viene chiamato Olam ha-Asyah (Azione) il mondo delle sfere celesti. Il vn* di Asyah è 385 la cui sintesi 16 corrispondente ad Hain, la sedicesima lettera dell'alef-beit. Il vn*di Hain è 70 e sta a significare Sorgente" e Occhio. Il messaggio di queste due parole vuole dire che, poiché questa è la dimensione soggetta al continuo divenire, all'entropia, dove spesso si perde il senso dell'unità cosmica, l'uomo, sviluppando le proprie potenzialità divine, Vede, attraverso la discesa nella sua Sorgente, la piena luce, squarciando così il velo illusorio di Maya. La lettera attribuita al mondo dell'azione è la Hey, ultima lettera del Nome che rappresenta la SHEKINAH o Madre inferiore, la cui sede è Malkhut-Regno, ultima delle sefirot. Che sia veramente la sede della SHEKINAH è confermato dal suo vn che è 385, uguale a quello di Asyah. I maestri kabbalisti dicono anche che in questo mondo ritornerà il Messia. Se si pensa poi che le parole Nachash*=Serpente e Mashiach=Messia hanno vn* 358, la cui sintesi è 16, si capirà bene che la nuova energia Cristica che dovrà manifestarsi, sarà quella della SHEKINAH, la parte femminile di Dio. Qui giù si trova Nefech, l'anima inferiore, che è strettamente collegata al corpo perché con il suo campo energetico sostiene e nutre l'uomo. Viene chiamata anche Anima Vitale, ed è sede dell'intelligenza e delle emozioni. Per rigenerarsi durante il sonno, si stacca dal corpo per compiere un viaggio nei mondi astrali, dove incontrerà energie positive o negative dipendenti dalla purezza della persona.
La kabbalah ci informa che esiste un ultima Anima chiamata Yehidah=Anima dell'unificazione Assoluta, sede della Realtà intellegibile, contenente tutti e quattro i mondi. In essa, tutto rimane immutabile, al di là del fluire dei fenomeni, essendo la sede della Sostanza che è la natura stessa delle cose. La qualità di Yehidah è l'Unione Perfetta con l'Unità Assoluta del Nome (Nadav Crivelli, Introduzione alla kabbalah). Yehidah, l'anima Suprema, dimora in Keter, la prima sefiroth, la più vicina all'En Sof dimora dell'Adam-qadmon, dove le due nature opposte sono perfettamente armonizzate. Qui l'UNO non si può più contare.
Il lettore, affascinato dal racconto della Creazione Divina, rimarrà notevolmente colpito dall'attualità delle teorie cosmologiche che i mistici ebraici hanno largamente anticipato rispetto alle nuove scoperte della scienza. La descrizione scientifica del big-bang è esattamente l'esplosione di un minuscolo puntino(Seme-Yod) circondato dal nulla. Da questa gigantesca esplosione composta da fotoni (Scintille di luce) si sono formate in un tempo lunghissimo, miliardi di anni, le particelle sub-atomiche e gli atomi elementari (la rottura dei vasi-Shvirat ha-Kilim).
Il residuo lasciato dallo Tzimtzum, Reshimo (Vuoto Quantico) è stato scoperto e misurato dai fisici, sotto forma di ondulazioni delle micro-onde, dalle cui fluttuazioni, dicono gli scienziati, sono nati gli universi. La moderna teoria delle stringhe, che ha come obbiettivo l'unificazione di tutte le leggi della fisica, dice che tutti i mattoni fondamentali della materia, dai quark agli elettroni, sono costituiti da minuscole corde vibranti in uno spazio a 9 dimensioni (6 in più dello spazio 3D a noi percettibile).
La teoria delle stringhe a mio avviso coincide perfettamente con la funzione di archetipi e principi ordinatori delle lettere dell'alef-beit, che sono i mattoni con i quali Dio crea l'Universo.
Il creato infatti è una trama linguistica tessuta dall'incessante e continuo parlare di Dio. Le lettere, per loro natura archetipale, sono le minuscole corde vibranti che la fisica chiama stringhe. Il vuoto, che fa da cassa di risonanza alla musica del Creato, viene continuamente alimentato e sostenuto, come dicono altre tradizione, tra cui quella induista, dagli Dei cantori: sono gli Dei originati dal primo suono (Puntino-Yod) che si manifestano attraverso gli armonici o lettere del'alfabeto sacro, tanto da far affermare che il canto o suono è il nutrimento della creazione.
Anche le 9 dimensioni sono perfettamente rispondenti alle prime 9 sefirot dell'albero della vita, escluso Keter che per sua natura è inconoscibile alla mente umana. Se è vero che l'Universo è vecchio di 20 miliardi di anni (Rabbi Yitzaq di Akko sosteneva che l'Universo era vecchio di 15 miliardi di anni), risulta incredibilmente attuale la teoria kabbalistica, secondo la quale la rottura dei recipienti e la formazione delle sefirot, capaci di contenere meglio la luce divina, è stato un fenomeno complesso che si è concluso in un termine di tempo lunghissimo.
Nadav Crivelli ci informa poi che il valore numerico di Kabbalah è 137, valore di una delle leggi fisiche più importanti della meccanica dei quanti. Tale legge è la costante di struttura fine che esprime il rapporto tra la velocità della luce e quella dell'elettrone in orbita intorno al nucleo dell'idrogeno. Crivelli continua dicendo che: "se si pensa che la luce può rappresentare la Spiritualità e l'elettrone la materialità, si vede come il numero 137 esprima il rapporto tra Spirito e Materia".
Nella terza ed ultima parte di questo viaggio intrapreso nel mondo della Kabbalah, si parlerà dell'Albero sefirotico e dell'importanza dell'unione tra il maschile ed il femminile.
Anche se comunemente si comincia a parlare della formazione delle sefirot dopo aver esposto la teoria dello tzimtzum e la sua emanazione, ho volutamente lasciato per ultimi questi due temi, perché a mio avviso sono la vera essenza della kabbalah, e rappresentano la parte operativa di tutta la mistica ebraica.
Come vedremo, le sefirot incarnano non solo gli attributi divini, che l'uomo deve esaltare, ma sono potenze dell'anima e dimensioni interiori che portano l'individuo alla conoscenza di Sé. L'adesione a quelle che sono le qualità sublimi dei frutti dell'Albero della Vita, e l'Unione tra Maschio e Femmina, che si concretizza con l'amplesso amoroso, sono dei potenti mezzi per arrivare alla conquista della consapevolezza.
Lecce 23-07-2010 Maria Grazia Giorgino
Articolo pubblicato su rivista SARAS N°50 Luglio/Settembre 2010.
*Vn = valore numerico
*Vg = valore geometrico
*Vs = valore segreto; si calcola applicando la formula Vs n= (n+1) /2
* "ghilgal" il cui significato è il passare e vivere dell'anima in un altro corpo ha vn 66
66 è anche il vs di 11 ed entrambi i numeri esprimono il concetto di ciclicità.
*I quattro strati di senso della Torah sono: Letterale, Omiletico, Allegorico ed Esoterico
*Nel cristianesimo delle origini, il Cristo è stato raffigurato nella croce come un serpente.
Bibbliografia
Architettura Sacra Medievale M.G. Lopardi Ed. Mediterranee
L'Essenza della Kabbalah Daniel C. Matt Ed. Newton & Compton
Il Nome di Dio e la teoria
kabbalistica del linguaggio G. Scholem Ed. Adelfhi
Introduzione alla kabbalah Nadav Crivelli Ed. Psiche 2
Kabbalah e Alchimia Arturo Schwarz Ed. Garzanti Elefanti
La Lettera, strada di vita A. de Souzenelle Ed. Servitium
La kabbalah Giorgio Israel Ed. Il Mulino
Numerologia Biblica Nereo Villa Ed. Sear
Thot e il sole femminile Athon Veggi Fenix n8 pag.94
I Novantanove del Corano G. Mandel Luoghi dell'Infinito pag. 21-22.
La Kabbalah Parte IIIL'Albero della Vita.
"Dieci numero-abisso: dieci e non nove, dieci e non undici. Discerni con saggezza, sii saggio con discernimento. Esaminali e indagali. Conosci, considera e concepisci. Stabilisci la cosa sulla sua base e il Creatore sul suo seggio. La loro misura è dieci perché sono infiniti. La loro fine è conficcata nell'inizio e il loro inizio nella loro fine. Profondità inizio e profondità fine, profondità bene e profondità male, profondità alto e profondità basso, profondità est e profondità ovest, profondità nord e profondità sud. E' un Signore unico, Dio re fedele, li governa tutti dalla sua santa dimora e per l'Eternità".
Sefer Yetsirah. (Libro della Formazione III-IV Sec.)
"La presenza di Dio riempie il mondo intero" (Isaia 6,3). L'Universo intero trae la sua genesi dalla Volontà Divina (En- sof) che, contraendosi (Tzim-Tzum), crea uno spazio vuoto, che è Verbo; tanto da far affermare allo Zohar che il Santo Benedetto forma il mondo per mezzo di dieci parole.
Queste parole così speciali sono le dieci Potenze o Sefirot, i frutti dell'Albero della Vita, talmente preziosi, che Dio - dice sempre lo Zohar - li contemplava facendone le sue delizie, insieme ai numeri e lettere, duemila anni prima della creazione dell'Universo
Le sefirot associate ai primi dieci numeri, che possono essere anche i dieci nomi di Dio, e i 22 canali che li uniscono, ognuno dei quali corrisponde alle lettere dell'alef-bet, formano le 32 meravigliose Vie della Saggezza, l'immagine grafica dell'Albero Sefirotico.
Per recuperare la condizione paradisiaca perduta, l'uomo deve risalire percorrendo le 32 Vie di Saggezza che lo porteranno da Malkhut (Regno) l'ultima sefirah emanata, a Keter (Corona), che è la sorgente della Beatitudine pura e della Gioia.
Ma perché il luogo del viaggio iniziatico viene simboleggiato da un albero? Un tempo, quando il cielo e la terra era molto vicini, quasi si toccavano, era sufficiente un albero, scala, colonna o montagna per comunicare con Dio. Nonostante la comunicazione e la vicinanza siano state interrotte, nella memoria collettiva di molti popoli, questi mezzi che davano la possibilità di passare da un livello cosmico ad un altro hanno continuato ad esprimere l'archetipo del Centro o dell' Axis Mundi. L'albero in particolare sembra che abbia suscitato nelle culture arcaiche una forte attrazione sacra; basti pensare che nella tradizione Indovedica, forse la più antica di tutte, il primo tempio dedicato agli Dei era proprio un albero, intorno al quale fu costruita una struttura che consentiva al fedele di circumnambulare intorno ad esso.
Ma la sindrome paradisiaca dell'eterno ritorno al Polo Supremo, negli uomini è stata sempre presente, e se per la maggior parte di essi questo contatto era molto difficile da raggiungere, per colui dotato di poteri speciali era sufficiente appunto un albero.
Nel territorio siberiano, lo sciamano utilizzava la Betulla Sacra per ascendere alla volta celeste. La cosa interessante di questa pratica, non era solo quella di costruire un tamburo dello stesso legno per produrre vibrazioni sonore, ma era soprattutto quella di incidere sul tronco dell'albero sette o nove tacche, che rappresentavano i livelli celesti non facili da percorrere. Lo stesso viaggio viene raccontato nel famoso sogno di Giacobbe, il quale, dopo aver lasciato la sua famiglia di origine per unirsi in matrimonio con Rachele nella terra di Luz, si addormenta poggiando la testa su una pietra. Nel sogno egli vede una scala santa scendere dal cielo, percorsa dagli angeli. Il racconto biblico narra poi il misterioso episodio del combattimento tra Giacobbe ed un angelo (guardiano della soglia) e della visione spaventosa che lo stesso ebbe di quel luogo così speciale, tanto da fargli pronunciare al risveglio la famosa frase: "Terribile è questo luogo". Dopo aver consacrato la pietra su cui aveva poggiato la testa e dopo l'esperienza fatta in sogno, Giacobbe cambiò il nome della terra di Luz in BET-EL (Casa di Dio). E' abbastanza evidente che sia la scala che l'albero dello sciamano alludono allo stesso messaggio, che è non solo di comunicazione con i piani superiori dell'Essere, ma anche di comunicazione col Centro o dimora Divina, espresso nella parola Bet-El ovvero Belito Sacro.
Nel racconto, carico di simbolismo, c'è però qualcosa di ancora più interessante che si ricollega al nostro tema, ed è il termine LUZ.Luz non è solo il nome della terra su cui poggia la scala di Giacobbe, ma è anche il nome dell'albero sacro per gli ebrei -Il Mandorlo -, e del suo frutto, la Mandorla.
La mandorla in particolare, a forma di vessica pisces, è simbolo del guscio (Kelippot), contenente la luce dell'immortalità, che deve essere frantumato. Nel corpo umano, questo frutto è un piccolo osso indistruttibile posizionato alla base della colonna vertebrale, come la base della scala di Giacobbe e dell'albero dello sciamano. Questo osso contiene il frutto, che è il "Segreto"; ovvero custodisce l'identità divina di ognuno di noi che deve essere portata a compimento. La nostra terra di Luz deve trasformarsi, come per il patriarca Giacobbe, in terra di"BET-EL".
La kabbalah stessa ci informa poi che l'Albero della Vita e i suoi frutti che donano l'immortalità sono celati in ogni essere e cosa creata da Dio. L'uomo, immagine dell'Adam-kadmon, custodisce in sé le meravigliose qualità dei frutti dell'albero, per cui l'uomo è un "Elohim" in potenza, appartiene alla Stirpe Divina. La ghematria ci conferma questo concetto affermando che Mah, uno dei nomi di Dio del mondo della rettificazione, ha lo stesso valore numerico di Adam ,45, la cui sintesi 4+5 = 9 esprime il compimento, la perfezione raggiunta, poiché l'Adam partorisce se stesso; "figlio dell'Uomo".
La Torah, che per la tradizione ebraica coincide con il mondo intero, nel racconto della Genesi narra di un albero molto particolare, situato nel centro dell'Eden (la nostra terra interiore) ,Fonte di vita per l'intero Universo: "tutte le creature dipendono da esso" (Sefer ha Bhair). Ai suoi piedi una sorgente di acqua cristallina, che si espande nelle quattro direzioni dello spazio, disseta tutte le creature desiderose di conquistare la Conoscenza che dona l'Eterna Giovinezza.
Ma il cammino verso questo Centro, la nostra più profonda dimensione interiore, è tutt'altro che facile. Il cercatore deve superare molti pericoli, e spesso verrà messo alla prova dai guardiani della soglia, che ostacoleranno l'accesso al Regno del Re.
Lo sapevano bene i mistici che praticavano la MERKABAH, la cui anima doveva attraversare 7 Palazzi (Hekhaloth-Cakra) e scontrarsi con l'ostilità dei poteri angelici, i quali la respingevano in tutti i modi possibili, tanto che alcuni di essi vengono descritti come terrificanti. Colui la cui "Dama interiore" (Anima) era degna di attraversare tutti e 7 i palazzi riuscendo ad incarnare le qualità delle prime 7 sefirot, arrivava nella stanza principale del Re, nel suo Centro. In questo luogo l'Anima aveva la conoscenza della Sapienza, vale a dire, la vera comprensione della Rivelazione Divina.
I mistici, durante i loro viaggi nei reami del divino e nelle lunghe meditazioni sui nomi Divini, sono stati ispirati circa la formazione del mondo. Queste preziose rivelazioni sono contenute in molte opere della Kabbalah, in particolare nel Sefer Yetsirath e nello Zohar, nel quale si parla addirittura di due creazioni. Nella prima creazione le sefirot cosmiche si trovavano disposte tutte sulla stessa linea, per questo, dice lo Zohar, la creazione intera si reggeva su una sola gamba. Tale disposizione rendeva instabile l'opera divina, destinata inesorabilmente alla distruzione. Nella seconda creazione, o mondo della Rettificazione (Tikkun), viene creato l'Albero della Vita con i suoi tre pilastri e i 22 canali di comunicazione: il pilastro di destra esprime l'Amore, quello di sinistra esprime la Forza o Giudizio, ed entrambi sono uniti ed armonicamente equilibrati dal pilastro centrale, quello della Compassione, tanto da far postulare che la creazione venga modellata dalla Bilancia Cosmica (Matkala).
Della Bilancia, la kabbalah dice che essa si trovava "nell'Antico dei giorni", e che fu scelta da Dio per le sue qualità di equilibrio, giustizia, misura ed unità. I suoi piatti in perfetto equilibrio dinamico esprimono l'invariabilità del Mezzo, la Terra Santa primordiale di Tula degli iperborei, il Polo. Queste qualità fanno della Bilancia il simbolo per eccellenza dell'unione degli opposti.
L'uomo infatti non può cibarsi dei frutti dell'albero senza prima aver ricomposto e unificato la sua natura dialettica e frammentata, che si contrappone al piano divino; egli troverebbe sempre i Cherubini dalla spada fiammeggiante a guardia dell'Albero. Nel mondo della coscienza dualistica l'umanità intera non riesce a cogliere l'unità assoluta che regna e sostiene l'intera creazione Per avvicinarsi nuovamente all'albero e coglierne i frutti che risvegliano la coscienza assopita negli abissi del suo femminile, l'Uomo-Umanità deve intraprendere, come gli eroi e i cavalieri erranti, un viaggio nell'ignoto. La ricerca del Santo Graal è un viaggio in solitario, è una discesa nel labirinto abitato dal nostro mostro, che simboleggia la notte cosmica, il caos, nel quale il neofita, morendo a se stesso, se ne è capace, trasforma la propria esistenza profana in divina, dando inizio ad una nuova creazione interiore.
Le dieci Sefirot
Le 10 sefirot, disposte secondo la forma dell'Adam, l'androgino primordiale, archetipo dell'essere umano, sono aspetti della personalità divina, volti interni di Dio. Esse manifestano l'infinita energia dell'AYIN-SOF, senza la quale tutto quello che si può chiamare per nome non esisterebbe.
Il termine sefirah, che deriva dalla radice "sefer", può avere più significati: libro, luce splendente o numero-abisso. Strettamente interconnesse le une alle altre, sono nutrite dalla continua ed incessante Volontà Divina, con la quale condividono la stessa natura di infinito. Esse infatti sono accompagnate dall'attributo belimah che significa "senza cosa", "senza determinazione", ovvero infinite perché non hanno fine. Nell'immaginario esoterico dello Zohar sono così descritte:"La loro fine è impressa nel loro principio, il loro principio nella loro fine", descrivendo così l'Universo come un Uroboros che ingoia la propria coda. Tale archetipo è l'immagine dell'energia divina di ognuno di noi, custodita alla base della colonna vertebrale, la quale deve verticalizzarsi per risalire ed arrivare alla testa, rendendo l'uomo un Dio vivente.
Quando Dio comincia a creare, pone sul capo della creazione, che diventerà la sua Sposa, una corona. La prima sefirah che si manifesta è appunto Keter (Corona), posizionata sul capo dell'Adam Kadmon. Attraverso Keter AYIN diventa AYIN-SOF-OR, luce infinita pronta a manifestarsi per sostenere con la sua energia inesauribile tutti i livelli dell'albero della vita. Poiché la prima sefirah è unita all'AYIN-SOF, essa è partecipe dell'inconoscibilità dell'infinito. Confinante con l'infinità, trascende tutte le altre sefirot; il pensiero umano viene annichilito dalla sua ineffabilità, poiché è il regno della totale misericordia, non contaminato da giudizio, in cui dimorano solo Volontà e Desiderio.
Essendo chiamata: "radice di tutte le radici", Keter dà origine a Hokhmah (Sapienza), la seconda sefirah, la prima che può essere concepita come un punto di luce che emerge dal nulla, tanto da far postulare ai mistici che:"La Sapienza divina nasce dal Nulla". E' il principio della Genesi, è il primo raggio di luce divina che si manifesta al di fuori di Keter, il quale si espande e crea un Palazzo; la terza sefirah, Binah, il grembo cosmico, sede di tutte le individuazioni, in cui Hokhmah, il Padre (ABBA), deposita il suo seme divino. Lo Zohar così poeticamente descrive questo evento cosmico: "Non appena il seme penetrò, il palazzo risplendette di luce. Da quelle luci scendono una cascata di altre luci, le cui scintille oltrepassano i cancelli dando vita ad ogni cosa".Con l'apparire di Hokhmah e Binah, l'Albero della Vita comincia a polarizzarsi nell'albero del bene e del male.
Binah, la Madre Superiore, detta anche Shekinah Superiore, partorisce le sue 7 figlie, le sefirot inferiori, vasi pronti a ricevere la grazia divina per generare il resto della creazione. Così la cascata di luci che straripa dal ventre di Binah crea Hesed (Amore), Gevurah (Giudizio), Tiferet (Bellezza), Netsah (Vittoria), Hod (Maestà-Splendore), Yesod, il Fondamento del mondo e Malkhut, il Regno, sede della presenza femminile di Dio, la Shekinah inferiore.
Il ritorno (Teshuva) alla sorgente dell'albero comincia dal basso, da Malkhut-Shekinah, il nostro mondo, il settimo giorno della creazione, che deve essere portato a compimento dall'Adam (Umanità).
I kabbalisti parlano di questa sefirah come una Lei, come "il Segreto del possibile", la presenza femminile di Dio che tutto pervade.
Per potersi rivelare e rendersi visibile, Dio si abbassa mostrando il suo volto femminile. La creazione - dice lo Zohar - è opera di Shekinah, tutto l'Universo materiale dipende da Lei. Shekinah è la madre di tutti noi, la porta che attraversiamo quando veniamo al mondo e che si deve riattraversare per accedere al potere delle altre Sefirot. Essendo la sefirah più bassa, la più esiliata e lontana da Dio, e per questo la più vicina al male, essa ha bisogno di essere sostenuta da tutta l'energia delle altre sefirot attraverso Yesod (Fondamento). Shekinah viene chiamata anche la Sposa che anela a congiungersi con il suo Sposo Tiferet per celebrare il Matrimonio Sacro e generare il figlio, lo Yod, la scintilla divina che è dentro l'uomo. Per gli ebrei questo congiungimento avviene il venerdì sera, durante lo Shabbat, nel quale la Regina entra nel palazzo del suo amato, Tiferet, per unirsi con Lui. E' durante la vigilia dello Shabbat che Dio dona ad ognuno di noi una doppia anima, che verrà ripresa a conclusione della festa; Shekinah è il grembo di tutte le anime generate dall'unione con Tiferet. Sul piano materiale il matrimonio simboleggia quest'unione, che si concretizza con l'unione sessuale degli Sposi. La vigilia dello shabbat è infatti il momento migliore per unirsi con il proprio amante e realizzare le Nozze Cosmiche. Nella dimensione di Malkuth è importante la qualità e la quantità dell'azione umana il cui scopo è quello di liberare dai gusci-Kelippot le scintille divine. Qui Shekinah è anche identificata con l'Arcobaleno, simbolo dell'Alleanza di Dio con il suo popolo e ponte tra il mondo della materia e quello dello Spirito. Per intraprendere la via ascendente è necessario passare attraverso la Madre, che fa da collegamento a Yesod, nona potenza Divina, situata nella colonna centrale della Compassione. La parte del corpo dominata da Malkhut sono i piedi, che devono avere radici ben radicate alla terra, come quelle di un albero.
Partendo dal basso verso l'alto, Yesod (Il Fondamento), insieme a Hod (Splendore -Maestà) e Netsah (Vittoria-Eternità), forma la prima triade del Regno della natura; alchemicamente è la prima fase della Grande Opera, la Nigredo. Yesod, per la posizione occupata, è il Fondamento del Mondo, l'Axi Mundi o Colonna Cosmica. In essa vengono incanalate tutte le luci delle altre Sefirot, per poi essere dispensate con sapienza nel mondo di Malkhut. A differenza delle altre sefirot, che trattengono parte della loro luce, Yesod la canalizza tutta in Malkhut. Il simbolo di Yesod è quello del Maestro interiore, della continua ricerca della propria Centratura; non si può essere canali di tanta "Luce-Energia" se non si possiede la giusta stabilità interiore. Nella Kabbalah il Fondamento è colui che, con le rette azioni, influisce positivamente sul Mondo e sul Cosmo intero: "Per amore anche di una sola persona giusta, il mondo resiste, il giusto è il fondamento del mondo". (Talmud Babilonese). Nel corpo umano Yesod è il fallo, (il mistero del patto della circoncisione) inteso come forza cosmica riproduttiva, ad indicare che se l'energia sessuale è supportata da una sana pratica sessuale, conduce l'essere umano all'Illuminazione. Gli organi sessuali, per la mistica ebraica, sono visti come mezzi di comunicazione e scambio tra esseri viventi; ciò è confermato dallo stesso termine Yesod, che oltre a contenere la parola Sod, segreto, ha come valore numerico 80, corrispondente alla lettera Peh, che significa Bocca.
Se Yesod è il Maestro interiore, il viaggio in solitario, l'ottava sefirah Hod (Maestà-Spendore) è l'incontro con il Maestro esteriore, il quale vuole condividere con gli altri il suo incontro con il numinoso. Hod è il desiderio irrefrenabile che spinge l'individuo ad intraprendere un viaggio verso la Conoscenza e la Verità, che non devono essere autoreferenziali, ma condivisi con la Comunità intera. Hod e Netsah sono appunto i canali con i quali arrivano le profezie che arricchiranno l'intera Comunità. Ma il continuo desiderio di conoscenza (Hod governa i processi volontari), quel desiderio che non appaga mai l'uomo per la meta raggiunta, se non viene ben governato, porta a disperdere le energie personali e la conoscenza acquisita. La parte del corpo legata alla sefirah Hod è appunto la gamba sinistra, indice di instabilità.
Netsah (Eternità-Vittoria), la settima sefirah, è la manifestazione inferiore di Hesed (Amore), come Hod lo è di Gevurah (Giudizio-Potenza). Netsah è la stabilità affettiva, la volontà all'esercizio alle buone azioni, la sicurezza del raggiungimento che con Hod si era programmato; è l'umiltà praticata ed il non attaccamento al risultato delle azioni. Questa sefirah corrisponde alla gamba destra del corpo umano, la gamba di appoggio in posizione eretta, indice di stabilità.
Con Tiferet (Bellezza), sesta sefirah, insieme a Gevurath (Giudizio) e Hesod (Amore), saliamo nella seconda triade, il regno dell'Anima, che l'Ars Regia vede come la fase dell'Albedo. Tiferet, situata al centro della colonna della compassione, è la sintesi perfetta di tutte le emozioni umane. Le sue qualità di bellezza ed equilibrio conferiscono armonia e proporzione Divina a tutto il creato. Tiferet è il nucleo centrale dell'individuo, è l'Io Superiore perfettamente rettificato. L'obbiettivo dei mistici è diventare Tiferet, tanto da essere definita degli stessi come: "Cielo", "Sole", "Re",ma soprattutto il "Cuore dei Cuori", la stanza segreta dove avviene il dialogo con Dio. La sede di questa potenza divina è il cuore umano, mediatore per eccellenza, luogo dove tutti gli opposti si unificano, facendosi vaso per accogliere l'amore incondizionato da irradiare verso tutte le creature. Poiché l'amore genera bellezza, la bellezza deve condurci alla Verità. Situata perfettamente al centro dell'albero, Tiferet non è solo lo Sposo al quale Shekinah costantemente anela a congiungersi; egli è il punto di perfetto equilibrio tra Gevurah-giudizio e Hesed-amore, poiché incarna una delle più alte qualità divine, ovvero la Compassione, che ne fa l'archetipo del Cristo Cosmico.
Gevurah (Forza-Giudizio), quinta sefirah, viene chiamata anche Din o Rigore, perché ha la funzione di regolare le forze emanatrici Divine. Essa, in un certo modo, regola il controllo dell'Universo, contenendo e limitando il potere emanativo di Hesed- amore. La volontà di Hesed è quella di dare amore illimitatamente, ma tale enorme quantità di luce non potrebbe essere contenuta negli altri vasi. Da Gevurah deriva anche l'Altra parte, il "Male". Nella teoria Luriana, quando Dio esprime la volontà di creare, elimina dalla stessa creazione ciò che non è buono. La stessa Genesi, nel raccontare i sei giorni della creazione, ci riporta la frase: "E Dio vide che era una cosa buona" esprimendo così che già nel pensiero divino il male coesisteva. Ma anche il rigore ed il giudizio di Gevurah devono essere mitigati dalla sefirah Hesed (Amore); se ciò non succedesse, il mondo non potrebbe esistere. Non a caso la parte del corpo corrispondente a Gevurah è il braccio sinistro.
Hesed (Amore-Pietà), quarta sefirah, è l'amore incondizionato, il perdono che tutto perdona, la devozione totale verso Dio. Senza l'amore non ci sarebbe la volontà di Dio a creare, poiché: "l'Amore è uno Spirito vivificante che penetra tutto il Mondo ed è un legame che unisce tutto l'Universo" (Maria l'Ebrea). Entrambe le sefirot sono perfettamente equilibrate dall'intervento di Tiferet.
Con la terza sefirah, Binah (Intelligenza), che insieme a Hokhmah (Sapienza) e Keter (Corona) forma il mondo dell'Intelletto, arriviamo alla triade più alta dell'Albero della Vita, alla fase della Rubedo alchemica, nella Dimora Aurea. Questo è il dominio degli archetipi che stanno per dispiegarsi e modellare la creazione. Binah-Madre dopo aver ricevuto il Santo Seme da Hokhmah-Abba si espande creando uno spazio; in Sapienza 23.12 si dice che: "La Sapienza si è costruita una casa". In questo spazio, che è Makom, si concretizza il pensiero di Hokhmah; per questo Binah è il luogo del pensiero logico ed astratto, dell'intelligenza che intuisce il progetto armonioso e perfetto del piano divino; essa è comunicazione in sintonia con il resto del creato. La vera natura di Binah è "PANTA REI" il "TUTTO SCORRE", poiché fa fluire la sua luce come un fiume, senza interruzioni, inondando di gioia coloro che si lasciano trasportare dalla sua corrente. La parte del corpo corrispondente a Binah è l'emisfero celebrale sinistro.
Hokhmah, seconda sefirah, come si è detto all'inizio del paragrafo è la prima luce che si manifesta al di fuori dell'inconoscibilità di Keter; essa è il punto di tutte le convergenze, lo spazio infinitamente piccolo dove si concentra tutto ciò che deve essere. Nell'essere umano è l'origine di tutte le idee, il dono dell'intuizione, il pensiero saettante, la folgorazione che è capacità di penetrare anche se per un breve istante reami a noi preclusi. L'emisfero celebrale di destra è sotto l'egida di questa sefirah.
Nell'albero della vita esiste un'undicesima potenza dell'anima, Da'at (Conoscenza unificante). In realtà, anche se viene spesso indicata come sefirah, Da'at non lo è, perché essa è l'aspetto esteriore di Keter, la cui natura è inafferrabile. Da'at ha il compito di unificare la Sapienza con l'Intelligenza, il Padre con la Madre. Ad essa corrisponde la parte centrale del cervello ed il cervelletto.
Di Keter si può dire poco o meglio ancora, nulla. Il pensiero umano è troppo limitato per comprendere l'imponderabile, il dominio della preesistenza.
I mistici, per raggiungere la santità ed accedere al paradiso interiore, cercavano di lavorare mediante il pensiero, l'azione e le parole, per aderire quanto più possibile alle qualità delle sefirot. Spesso per mezzo della preghiera, venivano invocati i vari aspetti di queste Potenze dell'anima, il cui scopo era quello di rafforzare la qualità che si desiderava sviluppare per beneficiare della loro speciale energia: "le sefirot, vanno imitate interiorizzate e soprattutto vissute". Chi vuole dissetarsi all'Unica Fonte, che guarisce dal'oblio, può mettersi alla ricerca del suo Maestro interiore, condividere il viaggio del ritorno e i doni spirituali con i propri simili esercitando la compassione del cuore, per donare amore e per-donare le proprie debolezze e quelle del prossimo. Usando con saggezza l'Intelligenza e la Sapienza che il Santo Benedetto ha donato ad ognuno di noi, è possibile raggiungere la realizzazione coscienziale che tutto unifica, per nutrirsi del sublimeFrutto dell'albero, quello che dona la Perfezione, l'Androginia Divina, ovvero l'Immortalità.
L'Unione del Femminile con il Maschile.
"Quando la coppia unita (nell'amplesso) fu disgiunta, tutti gli Dei si lamentarono e gridarono: "fai che essi si congiungano nuovamente"; questo è quanto dice il versetto dei Regveda, X,25,5. Non fa eccezione ovviamente la Kabbalah, che fa dell'amore fra uomo e donna una vera e propria arte, mentre dell'amplesso sessuale un atto di pura creazione, finalizzato, attraverso l'unione degli opposti, all'individuazione della propria Personalità.
Per affermare l'importanza dell'unione amorosa, la tradizione sapienziale affidata alla Torah dice che: "Due sono meglio di uno, perché hanno maggiore vantaggio della loro fatica". Tale assioma viene rafforzato dalla frase contenuta nello Zohar che recita: "la dove non c'è unione tra maschio e femminina, gli uomini non sono degni di contemplare la presenza Divina".
Perché è così importane la congiunzione (ziwwug) tra le due parti, che risultano essere opposte ma complementari? La risposta la troviamo nella Genesi quando parla del sesto giorno della creazione, in cui viene creato l'uomo ad immagine e somiglianza di Dio.
In Genesi 2,18 Dio afferma che: "Non è bene che l'uomo sia solo", intendendo che la sua creatura è isolata-separata da se stesso. Occorre condurre l'uomo nella parte più profonda di sé, verso ISSAH, il suo femminile, che rappresenta la totalità, la fonte delle energie, affinché si unisca con essa in una sola carne e in un solo spirito partorendo se stesso. Per fare ciò l'uomo deve però riconoscere questa parte di tenebra, per amarla, integrarla e sposarla, ovvero, come dice Schwarz: "realizzare il matrimonio alchemico, quello ideale che è considerato essere la riunione faccia a faccia delle due metà di un Androgino Primordiale".Nel nostro mondo, che è lo specchio del REALE, questa unione può essere realizzata con l'Amore tra un uomo e una donna poiché, come afferma Jung, nella parte più nascosta del sesso opposto è celata la metà maschile (Anima) o femminile (Animus).
Innamorarsi di una persona significa cercare, in Lei/Lui, la nostra metà mancante, una condizione necessaria per raggiungere l'integrità dell'io diviso, ovvero abbracciare la nostra ombra- issah, per superare la frattura duale dell'essere.
Ciò comporta finalmente una presa di coscienza che ci porta verso la comprensione dell'altro, che è un riflesso del nostro Sé. In realtà l'innamoramento per un altro essere ci consente di amare quella parte di tenebra, da noi sempre e troppo spesso rifiutata o negata. Amare l'altro ci porta verso la nostra comprensione, verso la nostra vera natura androgina, per riunificare i due principi cosmici e realizzare l'unione degli opposti.
Ma la Kabbalah, come molte altre tradizioni spirituali, si spinge ben oltre, affermando che l'amplesso sessuale tra gli opposti, che è dotato del carattere luminoso e quindi iniziatico, eleva gli uomini allo stato di divinità, visto che ogni atto del mondo manifesto è l'immagine, come già segnalato, di ciò che accade in alto; un vero e proprio processo creativo che influenza l'intero cosmo e che fa della coppia Uomo-Donna i custodi della Creazione. In questo modo si potrà ancor meglio capire l'importanza dello Shabbat, momento sacro in cui Tiferet, lo sposo celeste, si unisce con Malkuth-Shekinah. Che l'unione spirituale e carnale che si identifica con l'Amore sia fonte di conoscenza e di androginia spirituale, ci viene rivelato anche dalla ghematria visto che le parole ehad-unità e ahavà-amorehanno la stessa valenza numerica di 13. Va detto che, a differenza di alcune religioni che vedono il sesso ed in particolare la donna come la causa della perdita della condizione paradisiaca, la tradizione ebraica-kabbalistica vede nel rapporto sessuale (e nella donna) non solo l'unione e il superamento delle polarità; l'atto sessuale è, per la Kabbalah, una cosa giusta e santa se praticato nel modo corretto. Ma l'amore elettivo, quello sublime, richiede la fedeltà assoluta; la libertà sessuale (quella fine a se stessa) con altri partner impedisce all'amore di esprimersi nella sua vera funzione, che è quella trasfigurante e catartica, poiché esso è fonte di Conoscenza. Non a caso dall'unione delle due sefirot Hokhmah(uomo) che rappresenta la sapienza, e Binah (donna) che è l'intelligenza, scaturisce il Rebis o figlio delle nozze sacre, quello che gli alchimisti chiamano la Pietra Filosofale o Conoscenza Aurea. La Conoscenza Aurea può essere identificata con la conoscenza dell'amore, perché chi ha capito l'amore ha capito tutto, in quanto la potenza rigenerante del mondo si trova appunto nell'amore, tanto da far affermare ad un detto islamico che: "Vedrai innamorandoti" (A. Schwarz La Donna e l'Amore al Tempo dei Miti).
In tutte le cosmogonie o miti si parla spesso, sia in forma criptica sia in maniera esplicita, dei due principi maschile e femminile, attributi inseparabili della divinità. Nella kabbalah, come nelle altre tradizioni esoteriche, non esiste il peccato della caduta, anzi: la divisione è assolutamente necessaria; serve per prendere coscienza delle due identità sessuali. Pertanto, la separazione diventa lo stato imprescindibile per dare atto alla creazione, che viene vista come un gioco del Creatore, quello che la Tradizione Vedica chiama LILA.
I lettori avranno notato che nei miei articoli viene spesso citato Arturo Schwarz. Lo faccio perché penso sia uno dei più interessanti e geniali studiosi di tradizioni iniziatiche. Per questo motivo cercherò di riassumere molto brevemente ciò che riporta nel suo libro "Kabbalah e Alchimia" riguardo alla figura di Eva, che viene vista non come la fonte di tutti i mali ma, al contrario, risulta essere una figura libera ed intraprendente. Si legge infatti che, quando Eva coglie il frutto dall'albero della vita, vede e capisce che: "l'albero era buono da mangiare, e che era piacevole agli occhi, e che era un albero desiderabile perché rendeva sapienti".Eva, cogliendo il frutto, dimostra di apprezzare, amare e fare esperienza di tutte quelle espressioni umane che rendono un individuo partecipe dei doni della creazione. Il frutto non solo serviva a saziare e procurare piacere estetico, ma soprattutto sviluppava la coscienza e le capacità intellettive. Schwarz sostiene che Eva non è una minaccia per Adamo, il quale al contrario rimane un soggetto passivo, che addirittura, nel tentativo di discolparsi, addossa totalmente la colpa alla compagna. In verità, come spesso si legge dai testi kabbalistici, l'unica colpa di entrambi è quella di aver colto il frutto dell'albero, comunque a loro disposizione, quando ancora non avevano sviluppato l'individualizzazione del proprio Sé. Adamo ed Eva non solo non erano coscienti della loro androginia spirituale ma, cibandosi del frutto, si erano illusi di possederla. Il fattore tempo, che porta alla maturità individuale, non vale solo per la buona riuscita di ogni rapporto umano ed affettivo ma, per i mistici ebraici, è un punto fermo e necessario per intraprendere lo studio della Kabbalah, il cui accesso era consentito solo ad individui che avessero compiuto i quaranta anni di età.
Pur essendo l'ebraismo diventato di stampo patriarcale, la donna viene vista come un essere superiore all'uomo. Questa superiorità non è legata al sesso, ma fa riferimento al femminino che ogni individuo possiede; la donna, in questa dimensione, ne incarna le peculiarità. Molte sono le affermazioni nelle quali la donna viene descritta come un essere speciale per sua natura; il Talmud dice che: "Le Donne hanno una misura aggiuntiva di intendimento e che le donne possiedono una mente illuminata" ed ancora: "Dio ha dotato la donna di più intelligenza che dell'uomo", oppure: "Il Santo Benedetto che egli sia, ha fatto alla donna una promessa maggiore che all'uomo". Attingendo sempre da Schwarz, tali affermazioni hanno un senso molto profondo, in quanto la donna, creata per ultima, è il frutto di un processo creativo-evolutivo sempre più complesso, che ne fa l'organismo più evoluto di tutta la creazione.
Sempre Schwarz sostiene che:" essendo Eva stata creata dall'uomo (L'Adam è creato con il fango) cioè da un altro essere, ella ha una natura spirituale più alta poiché come afferma il Bere'shit Rabbà: "Qualsiasi cosa sia creata dal suo simile ha potere su di esso". Ed infatti la donna, a differenza dell'uomo, non è obbligata a frequentare la Sinagoga nei normali tempi previsti dalla liturgia sacra; godendo di una speciale libertà, che scaturisce dalla sua natura e dai suoi tempi (la donna segue i cicli lunari), ella può celebrare i riti e recitare le preghiere quando vuole.
Ma queste bellissime e valide interpretazioni celano una profondissima e potentissima VERITA: ed è quella che la figura femminile, da sempre citata nei miti e venerata dalle società matriarcali, è l'energia che tutto origina. Gli aspetti molteplici da sempre attribuiti alla Grande Dea, ne fanno di essa la natura universale che genera, nutre e protegge tutte le creature. Il grembo della Dea è un vaso che contiene le acque primordiali ed è al tempo stesso un campo generatore di inesauribile energia. Non a caso nell'organizzazione matriarcale la donna è vista come Gea, la Terra che allude alla forza profonda della Natura e ai suoi due aspetti, quello distruttivo (morte) e quello rigenerante (rinascita).
Nella tradizione taoista l'energia che fa girare il Mondo è infatti quella femminile-Yin perché, a differenza di quella maschile-Yang, che si lancia alla conquista di tutto e si contrappone con la forza ed azione ad ogni cosa o evento, l'energia femminile è passività, contemplazione e non- azione. Ma la qualità più straorinaria del femminile, come dice Lamparelli (Tecniche della meditazione orientale), è la VACUITÀ , perché la sostanza di tutte le cose è appunto il VUOTO intorno al quale si origina ogni forma, il Vuoto che la kabbalah chiama AYIN e che non è carenza di qualcosa, bensì sostanza di tutte le Cose, sostrato, trama di ogni processo ed azione. Le forme partorite dalla dea non nascono e non muoiono; esse sono solo energia in continuo mutamento che appare e scompare sullo schermo del divenire. Quello che esiste da sempre è il non-essere, che è la vera natura dell'essere e la dimensione in cui si può trovare il vero potere spirituale. Per i motivi sopra esposti si capisce come l'eterno femminino sia la Somma Matrice di tutto ciò che è stato, che è e che sarà; facendo così della Donna la vera iniziatrice e la custode dei segreti della sessualità-erotismo che si identifica nell'AMORE fonte di vita e di trascendenza. Solo nelle religioni decadute a stampo maschilista, la figura femminile, la sessualità, la conoscenza e l'amore sono visti come perdita della condizione paradisiaca.
L'Amore verso un altro essere di sesso opposto, fa compiere agli uomini cose strabilianti, perché è sempre per amore che gli uomini comuni si trasformano in Eroi Divini. Essi sono disposti a combattere contro un mostro o drago per liberare la donna amata, tenuta incatenata in una grotta o prigioniera in una torre, a sfidare a costo della propria vita maghi malvagi rispondendo ad indovinelli impossibili, a violare luoghi impenetrabili superando prove fisiche ineguagliabili. Tutto questo per AMORE!!...
Ma il messaggio è sempre lo stesso ovunque, l'irresistibile pulsione alla completezza, la forza che ci spinge ad intraprendere il viaggio verso il nostro CENTRO, verso la FONTE che ci rigenera e ci reintegra a Sovrani del nostro REGNO.
In tutti i casi è la Donna l'ispiratrice di tanta ricerca. L'associazione Amore-Conoscenza-Illuminazione-Immortalità legata al femminile ci dice quanto le antiche tradizioni abbiano riposto nella donna il potere di salvezza e trasformazione del mondo.
I Lakota, tribù del Nord America, aspettano il ritorno della donna Bisonte Bianco, Ptehincala San, per riportare la terra al suo stato naturale; e poiché ella proviene da est, direzione del sorgere del sole, la venuta della Donna Bisonte Bianco equivale alla manifestazione dell'energia Cristica.
In ambito cristiano Gioacchino da Fiore aveva previsto nell'era che stiamo vivendo il compimento della terza età, quella dello Spirito Santo, cominciata all'epoca di Celestino V e continuata con i Fedeli d'Amore, gruppo iniziatico-intellettuale, che tanto ha decantato "l'amor cortese" per una Dama misteriosa, con romanzi e poesie.
Anche la Kabbalah, ovviamente, parla di una nuova era, quella dell'Acquario o Età Messianica, in cui la Shekinah, che equivale alla stessa energia della Donna Bisonte Bianco e dello Spirito Santo in ambito Cristiano, porterà Pace, Equilibrio, Stabilità, Giustizia, Armonia, ma soprattutto Conoscenza, ideali capaci di trasformare la vita di ogni creatura.
La sintesi di quanto espresso in questo paragrafo si può ritrovare in una bellissima frase tratta dal film "Dracula" del regista Ford-Coppola. Il Principe di Transilvania, dopo secoli di solitudine, mentre parla con il suo ospite Jonathan, in un orologio a forma di medaglione, appartenente a quest'ultimo, riconosce l'immagine dalla sua antica Sposa. Colto da grande emozione per aver ritrovato la sua Amata dice a Jonathan: "Credete nel Destino che persino i poteri del Tempo possono essere alterati per un unico scopo...........L'uomo più fortunato che calpesta questa terra è colui che incontra il VERO AMORE!!..".
Sì! è sicuramente così! perché trovare la vera Anima gemella è come trovare DIO.
Lecce 15/12/2010 Maria Grazia Giorgino.
Articolo pubblicato su SARAS N°51 Ottobre/Dicembre 2010.
Bibbliografia
Tecniche della meditazione orientale C. Lamparelli Ed. Oscar Mondadori
Kabbalah e Alchimia A. Schwarz Ed. Garzanti Elefante
La Donna e l'Amore al Tempo dei Miti A. Schwarz Ed. Garzanti
La Via regale N. Crivelli Ed. Psiche 2
Miti Sogni e Misteri M. Eliade Ed. Landau
La Lettera Strada di Vita A. De Souzenelle Ed. Servitium
L'essenza della kabbalah D.C. Matt Ed. Newton & Compton
Santa Maria del Graal C. Intini Ed. Leone verde
Celestino V e il Tesoro dei Templari M. G. Lopardi Ed. Arkeios
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Appunti per un'autobiografia intellettuale
Arturo Schwarz
Scrivo poesie per dare una forma duratura alle mie emozioni. Scrivo poesie per la stessa ragione che mi fa respirare: per continuare a vivere. Scrivo poesie per conoscermi. Scrivo poesie per capire cosa governa la mia filosofia della vita. Questa sete di conoscenza mi ha fatto scoprire che l'amore è il più meraviglioso strumento iniziatico. Per questa ragione ho scritto quasi esclusivamente poesie d'amore. La Donna è donatrice di vita e di felicità. Personifica la bellezza che è illuminazione e verità.
Questa visione della Donna è comune a tutti i grandi sistemi esoterici quando questi sono anche liberatori e la ritroviamo nella visione kabbalistica, quella dell'alchimia, del tantrismo e, nei nostri giorni, del Surrealismo. Non è certo un caso se gli aspetti sapienziali - e quindi eversivi - dell'amore hanno impaurito - ad Ovest come ad Est - i regimi totalitari. Non sorprende se Mao proclamò "l'amore è una perdita di tempo ed energia". Una poesia d'amore, infatti, è anche una poesia politica, una poesia di protesta, una poesia che rifiuta la banalizzazione della vita ed esalta la magia trasformatrice del sentimento più nobile che possa vivere un essere umano. Infatti, l'innamoramento implica anche l'aspirazione a condividere una più grande libertà, una giustizia reale, una fratellanza universale.
Mi hanno chiesto spesso quali sono gli scrittori che mi hanno aiutato ad elaborare la mia visione della vita. Eraclito e Lao Tzu hanno avuto un'immensa influenza sul mio modo di pensare e, quindi, di scrivere. Entrambi hanno denunciato il carattere fallacce delle antinomie, postulando che il rapporto apparentemente contraddittorio tra due proposizioni ha un carattere complementare e non conflittuale. Questo mi ha condotto ad evitare ogni forma di dogmatismo, a capire che non esiste una verità assoluta, a privilegiare persino un certo grado di inconseguenza. Essere sempre, e in ogni circostanza, conseguenti con se stessi, porta all'intolleranza e al fanatismo. L'inconseguenza è fonte di tolleranza ed equivale al riconoscimento della complessità e delle contraddizioni del quotidiano. Il mondo dei valori non è governato dalla polarità della logica. L'inconseguenza è anche un tentativo di ingannare la vita che ci pone di fronte a situazioni alternative senza, apparentemente, vie di uscita. Bisogna sapere accettare le contraddizioni dell'esistenza, e anzi, trarre forza dalle loro tensioni.
Altrettanto importante è stato per me è stato l'insegnamento di Baruch Spinoza. Egli ha colmato lo iato tra creatore e creatura proponendo una visione olistica del tutto per cui esiste una sola sostanza, un'unica natura che è creatrice "naturante" e alternativamente creata, "naturata". Questo implica l'abolizione di ogni categoria gerarchica e, di riflesso, del principio d'autorità. Spinoza anticipa l'essenza stessa del pensiero anarchico. E' opportuno ricordare che l'anarchia esige la fine dei rapporti gerarchici - come conferma l'etimologia del termine (an-archos) - e quindi il rifiuto del principio d'autorità. Siddhartha Gautama, il Buddha, e cioè l'Illuminato, riconoscevo in questo rigetto dell'autoritarismo, la condizione stessa dell'individuo pensante quando predicava sii la tua stessa lampada, aggiungendo, se incontri Buddha per la strada, uccidilo!
Siamo debitori ancora a Spinoza per la nozione che "l'amore è letizia" e che "la letizia è il passaggio dell'individuo da una minore ad una maggiore perfezione", chiarendo che il desiderio "non è altro che la stessa essenza dell'essere" (Etica, iii, Definizioni delle emozioni, 6:2; Scolio della proposizione IX). Spinoza prende così in contropiede tutta la morale sado-masochista del cristianesimo e l'ipocrita pseudo-etica borghese.
Vorrei anche ricordare due poeti: Pierre Reverdy e André Breton. Sono stati i miei guru (nel significato sanscrito della parola: Maestro ispiratore). Reverdy mi ha insegnato che la poesia è, anzitutto illuminazione. Illuminazione che scaturisce dall'intuire il rapporto segreto tra due realtà apparentemente inconciliabili. Breton è stato per me l'esempio più fulgido dell'innamorato che riconosce nella Donna l'unico vero Essere Supremo. Egli ha anche personificato per me la figura dell'intellettuale impegnato. Troppi, ancora oggi si rifugiano in una torre d'avorio ignorando l'immane crisi della nostra "civiltà" inumana. Breton ha demolito questa torre d'avorio proclamando l'esigenza, per tutti, di vivere le nostre speranze in un mondo migliore e di lottare per realizzarle.
Cambiare la vita per cambiare il mondo
I poeti futuristi pensavano di ricostruire l'universo. Credo che l'ordine delle parole andrebbe invertita: dovremmo riflettere su come l'universo ricostruisce la nostra poetica piuttosto che credere nella possibilità di una ricostruzione poetica dell'universo. Compito del poeta non è certo ricostruire l'universo: dovrebbe tentare prima di capire se stesso e soltanto dopo, nel caso vi riuscisse, tentare di "cambiare la vita" (Rimbaud) e "trasformare il mondo" (Marx), come ricordò André Breton nel suo "Discorso al congresso degli scrittori" del giugno 1935.
Il poeta può soltanto ricreare l'aspetto dell'universo proiettando su di esso "una luce nuova che farà nascere, grazie al suo poema, un nuovo universo d'amore". Questa percezione dell'Agni Purana (334:10, p. 1244) sintetizza l'idea che la poetica sanscrita si fa, sia del ruolo del poeta - demiurgo e veggente - sia della natura della poesia e dell'amore, che diventano, anche secondo la mia opinione, strumenti di conoscenza e quindi di trasformazione della vita e del mondo. Come accennato prima, non possiamo sperare di cambiare l'una o l'altro se non riusciamo a trasformare noi stessi; ma per trasmutarci è necessario "indagare in se stesso" (Eraclito, Frammenti, Diels 101). Per dirla con Filone, soltanto la conoscenza di noi stessi potrà permetterci di cambiare il mondo (Filone d'Alessandria, De migratione Abrahami, §134). Da qui l'importanza centrale dell'amore.
Penso che l'amore sia uno strumento di conoscenza perché è l'unico sentimento che permette di capire se stessi attraverso la comprensione dell'essere amato. Soltanto identificandosi con l'amante, infatti, si può scoprire la propria doppia natura, e prendere coscienza del fatto che siamo tutti androgini a livello psichico. Realizzando questa verità ci mette al pari con la divinità che è completa perché ermafrodita, qualità questa che le consente di valersi dell'essenza e delle virtù sia del femminile sia del maschile. Gli amanti che si ritrovano e si uniscono nella stretta carnale e spirituale realizzano il mito dell'androgino, e sono i due aspetti di una "dualità non duale" (advaita, in sanscrito; l'esito del processo d'individuazione, per Jung). Sono, per riprendere le parole di Benjamin Péret, "un essere doppio, perfetto, singolo, che forma un'unità di felicità umana" (Anthologie de l'amour sublime, Albin Michel, Paris 1956, p. 49).
Il tema del doppio è universale, lo si riscontra sia a livello cosmologico, dove l'essere umano (il microcosmo) è il riflesso dell'universo (il macrocosmo), sia a livello ontologico, dove nella Donna è riflessa l'immagine archetipica dell'uomo (l'animus) e nell'uomo, quello della donna (l'anima). In tempi moderni l'indagine della psiche ha confermato l'intuizione dell'uomo della preistoria che già aveva capito che l'essere umano è parte d'un tutto riflesso in se stesso.
Dopo Freud e Jung, anche Otto Rank ha esplorato, nel saggio omonimo, il Doppio che abita in noi: mentre Sàndor Ferenczi con Thalassa e Géza Róheim con Psicanalisi e antropologia, hanno rivelato le strutture antropologiche - a livello ontologico e filogenetico - sia dell'intuizione di Rimbaud: "Io sono un altro" (Je est un autre) sia quella di Duchamp, espressa nell'epitome del "rinvio speculare" (renvoi miroirique). La mia ambizione - che è poi la stessa di quella del poeta che ambisce a "sanare il mondo" (tiquun) - è riuscire a riflettere nei miei testi una concezione olistica del mondo, perché questa implica una profonda partecipazione alle sorti dell'umanità, del nostro pianeta, della sua fauna e della sua flora.
Questa concezione olistica è la naturale conseguenza del mio essere Spinoziano - anche se non mi piacciono le etichette. Spinoza mi ha portato a credere nell'unità dell'Uno che contiene il Due, conseguenza dell'insegnamento ricordato prima per cui non esiste iato tra creatore e creatura dato che la natura naturante è anche naturata. Per il poeta, quest'unità abolisce ogni soluzione di continuità tra la vita e la morte, la donna e l'uomo, lo spirituale e il materiale, l'amore e l'erotismo. Per quanto concerne quest'ultima diade, il rapporto tra amore e erotismo è espresso mirabilmente dallo Zohar con l'immagine della candela e della fiamma dove l'una non esiste senza l'altra.
La visione olistica del Tutto è stata sorprendentemente confermata dagli ultimi sviluppi della fisica quantistica. Il teorema del fisico scozzese J.S. Bell afferma che tutte le parti dell'universo sono connesse in un modo intimo e immediato. David Bohm, sulla stessa linea, propone un nuovo concetto di "totalità indivisa" che presuppone che "al livello più fondamentale... tutte le cose, compreso lo spazio, il tempo e la materia, sono forme di 'ciò che è' " (Conferenza del 6 aprile 1977 all'Università di California). In un suo libro recente, Bohm suggerisce che "l'universo va inteso come una totalità unificata... meno estranea all'uomo di quanto le precedenti impostazioni meccanicistiche sembravano indicare" (On creativity, Routledge, Londra 1998, p. 32). Anzi, secondo l'audace teoria della topologia quantica del fisico e matematico David Finkelstein, spazio, tempo, massa ed energia sono qualità secondarie derivate da un'unica unità base dell'universo, che è un evento o un processo anteriore a spazio e tempo ("Past-Future Asymmetry of the Gravitational Field of a Point Particle", in Physical Review, 111, 1958, p. 965).
Ho segnalato prima che la stessa etimologia della parola anarchia rivela che questa, lungi dall'essere - come definita dai dizionari - sinonimo di confusione, caos e disordine, aspira, al contrario, a tornare ad un ordine naturale e spontaneo che permetterebbe a ognuno di godere di una più compiuta libertà. Il rigetto della struttura gerarchica comporta infatti sia il rifiuto del principio d'autorità, sia la prevaricazione esercitata sull'individuo. In breve, l'anarchia è sinonimo di armonia tra gli esseri e tra questi e la natura. L'Armonia va raggiunta con la condivisione della conoscenza e non con la violenza. Per l'anarchico il fine non può mai giustificare il mezzo, tanto più se il mezzo - la violenza - è in totale contraddizione con il fine; dovrebbero ricordarselo quelli che, in nome di una ideologia della fratellanza, seminano invece la morte e l'odio.
La filosofia del Surrealismo che ambisce, come ricordato poco fa, a cambiare la vita e il mondo, è realista anche nel sognare. I surrealisti si rendono perfettamente conto che il loro sogno potrà realizzarsi solo quando e se l'individuo riuscirà a cambiare se stesso. Cambiare se stesso significa, in primo luogo, capire se stessi dato che non si può pretendere di cambiare il mondo se prima non si è cambiato se stessi. Da qui la necessità di conoscere la parte sommersa della nostra personalità. Solo l'amore, che porta ad identificarsi con l'essere amato, fa scoprire - e rispettare - l'altra parte della nostra psiche e cioè, come detto prima, la componente maschile (l'animus) che abita la donna, e quella femminile (l'anima) nell'uomo.
Permettetemi ora di ricordare un evento che ha avuto un'enorme influenza sul mio pensiero. Nel 1940 vivevo in Egitto, avevo sedici'anni, scrivevo poesie ed ero anche impegnato politicamente. Come tutti i giovani ero temerario ed ebbi la presunzione di inviare ad André Breton, che allora viveva a New York, alcuni mie poesie scritte a 14 anni, quando ancora ignoravo tutto del Surrealismo, alla maniera dell'automatismo psichico. Fu come buttare una bottiglia in mare, con la differenza che ebbi una risposta e non solo una risposta: Breton incitava me, uno sconosciuto, a continuare a scrivere. Il che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, l'apertura di questo immenso poeta che non fu mai il Papa del Surrealismo - come tanto sovente fu accusato da scribacchini che mai ebbero l'insigno privilegio di conoscerlo.
Questa filosofia della vita ha determinato sia la scelta dei due temi che corrono, come un filo rosso, lungo tutta la mia "produzione" poetica, sia la tecnica per esprimerli. Ho cercato di dare voce alla mia ammirazione per la donna, la sua saggezza e il suo ruolo iniziatico e - secondo tema - all' esigenza, per me irrinunciabile, di sanare e di rinnovare (tiquun) sia i rapporti sociali sia quelli con il nostro pianeta. Rabindranath Tagore chiedeva di dire di si al mondo; Protagora, il saggio di Abdera, sentenziava "l'uomo è misura di tutte le cose".
Il viandante pensa alla terra come centro dell'universo, e prova per questo un sentimento di meraviglia e stupore. L'innamorata/o vede l'essere amato al centro della propria vita e nutre per il corpo dell'amante lo stesso senso di meraviglia e stupore. Per Heidegger - filosofo di un'ideologia della morte - lo spettacolo della natura evoca invece angoscia e terrore, quando, per Hugo von Hofmannsthal, la stessa visione provoca una "meraviglia estatica" (Lettera di lord Chandos). Maurice Merleau-Ponty parla di "stupore filosofico" (Éloge de la philosophie, Parigi 1960, p. 53) e ritiene che compito della filosofia sia di "insegnare nuovamente a guardare il mondo" (La phénoménologie de la perception, Parigi 1945, p. xvi), cosa che l'innamorata/o - per il quale l'amante s'identifica con il mondo - ha imparato d'istinto. L'amante, infatti, come Ludwig Wittgenstein, è "meravigliato per l'esistenza del mondo" (Leçons et conversation, 1929-30, Paris 1992, pp. 148-49). Spettacolo del mondo che provoca, in entrambi, "un sentimento mistico" (Tractatus logico-philosoficus, 1921, 6.44). Forse il pensiero dei filosofi - che esprimono la stessa pulsione di amorosa identificazione - è il substrato ideologico di molte delle immagini ricorrenti nei miei testi. Ad esempio: "l'invenzione del mondo inizia nei tuoi occhi generatori del divenire", oppure "sei bella come un cielo chiaro /intrappolato del tuo sguardo" o ancora "bella come un mondo nuovo / rotolato ai tuoi piedi".
Utilizzo la scrittura automatica per esprimermi perché soltanto questo modo di scrivere è in grado di far affiorare, nella sua nudità, il dettato dell'inconscio. L'automatismo psichico, infatti, è la via reale per conoscere la parte sommersa della psiche che, come l'iceberg, ne rappresenta i nove decimi. I dettami dell'inconscio sono materiali allo stato grezzo che devono essere "lavorati". Questo il compito del poeta: trasformare il soggettivo in universale. Per parafrasare Gustave Flaubert, forse è utile ricordare che non è il poeta a scegliere il suo tema, ma è piuttosto è il tema che s'impone a lui.
Le vie Pellegrinali del Basso Salento e i Templari: il mistero delle chiese di S. Maria del Tempio.
Come ormai è ampiamente accertato, il territorio pugliese è stato per sua natura geografica un ponte naturale proiettato verso oriente sia per la sua vicinanza con l'Illiria (l'odierna Albania), porta d'ingresso della via Egnazia per raggiungere Costantinopoli (poi Bisanzio), sia per il suo proiettarsi nel Mediterraneo quale trampolino per approdare ai porti del Medio Oriente e più spiccatamente, per raggiungere la Terrasanta.
Le regioni pugliesi hanno raggruppato e concentrato, fin dall'alto Medioevo, la maggioranza dei tragitti commerciali e pellegrinali che da quasi tutte le regioni d'Europa convergevano sull'Italia per portarsi, prima ,sul fondamentale polo attrattivo costituito da Roma per poi discendere ancora, fino a disperdersi a ventaglio nei capillari percorsi di accesso ai suoi numerosi porti : essi, per quasi un millennio, hanno visto il fremere e brulicare di genti di etnie diverse, in frenetica attività di transito da o verso il mare, trascinandosi appresso il loro bagaglio di mercanzie, fedi, conoscenze e armi.
Si ritiene che, per quanto riguarda gli itinerari pellegrinali, quelli pugliesi ma soprattutto quelli del Basso Salento, la maggior parte degli studiosi non abbia svolto lavoro di ricerca o identificazione, nel particolare e tanto meno si ritiene sia stata accertata o ricercata nel dettaglio topografico la presenza templare dislocata su queste antiche vie: fino ad ora è sempre stato descritto l'argomento in termini generali e quasi mai confrontandolo con le evidenze archeologiche o topografiche e toponomastiche del territorio, senza superare quindi la citazione delle stesse e ripetute documentazioni d'archivio . Questa è la situazione che emerge coerentemente sia dai testi di autorevoli studiosi salentini del passato sia dalle pubblicazioni di altrettanto qualificati ricercatori contemporanei.
Questa ricerca integra quanto riportato nel recente libro, dal titolo "I Templari in Terra d'Otranto" , pubblicato dallo scrivente. Nel citato testo si è individuata l'ubicazione delle 15 proprietà immobiliari templari ( ad onor del vero solo 11 su 15 siti: dei restanti 4 si è solo identificata l'area approssimativa) censite ai tempi del sequestro dei beni e appartenuti alla "precettoria" di Lecce, poco prima dei grandi processi. La fonte di origine delle notizie, come più volte accennato, è il famoso documento del 1308 studiato dal Prutz, analizzato nei minimi dettagli della descrizione dei siti censiti. La verifica è stata fatta poi sul territorio confrontando i luoghi indicati con la toponomastica, le evidenze archeologiche e le fonti documentarie -bibliografiche locali.
Il saggio ha portato alla constatazione che gli immobili, in genere grandi tenimenti agricoli ( più qualche piccolo, marginale, appezzamento di terra), oltre ad essere strutture rustiche(oggi chiamate "masserie") specializzate nella produzione di grano, vino e olio, erano anche veri e propri presidi, ubicati a ridosso di grandi vie di comunicazione interne ed afferenti ai porti salentini. Su queste strade sono ubicate ben cinque cappelle dedicate a S. Maria del Tempio: in tutta Italia esiste circa una trentina di chiese, dedicate a Santa Maria del Tempio ( N.B. non S. Maria al Tempio) e sono quasi tutte di sicura e documentata fondazione templare, così come lo sono almeno due di quelle salentine. Si ritiene che, forse per isolamento culturale o limitata visione d'insieme, abbia fatto considerare ad alcuni studiosi salentini, come regola la sola eccezione di S. Maria del Tempio di Lecce, fondata da Nuzzo Drimi nel 1432 per negare la peculiarità templare di tale dedicazione e non valutano come norma generale, la condizione di uniformità di diffusione dell' agiotoponimo all'interno di proprietà templari, su tutto il territorio nazionale.
Il Salento ha avuto ben cinque chiese( senza contare quella leccese del 1432) con la titolazione più amata dai Templari e ciò si spiegherebbe con il fatto che la Puglia è stata interessata fin dall'inizio dal passaggio dei crociati: in questa regione si trovano più tracce ed evidenze di presenza templare che nel resto d'Italia: è risaputo che le fondazioni templari pugliesi sono tra le più antiche e le prime notizie, riferite ad esempio a Trani, partono già dal 1143. Purtroppo la mancanza di documenti che attestano la fondazione templare di queste cappelle, forse conseguente alla distruzione dell'Archivio Centrale del Tempio e alla sistematica devastazione degli archivi parrocchiali per colpa di guerre o per le terribili scorrerie saracene, ha causato l'irrimediabile perdita delle fonti scritte da studiare. Altre ipotesi che potrebbero giustificare l'assenza di documenti probanti, sono quelle che attribuiscono la fondazione delle cappelle ad iniziativa privata di nobili "conversi" o cavalieri Ad Miles terminum, o infine, perché ritenute risalenti ad una data antecedente ai sequestri dei beni templari, operati da Federico II verso la metà del XIII secolo e da lui mai restituiti all'Ordine; queste chiese potrebbero essere fondazioni soppresse o abbandonate prima o durante l'intervallo di tempo intercorso tra la confisca federiciana e il momento del lento e macchinoso processo di restituzione, effettuato in seguito dagli Angioini nei confronti dei Templari, dopo il decreto del 9 agosto 1268.
Salvatore Fiori
